Ritorno ad Avalon

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Calvino scriveva che i classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale”, e che “non hanno mai finito di dire quello che hanno da dire”. Alla luce di queste parole incoraggianti mi risolvo quindi a considerare “un classico” uno dei romanzi che, uscito negli Stati Uniti nel 1982 e pubblicato in Italia quattro anni dopo, mi appassionò moltissimo, nonostante lo sconfortante aspetto da romanzetto d’amore e d’avventura della sua copertina abbia rischiato di raffreddare i miei iniziali entusiasmi. Parlo de “Le nebbie di Avalon”, di cui peraltro Michela Murgia ha pubblicato ultimamente un piccolo saggio elogiativo, “L’inferno è una buona memoria” nel quale conferma che dietro la sua apparenza da romanzo d’appendice, si nascondono dosi significative di valore e simbolo.

Della storia di Artù e di tutti gli eroi di cui narrò per primo Thomas Malory rielaborando antichi testi francesi e inglesi, tutti, ma proprio tutti, ne conoscono almeno un particolare: dall’introvabile Sacro Graal alla rotondità della tavola rotonda; dalla fedifraga Ginevra al longevo ‘mago’ Merlino. Una cultura, quella Arturiana, come anche la sua divulgazione, che è stata sempre tutta al maschile; forse con qualche eccezione in questi tempi contemporanei, come nel caso di Mary Stewart che però, pur allontanando i personaggi dalla loro immagine leggendaria e fantasiosa per ricondurli ad uno stato di “uomo comune”, resta pur sempre una vicenda molto virile.

Come sottolinea Michela Murgia la novità introdotta dall’americana Marion Zimmer Bradley sta nel capovolgimento del punto di vista: a parlare non è più l’eroe, Artù, o Uther Pendragon suo padre o Merlino suo mentore e maestro né Lancillotto o uno qualsiasi dei cavalieri; ma Igraine, la madre dell’eroe, Morgana sua sorellastra, Morgause sua zia, Viviane anch’essa zia ma sopratutto grande sacerdotessa del culto della Dea, dama dell’isola della mitologica Avalon; insomma, contrariamente alla pletora degli eroi-maschi del ciclo britannico, le donne qui la fanno da padrone e, per dirla con la Murgia, “nessuna guerriera, tutte strateghe”.

Marion Zimmer Bradley era una glottoteta, ovvero creatrice di lingue artificiali – come lo fu Tolkien prima di lei – e scrittrice di romanzi fantasy di successo, come ad esempio la saga di Darkover; pubblicò Le Nebbie di Avalon nel 1982 grazie ai consigli e ai finanziamenti del marito, che la spinse a “smettere di giocare sempre sul sicuro scrivendo opere di cassetta”. La stesura prese un tempo assai lungo: l’autrice infatti impiegò una decina di anni durante i quali non si limitò solo a studiare le opere connesse al ciclo arturiano, ma ampliò lo sguardo ai miti greci e romani, egiziani, celtici e orfici che riuscì a fondere in una unica storia sospesa tra mitologia e fantasy. E vinse il Premio Locus per il Miglior romanzo fantasy.

L’autrice racconta con sapienza e profondità un mondo lontano in cui pur non dimenticando il contesto politico delle lotte per il trono di Britannia lascia poco spazio alle vicende “maschili” della Tavola Rotonda, e privilegia il conflitto religioso tra druidi e cristiani intrecciandolo alle questioni dinastiche. Di questo scontro di religione la cui fine è nota, perché la convivenza si rivelerà impossibile, ne parla Morgana; attraverso la sua voce e il suo racconto tutte le donne della leggenda assumono per la prima volta il ruolo di protagoniste. Spietate e ambiziose come Morgause o deboli e puerili come Ginevra, vittime della strategia politica e dell’amore come Igraine o inflessibili e inclementi come Viviane, sono tutte al centro di un mondo che sta cambiando, per raccontare l’epica storia dell’ascesa e della caduta di Camelot. Nel frattempo i personaggi maschili restano sul fondo, immersi nell’azione delle loro battaglie; forza fisica al servizio delle strategie femminili.

Un romanzo che vale la pena di leggere ma anche di rileggere, proprio adesso che la Harper&Collins ne ha proposto una nuova edizione in due volumi, il primo uscito ad ottobre 2018 e il secondo previsto per febbraio prossimo. Una versione da non perdere perché contrariamente a quella degli anni ’80 è presentata per la prima volta nella sua integralità e con una nuova e più completa traduzione.

V.Ch.

Marion Zimmer Bradley
Le nebbie di Avalon – parte prima
HarperCollins Italia, 2018
pagg. 600
euro 22,00

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