L’infinito tra parentesi di Marco Malvaldi

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Che cosa hanno in comune la celebre equazione di Paul Dirac, padre della meccanica quantistica relativistica: ιγ. δψ = mψ
e i versi di Ungaretti?

Soldati
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Sono infinita poesia.
Questo ce lo raccontano, e ce lo spiegano i due splendidi fratelli Crippa: Maddalena e Giovanni, nello spettacolo L’infinito tra parentesi.

Lo spettacolo porta in scena l’omonimo saggio di Marco Malvaldi: L’infinito tra parentesi: Storia Sentimentale Della Scienza Da Omero a Borges.
Il testo, adattato per il teatro dello stesso autore, ha beneficiato dell’asciutta e convincente regia di Piero Maccarinelli, e di una recitazione in cui Giovanni e Maddalena Crippa duettano senza sbavature, riuscendo a conservare l’ironia e l’intelligenza di un testo non facile.

Scelta coraggiosa quella di portare in scena l’antico dibattito sul conflitto e la rivalità tra scienza e cultura umanistica.
Per un’ora e venti i due fratelli si sono sfidati e amati. Hanno ricordato, hanno provocato il loro rapporto, come solo due fratelli possono e sanno fare. Come solo due grandi artisti possono, citando i grandi nomi della cultura occidentale.
Dalle parole dei due attori emergevano i grandi: Oppenheimer, Dirac, Maxwell, la teoria cinetica dei fluidi, ma anche i versi di Ungaretti, Montale, Szymborska.
Questi nomi emergevano a dare ragione ora alla scienza ora alla cultura umanistica.
Da una parte Giovanni Crippa, nella finzione scenica in ballottaggio per diventare rettore universitario. Dall’altra Maddalena Crippa, affascinante docente di lettere.

Maddalena e Giovanni Crippa in L’infinito tra parentesi. Foto Simone Di Luca

Impressionante la capacità di Giovanni Crippa di rendere ineffabili e affascinanti le formule, i concetti scientifici, che proponeva di volta in volta con determinazione, disinvoltura, piglio ironico, perentorio. Sempre calato nella parte, senza alcuna sbavatura.
Affascinante la capacità di Maddalena Crippa di passare repentinamente da un registro recitativo all’altro, dall’allegria alla tristezza, dalla rabbia all’amore. Segno di un grande mestiere e di una grande maturità artistica. A questa superba artista bastavano un vocalizzo, uno sguardo, un verso, per dare peso, significato, colore, a una battuta.
Semplicemente grande.
Maddalena Crippa non recitava. Era sulla scena, e alle formule del fratello rispondeva con piglio sicuro, difendendo le ragioni del cuore, delle emozioni, che ci rendono umani e senza le quali saremmo più poveri.
A proposito dell’esserci ecco che cosa ci ha raccontato Maddalena Crippa, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.
Il teatro è il coraggio di stare in scena veramente, non di recitare. Io sono lì e vivo ogni momento, non recito. Certo, è tutta la vita che io mi alleno, che alleno la voce. Però alla fine è come se io fossi uno strumento. Sono un tramite tra l’autore e il pubblico. Per cui devo vibrare, non rifacendo qualcosa, ma vivendo qualcosa, veramente. Oltre al bagaglio tecnico dell’attrice c’è quello umano della donna, che io metto in gioco. Io sono per il teatro umano, per il teatro di parola, che richiede un’arte. L’arte è questa naturalezza. E questa naturalezza è un punto d’arrivo. Non si ha all’inizio. È questo coraggio, appunto, di stare nel momento e liberamente vivere le cose. Viverle.

Affascinanti le parole di Maddalena Crippa, che ci ha aiutato a gettare uno sguardo più intimo sulla sua arte, che coltiva con maestria da cinquant’anni.
Non si pensi che le ragioni di questa pièce riposino nelle parole che Paul Dirac disse un giorno a Oppenheimer, e che Malvaldi riporta con perfida arguzia.
In fisica vuoi dire qualcosa che nessuno sapeva prima in termini che tutti possano capire. In poesia sei costretto a dire cose che tutti già sanno in termini che nessuno capisce.

Non si pensi che quella in scena al Teatro Parenti sia solo una storia di confronto tra saperi.
In filigrana, e altrettanto potente, si dipana una storia di affetti tra fratelli. I quali si incontrano, scontrano, ritrovano, sull’onda di fedi apparentemente diverse: la fede nella scienza e la fede nell’uomo. Capaci alla fine di incontrarsi in nome di una voce più profonda: quella dell’amore e del tentativo di rendere conto della possibilità di dare valore alle ragioni del cuore, e alle ragioni del cervello. Senza dover rinunciar né alle une né alle altre.
Alla fine assistiamo a un abbraccio, che è sì un abbraccio tra fratelli, ma è anche l’abbraccio tra concezioni, che solo coesistendo possono formare l’intero.
E che lo spettacolo non sia solo un confronto di saperi, ma riservi momenti di autentica commozione, basti ricordare il momento in cui Giovanni e Maddalena cantano insieme Il chimico di Fabrizio De André. In quel momento, carica attoriale, recitazione, e rapporto fraterno si fondono e diventano un tutt’uno.
Maddalena lancia la chitarra a Giovanni. Giovanni, con grande capacità interpretativa, suona e intona le prime note. Maddalena e Giovanni sorridono, complici. Così come scienza e cultura umanistica diventando complici diventano poesia.

Maddalena e Giovanni Crippa in L’infinito tra parentesi. Foto Simone Di Luca

C’è bisogno di atti d’amore, d’intelligenza, di poesia. C’è bisogno di teatro.
Perché come ha ben affermato Maddalena Crippa:
Il teatro è rimasto l’unico luogo dove in un’unità di spazio e tempo si possono sviluppare dei pensieri insieme. Si possono sviluppare delle emozioni, cosa che non c’è più data da nessuna altra parte. Perché siamo o isolati come dei poveracci, o siamo continuamente interrotti, frastornati dalla musica, dai telefonini… In teatro è ancora possibile concentrarsi e vivere insieme una riflessione su diversi temi, e soprattutto sviluppare le emozioni, che sono altrettanto importanti.

Allora teatro sia.
Allora, spazio a una pièce che tenta di stabilire un equilibrio tra razionale ed emozionale.
Perché come ha suggerito Maddalena Crippa:
Non si può fare a meno dei due aspetti. Non si può fare a meno del razionale ma non puoi fare a meno delle emozioni. ci vogliono tutti e due. E la scienza deve essere al servizio dell’uomo.
Questo il senso della pièce.

Gianfranco Falcone – http://viaggi-in-carrozzina.blogautore.espresso.repubblica.it/

Teatro Franco Parenti – Milano
Sala AcomeA
3 – 15 Dicembre 2019

L’infinito tra parentesi
di Marco Malvaldi
con Maddalena Crippa, Giovanni Crippa
regia Piero Maccarinelli
scene Maurizio Balò
musiche Antonio Di Pofi
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia / Teatro della Toscana / Teatro Nazionale / Mittlefest 2019

durata 1h e 20′

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