LOCKE con Filippo Dini

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Il ligure Filippo Dini adatta per il teatro ed interpreta una sceneggiatura nata per il cinema di Steven Knight, un monologo dove Ivan Locke si trova di notte alla guida della sua auto diretto a Londra, ma il ritmo incalzante delle telefonate che fa e riceve con le voci di tutti coloro che sono importanti per lui da un ritmo serrato a quello che potremmo definire un dramma telefonico.

Filippo Dini in Locke
foto di Noemi Ardes

Locke è un uomo di successo: il più bravo capo cantiere di tutta l’Inghilterra, all’apice della sua carriera: nel suo cantiere sta per iniziare la più grande gettata di calcestruzzo d’Europa per la costruzione di un edificio enorme, eppure Locke ha appena deciso che non sovrintenderà all’impegno più importante della sua carriera, ma lascerà il suo assistente ad occuparsene e non tornerà neanche a casa quella stessa sera dove la moglie e i figli lo attendono per guardare la partita in tv e mangiare le salsicce.

Locke è un Ulisse che scardina con coraggio e sofferenza la griglia di abitudini nella quale un uomo affidabile come lui ha costruito la sua vita.
All’ospedale St.Mary di Londra all’interno del padiglione due, una donna, Bethan, fragile e sola e che lui è consapevole di non amare sta per dare alla luce un bambino che lei e Ivan hanno concepito in un momento di leggerezza.
Ivan Locke perseguitato da un passato che lo ha visto abbandonato dal padre tenta, prendendo quella che per lui è la decisione giusta di affrancare se stesso e il bambino che sta per nascere dalla ruota della vita che vorrebbe fargli ricalcare le stesse impronte del disprezzato padre, ma Locke desidera dare al bambino il suo nome e arrivare in tempo in ospedale per presenziare alla sua nascita, smontando nell’ora e mezza che lo separa da Londra tutta la sua vita.
Professionalmente segna il suo suicidio non essendo presente alla colata di calcestruzzo per le fondamenta dell’edificio che sarà costruito, eppure nonostante il licenziamento in tronco arrivi da Chicago ed abbia effetto immediato Ivan si attiva perché tutto vada a buon fine risolvendo a telefono gli imprevisti dell’ultimo minuto.
Sollecitato da Bethan chiama la moglie Catrina per dirle che non rientrerà a casa in quanto diretto a Londra dove il figlio nato da un tradimento sta per nascere, desideroso di mettere tutto a posto con la famiglia si ritroverà ad affrontare la decisione inderogabile della moglie di chiudere il loro rapporto.
Ivan Loche perderà alla fine del suo viaggio lavoro, famiglia e casa eppure il pianto del bambino appena nato che ascolta al telefono è una luce che illumina la sua notte.

Filippi Dini interpreta un monologo seduto in auto in una scenografia minimalista, essenziale, in bianco e nero, dove le luci della strada illuminano ed accompagnano il suo viaggio eppure il susseguirsi delle telefonate in un crescendo di pathos affollano il palco di presenze ciascuna protagonista del proprio intimo dramma, ognuno perde qualcosa: Bethan perde l’illusione di essere amata, Catrina perde il marito, Lisa e Sean perdono il papà, la società di costruzione americana perde il miglior capocantiere d’Inghilterra, ma è solo Ivan Locke a perdere tutto eppure la nascita di una nuova vita prelude alla speranza che un nuovo inizio è possibile anche per Ivan.
Filippo Dini è un Ivan Locke convincente e convinto delle proprie scelte, perseguitato da un passato dal quale non fugge e con il quale non teme di confrontarsi, un io e subconscio in dialogo costante, affidabile ma mai rigido, caratteristica che gli permette di perdere tutto il suo mondo senza che il mondo gli crolli addosso.

La sala grande del Teatro Franco Parenti ha accolto Locke in sicurezza garantendo il distanziamento tra gli spettatori con un espediente che ha evitato di vedere poltrone vuote; gli spazi tra i posti sono stati letteralmente arredati con mobili e lampade liberty bellissime, lo spettacolo sembra goduto da un accogliente soggiorno o addirittura dalla propria camera da letto, davvero un ambiente molto intimo.
Il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è” Buddha
Adelaide Cacace

Teatro Franco Parenti 
fino al 12 luglio
Locke
dalla sceneggiatura di Steven Knight
traduzione e adattamento di Filippo Dini
uno spettacolo diretto e interpretato da Filippo Dini
e le voci al telefono sono di (in ordine di apparizione):
interpreti – personaggi
Sara Bertelà – Bethan
Eva Cambiale – Moglie di Gareth
Alberto Astorri – Donal
Emilia Piz – Lisa
Iacopo Ferro – Sean
Mattia Fabris – Gareth
Mariangela Granelli – Katrina
Valentina Cenni – Sorella Margareth
Carlo Orlando – Davids
Giampiero Rappa – Dottor Gullu
Fabrizio Coniglio – Cassidy
scene e costumi Laura Benzi
luci Pasquale Mari
colonna sonora Michele Fiori (sistema audio in olofonia “HOLOS”)
regia del suono David Barittoni
aiuto regia Carlo Orlando
pittore scenografo Eugenio De Curtis
direttore di scena Riccardo Scanarotti
elettricista Gianni Gajardo

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