Note a margine del film Parasite di Bong Joon-ho

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È tornato nelle sale “Parasite” del regista sud coreano Bong Joon-ho. Il film ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2019 ed è candidato a sei premi Oscar®.

La cerimonia degli Oscar®, questo anno si svolgerà il 9 Febbraio, e molti sono in attesa di sapere se questo lavoro vincerà il premio come miglior film internazionale. È questo è probabilmente il motivo per il quale la distribuzione italiana ha ritenuto utile farlo tornare nelle sale.
Va precisato che Parasite concorre anche come miglior film, assieme a registi come Scorsese, Tarantino e Phillips (regista del sopravvalutato “Joker”). Si indicano gli altri quattro lavori che concorrono nella sezione internazionale, che ha sostituito quella per il miglior film straniero: “Boze cialo” (Corpus Christi) del polacco Jan Komasa, una storia di vocazione spirituale repressa; “Dolor y gloria” dello spagnolo Pedro Almodovar, uscito nelle sale italiane; “Medena zemja” (Honeyland) di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov, proveniente dalla Macedonia del Nord, un interessante documentario di una donna che fa l’apicultrice in un villaggio rurale senza acqua corrente e luce; “I miserabili” della francese Ladj Ly, ambientato nello stesso quartiere dove era ambientato l’omonimo libro di Victor Hugo.
Nella sezione internazionale come è possibile vedere, i temi sono piuttosto universali e, soprattutto vengono scelti lavori che raccontano storie particolari. E questo è, a umile parere dello scrivente, il motivo per il quale i film italiani difficilmente superano le selezioni, poiché raccontano storie un po’ troppo provinciali e anche in maniera piuttosto banale. Sempre a parere dello scrivente, l’unico film italiano che avrebbe potuto superare la selezione per gli Oscar era “Il vegetariano” di Roberto San Pietro, ma non è stato neanche preso in considerazione.

Superata la breve introduzione, si intende ora svolgere alcune riflessioni a margine del film Parasite. Molto è già stato scritto ma forse alcuni aspetti sono stati trascurati. Anzitutto la classificazione del film: il regista ha una laurea in sociologia e questo retroterra si vede tutto. Poi, nella sua carriera ha realizzato un poliziesco e un film horror e anche queste esperienze hanno un peso nel clima generale del film, tanto da renderlo appunto difficilmente inseribile in un genere.

Una specie di spaccato sociologico, con tensioni thriller e dei momenti horror (le riprese nei sotterranei della casa), e alcuni aspetti di commedia. Nel passato del regista c’è anche un lungo periodo di frequentazione di un cineclub, dove conosce i registi della nuova scuola giapponese e di Taiwan. Ma il modo di riprendere, di posizionare la macchina e di organizzare la messinscena possono far ipotizzare che egli conosca molto bene il cinema di Ozu.

Kang-ho Song, Hye-jin Jang, Woo-sik Choi, Seo-joon Park, e So-dam Park in Parasite 2019

Ma il tema principale del film è la questione di classe, che viene declinata in vari modi. I poveri hanno anzitutto un problema di spazio. La famiglia Kim, vive in un seminterrato, e hanno una unica finestra che affaccia su un vicolo sporco, con fili elettrici aggrovigliati, ubriachi che dormono e che espletano i propri bisogni davanti alla finestra. La famiglia Park invece ha una casa grandissima, con una stupenda vetrata che affaccia su un bellissimo parco. La differenza di classe si esplica anche tramite gli spazi e i panorami dei quali puoi godere. La famiglia Park, non sa neanche di avere dei cunicoli sotterranei, dove vive in clandestinità una persona. Per scendere nelle cantine è necessario spostare dei mobili e poi scendere delle scale. I poveri sono quindi nascosti nelle parti basse e i ceti più abbienti neanche si accorgono della loro esistenza. Tale meccanismo della sceneggiatura è forse da intendere come metafora delle politiche delle democrazie occidentali che relegano i ceti più poveri in quartieri sempre più lontani e sempre più nascosti e sulla assoluta mancanza di dialogo fra le classi. I ricchi neanche si accorgono dell’esistenza dei ceti inferiori, e li incrociano solamente quando se ne servono per i loro bisogni e se si manifestano come rispettosi.

La famiglia Kim, lentamente riesce ad entrare nelle grazie della famiglia Park, offrendo i propri servigi, ma per fare questo devono prima far allontanare la servitù che c’era prima, e ci riescono benissimo. Quindi, la lotta per stare meglio non è rivolta verso chi è più in alto di te, ma fra chi è più povero di te. Quindi è completamente assente il concetto di solidarietà reciproca, sostituita da una disperata ricerca di un miglioramento (giusto) ai danni di chi è più debole di te. Una delle scene più riuscite del film, rappresenta il momento nel quale la vecchia servitù riprende il controllo della casa, ma gli espropriati si ribellano, per prendere il cellulare dove sono le foto che li inchiodano. Nasce una rissa, che sembra essere più un ballo stilizzato, con come colonna sonora una canzone di Gianni Morandi (che ha preso la cosa molto sportivamente).
La scena la potete vedere qui

Un altro elemento che caratterizza il film come una metafora sulla lotta di classe, è legata al concetto di puzza. La famiglia Park, anche se la servitù continua a comportarsi bene, continua a sentire un odore sgradevole, che è quello che contraddistingue i ceti poveri. Anche questa è una metafora, l’odore di povero ti rimane addosso anche se cerchi di togliertelo. E’ il classismo travestito da snobismo, che pone comunque i ceti più poveri in una posizione di inferiorità culturale, a causa della quale si sentiranno perennemente inadeguati.
La conclusione tragica è anche questa da intendersi come metafora: i ricchi si accorgono dei poveri solamente quando questi si ribellano alle loro condizioni. Quindi in conclusione, il lavoro sembra essere una metafora della mancanza di contatto fra i ceti più ricchi della società, dove i più poveri sono visti o come servi o come ribelli. Ma poi nessuno ne conosce le vere aspirazioni e difficoltà.
Francesco Castracane

genere:  drammatico, thriller, horror
Parasite
Titolo originale 기생충
Gisaengchung
Lingua originale: coreano
Paese di produzione; Corea del Sud
Anno 2019
Durata: 132 min

Regia: Bong Joon-ho
Soggetto: Bong Joon-ho
Sceneggiatura:  Bong Joon-ho, Han Ji-won
Produttore: Kwak Sin-ae, Moon Yang-kwon, Jang Yeong-hwan
Produttore esecutivo: Miky Lee
Casa di produzione:  Barunsun E&A
Distribuzione in italiano: Academy Two
Fotografia: Hong Kyung-pyo
Montaggio: Yang Jin-mo
Effetti speciali: Hong Jeong-ho, Jung Do-ahn, Park Kyung-soo
Musiche: Jung Jae-il
Scenografia: Lee Ha-jun
Costumi: Choi Se-yeon
Trucco: Kim Seo-jeong, Kwak Tae-yong, Hwang Hyo-kyun

Interpreti e personaggi
Song Kang-ho: Kim Ki-taek
Lee Sun-kyun: Park Dong-ik
Cho Yeo-jeong: Choi Yeon-kyo
Choi Woo-shik: Kim Ki-woo
Park So-dam: Kim Ki-jung
Lee Jung-eun: Gook Moon-gwang
Park Myeong-hoon: Geun-se
Chang Hyae-jin: Kim Chung-sook
Jung Ziso: Park Da-hye
Jung Hyeon-jun: Park Da-song
Park Seo-joon: Min-hyuk

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