Tintoretto, un ribelle a Venezia. A 500 anni dalla nascita

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Irascibile, sfrontato, lungimirante e innovatore, sfida Tiziano e i suoi sostenitori.
Arso dal voler arrivare alla Scuola di San Rocco, dipinge senza compensi, pur di dare spazio, in senso ampio, al suo modo di far vivere l’arte a Venezia.

Venezia la sua casa, la sua Musa, la sua Donna, accanto a lei, ispiratrice, mai abbandonata anche durante la peste.
San Rocco sarà la sua Cattedrale veneziana, come se la Cappella Sistina di Michelangelo, fosse una diminutio: solo Tintoretto nella storia dedica la vita a dipingere un intero edificio.

Il ritratto che questo pregevole documentario offre dell’artista, è quello di un Uomo caparbio, determinato, sicuro di sé, lontano dal lusso e dal potere. Gli ostacoli che incontra li supera, uno ad uno, resiliente, controcorrente, con morbidezza e durezza in balletto continuo. Forse ispirato dal lavoro del padre, tintore di stoffe, da cui prende il nome, Tintoretto, Jacopo Robusti in realtà, il ragazzo “ha stoffa”, la conosce benissimo, ci è cresciuto tra colori, trame, orditi, cotture diverse, vapore e fuoco.

San Rocco in carcere confortato da angelo.. Copyright: Scuola Grande di San Rocco e Chiesa di San Rocco

Molti gli aggettivi utilizzati per lui come appellativo: Ribaldo, Il Terribile, Il Ribelle, Il Genio, anche un po’ scorretto, secondo la concorrenza dell’epoca, che dipingeva a contratto a Corte. Lui no.
Un tipo di Artista lungimirante, che riuscirà, non gli altri, solo lui, a far sopravvivere la sua bottega per lunghi anni, dopo la sua morte, investendo nella formazione dei figli Domenico e Marietta detta “La Tintoretta”.
Un imprenditore visionario, diremmo ai giorni nostri, che vuole lasciare traccia.

Notissima la sua tecnica rovesciata, fondo scuro e poi a schiarire, forme muscolose maschili, con il pennello a ingentilire tratti altrimenti robusti, appunto. La scoperta della tecnica di Tintoretto: grazie ai restauri e alla tecnologia a supporto, il docu_film riesce a spiegare come il pittore abbia saputo stratificare l’opera e come analizzare precisamente le varie strutture sottostanti. Molto utile per gli studenti.
Un neofita della comunicazione, della voglia di offrire i suoi lavori, in una specie di rinascimentale social network, per tutti, in modo potente, plastico, emozionante.

La tridimensionalità delle sue opere, che il documentario sottolinea molto bene, è espressa grazie a pennellate rapide e energiche, la prestezza della lavorazione, insieme al sapiente gioco di scuro_chiaro, anziché chiaro_scuro: una innovazione di eccezionale resa pittorica, profonda e spiralometrica anziché bilanciata e rettangolare. Prima il fondo scuro, poi il resto, come dalla terra nascono i fiori colorati, stesso principio.
Non si cura dell’ideale platonico della perfezione della forma e dell’armonia, sublime ed estatica, della mescolanza dei toni, piuttosto prefigura, immagina e dà esecuzione magistrale e dinamica al caos, al movimento, alla dionisicità, all’ombra evocativa per chi guarda, emozionando e incollando gli occhi all’opera. Gioca con il suo talento e fa quel che vuole, decide e realizza velocemente, molto prima dei concorrenti, abbassando tempi, costi e prezzi di commessa, senza intaccare la qualità delle opere, comunque straordinarie, sbaragliando tutti gli altri.

Tintoretto un ribelle a Venezia.
© Sky Italia s.r.l. – “Tintoretto – Un Ribelle a Venezia” courtesy: Sky Arts Production Hub

Il documentario mette in risalto come il pennello di Tintoretto abbia una preferenza per gli umili, i servi, il popolo, le donne, gli ultimi insomma della società. La scelta della posizione li valorizza, protagonisti, quasi a offuscare gli altri, che diventano un contorno. Tele “piene di gente, cose, sussulti, scatti, colori, paesaggi”, storie che la tela sembra raccontare come un film d’azione.
Il primo regista della storia. (Jean Paul Sartre)

La voce di Stefano Accorsi, che guida la narrazione, è in controtendenza con il vigore e i comportamenti di Tintoretto: ci aiuta, forse, a seguire meglio la storia della sua vita, dei suoi dolori, delle fatiche per accreditarsi, dando allo spettatore la calma e una metrica, verbale e sonora, gentile.

Venezia. © Sky Italia s.r.l. – “Tintoretto – Un Ribelle a Venezia” courtesy: Sky Arts Production Hub.

Il pensiero che ci attraversa entrambe è di voler essere vissute in quel tempo in quel luogo, essere testimoni delle meraviglie che Tintoretto, e altri, raccontati anche loro, con le debite differenze tra stili e espressioni diverse, hanno composto a Venezia.
Immaginandoci in un pomeriggio veneziano, noi signore, a spasso per i vicoli:
Ho sentito che c’è un dipinto di 12 metri alla Scuola di San Rocco, è enorme! Spero di rivedere ancora i suoi turbanti, che sembrano uscire dalla tela…
So che è molto discusso, mi è stato riferito che i colori siano demoniaci! I personaggi inquietanti, i movimenti forti, i visi assurdi ritratti nel dolore, nella felicità… Mi piacerebbe vedere qualche opera di Marietta…
Voglio emozionarmi, voglio respirare movimento, colore, vita, eros e thanatos, dirigiamoci là!

Interessanti le testimonianze di ricercatori, studiosi e esperti. Traspare una profonda gratitudine, ammirazione e stima per il Ribelle a Venezia.
Da vedere assolutamente: il pregio di guardare da vicino particolari che sarebbe impossibile cogliere dal vivo, la testimonianza di persone che hanno dedicato e dedicano la loro vita allo studio, alle memorie e alla conservazione del Genio. Grazie in particolare all’ideatrice e scrittrice del progetto Melania G. Mazzucco.

Sabrina Mancini e Stefania Ratini

Tintoretto un ribelle a Venezia
Ideata da Melania G. Mazzucco e narrata da Stefano Accorsi
con la partecipazione straordinaria di Peter Greenaway
Nelle sale il 25, 26, 27 Febbraio

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