Recensioni d’Aprile: tra esordi e conferme

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La primavera continua a fiorire e a portare nuove pubblicazioni discografiche e la musica e parafrasando, con tutto il rispetto che dobbiamo ad uno dei maggiori cantautori di tutti i tempi, la canzone “non bussa / lei entra sicura come il fumo/ lei penetra in ogni fessura ha le labbra di carne i capelli di grano/ che paura, che voglia che ti prenda per mano / Che paura, che voglia che ti porti lontano”[1].
Le proposte che seguiranno ci porteranno lontano dal mainstream, sono solo suggerimenti di ascolto fuori le mura rassicuranti delle proposte più note e pubblicizzate, senza voler dire che queste ultime siano di scarsa qualità e viceversa.

Daniele Sarno

Partiamo proprio da un cantautore che si affaccia su movimenti sonori di suoi predecessori più noti. Stiamo parlando del cantautore romano, ma grossetano d’adozione Daniele Sarno che dopo molti anni di lavori musicali, gioca sulla sua vita da musicista con l’esordio, Cedesi Attività Artistica Avviata (Isola Tobia Label). È forse la title track quella che più lascia un segno particolare nella sua diversità, nel suo incedere lento e indolente anche per l’accento romano a raccontare, da crooner disamorato, la chiusura di attività, un fallimento come tanti se ne sono visti in questi anni in qualunque settore.
In punta di piedi l’omaggio alle sonorità dei Police con un basso di che nel primo tratto lascia spazio alla voce di Daniele per poi aprirsi con altro tono quando entra in gioco quella batteria che richiama appunto a Sting e soci. Battimuro è un brano blues rock che tiene il ritmo in evidenza e le distorsioni in sottofondo fino ad un inno potente abbatti il muro o vince il muro e vince sempre e solo il muro.

Bud Spencer Blues Explosion

I Bud Spencer Blues Explosion ancora una volta rispettano il dettame del loro nome e ancora una volta che li vedrà da vivo potrà assistere, pur con le tante differenze con il passato, a quei movimenti tellurici che li contraddistingue. Vivi Muori Blues Ripeti (La Tempesta Dischi) uscito lo scorso 23 marzo è il quarto disco del duo alt-rock Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio.
Parlavamo di differenze, sarebbe meglio dire di innesti creativi che danno nuova spinta alla musica dei BSBE, forse avvantaggiati dalla felice scelta della produzione affidata a Marco Fasolo (Jennifer Gentle), alla presenza di Umberto Maria Giardini autore di quattro testi e voce in tre brani, Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti) autore di altri quattro testi e voce in “Io e il demonio”, adattamento in italiano del classico di Robert Johnson “Me And The Devil“.
E così possiamo trovarci ad Allacci E Sleghi, un post-rock accelerato anche nei continui cambi di tempo e complicazioni di schemi compositivi che per la loro bravura, in certi momenti, sono solo apparenti. E poi i quasi sei minuti di La Donna è Blu con un andamento fintamente lento, con un possente ruolo delle percussioni e un incedere da blues in marcia fino a certi passaggi distorsivi
E adesso che stavo imparando qualcosa su questo paesaggio
Tutti giù dal treno che è finito il viaggio
E ascoltate cosa fanno di illusori movimenti d’oriente fino all’arpeggio nel bel mezzo del cammino o quando la combinano grossa con le variazioni pop, beninteso sempre con la loro matrice musicale, coretti compresi, in Di fronte a te, Di fronte a me. Insomma buon divertimento.

Federica Infante

Ed eccoci alla terza breve recensione: Non importa l’album di debutto della cantautrice piacentina Federica Infante. Otto brani, di cui due in inglese e proprio When I’m back, un pop rock ben orchestrato e arrangiato, è un bel biglietto da visita del suo modo di cantare e delle sue capacità vocali come accade anche nell’altra Tel me dove il ritmo si fa più lento e l’atmosfera più calda in diversi momenti dei quattro minuti del brano.
Un pianoforte e poco più accompagna un canto di dolore e di rinascita in Occhi lucidi, un soul raffinato incorniciato nella tradizione musicale italiana
La vita è spesso ironica
toglie tutto e poi gratifica
trovi forza nel dolore
è come quando fuori piove
ma c’è il sole
Su canoni simili si dipana la canzone che dà il titolo all’album che è la testimonianza profonda della morte della madre dell’artista che ha probabilmente ha influenzato tutto il disco di Federica
Portami con te
perché all’inferno eterno senza te
con il rimpianto costante
per tutto quel che non ti ho detto

Canìs

La quarta recensione ci conduce nell’ambiente delle suonate tra il folk e il jazz, con testi molto ben calibrati nelle loro versioni ironiche, tristi, profondi o divertenti. Ed è un debutto, anche questo bene riuscito, quello di Canìs pseudonimo di Daniele Soriani nato e cresciuto a Belcreda, nel cuore della Lomellina.
Effetto Dopler (Lapilla Records/Ponderosa Records), con la direzione artistica di Francesco Arcuri (Capossela, Mannarino, Einaudi) è composto da tredici brani intitolati ai dodici mesi, in ordine da Gennaio a Dicembre, più l’ultima che è la title track. Sono molti gli artisti che hanno prestato il loro saper fare musicale alla riuscita del disco.
Effetto Doppler è una lentissima e dolce ballata, in un’atmosfera rarefatta, dove si amalgama la melodia acustica e la calda voce di Canìs che degnamente corona il viaggio nell’anno.
È sufficiente stare fermi
per spostarsi verso il dosso
arriverà un altro crepuscolo
anche senza andare ad est
Tutto ciò che ci circonda
sembra immobile silenzio
A Gennaio il nostro aveva cominciato con il chiedersi
Dove? Dove son stato ieri?
Ho come l’impressione che anche ieri abbia sostato qui
Un andamento allegro a farsi domande in uno stile che ricorda certe note di Vinicio Capossella che ritroviamo in certi movimenti anche in Marzo, una mazurka rivisitata. Mentre i riferimenti a Paolo Conte si fanno evidenti nella cavalcata di Luglio ma che poi si adagia su una breve dorsale pop, da canzone italiana classica, che ci fa capire della capacità creativa del nostro. Una creatività nello spartito che ritroviamo in IX Settembre dove pop, jazz ma anche spunti progressive delle chitarre si declinano un bell’intreccio.
In meno di tre minuti con Novembre torniamo ad paesaggio sonoro delicato che trova linfa anche in un raffinato e  riguardoso accenno di bolero
Non state troppo a guardare
la luna potrebbe volersi fermare
Non vi preoccupate di noi e ascoltate
Ciro Ardiglione

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