Referendum autonomia: applicare l’articolo 116, comma III della Costituzione

history 6 minuti di lettura

Nell’ossessiva ricerca d’una identità etnica mai avuta (la Padania è solo un’espressione geografica di un territorio caratterizzato dall’estesa pianura attraversata dal fiume Po ove coesistono da secoli idiomi e stili divi vita tra loro non sempre assimilabili antropologicamente), di uno spazio politico da occupare denotandolo come folclore populista, d’una terapia di gruppo del gruppo dirigente da applicare autoconvincendosi – urlo quindi esisto è la modalità che accerta l’esistenza in vita della Lega Nord – che esista il problema dell’ordine pubblico poiché arrivano i migranti (giungendo Matteo Salvini a minacciare, in modo pietosamente delirante, il Parlamento sullo ius soli con queste frasi: “Se provano a iniziare a pronunciare la parola ius soli blocchiamo il Parlamento. E se non basta bloccarlo dentro lo blocchiamo fuori“, rispondendo così a chi gli ha chiesto se veda spazi perché il Parlamento esamini il ddl sullo ius soli dopo la manovra economica) la Lega Nord – partito inaffidabile, considerato quanto di malaffare (mazzette e diamanti) la Magistratura ha svelato – fomenta il razzismo solleticando l’ignoranza velleitaria e disastrosa sul piano istituzionale (va ricordato che uno dei “promotori” del Referendum lombardo-veneto per l’autonomia regionale è lo stesso leghista Maroni, a suo tempo Ministro berlusconiano dell’Interno, che, con sentenza storica della Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, ha fatto condannare l’Italia all’unanimità; nel cosiddetto caso Hirsi, che riguardava 24 persone nel 2009, è stato violato l’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura; il nostro Paese ha versato un risarcimento di 15mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime causate dai respingimenti verso la Libia).

Il week end referendario leghista è dispendio di tempo, di denaro, d’intelligenza; a distanza di millenni, l’enigma di Alessandro Magno assume oggi – di fronte all’anfiteatro mediatico-politico nel quale recitano, per sopravvivere negli stipendi da “politici”, i dirigenti della Lega Nord – le sembianze di un incubo minaccioso, di una quotidianità difficile e, per taluni, di una sfida entusiasmante; nel caos delle babeli di grida e talvolta di sangue, silenziosi e coraggiosi ancora esistono contemporanei Alessandro che per mestiere o per vocazione provano a cercare nuove strade, nuove soluzioni, nuove ipotesi di comunità che possano finalmente contemplare un abbraccio forte, duraturo e rivoluzionario tra tutti gli Orienti e tutti gli Occidenti, tra tutti i Nord e Sud del mondo che popolano il mondo globalizzato e le città, un abbraccio che possa portare a una ridefinizione, anche radicale, del concetto di identità [1].

L’ossessione per l’identità [2] che spinge i leghisti a chiusure, irrigidimenti e scontri, assumendo ambiguamente, posizioni antieuropeiste, di necessità, e, contingentemente, nazionaliste [3] costruisce gabbie autoreferenziali dalle quali non si esce – pena l’annichilimento – e non si riesce a “vedere”. È nelle viscere dell’opacità che possiamo recuperare la spinta creativa e creatrice imprigionata nei conflitti sedati, rimossi, tramutati in scontri alla luce del sole, per imparare a non esserne spaventati, bensì ad accoglierla, riconoscendo nel suo turbinio gli impulsi dei desideri contrapposti, che con urgenza reclamano ascolto. Nell’opacità che contraddistingue l’alterità e la conflittualità, se non temuta, se affrontata con razionalità e fiducia, si moltiplicano le occasioni per inediti incontri, momenti di dialogo e reciprocità. Proprio la “frontiera” può diventare uno spazio aperto, terra di nessuno, poiché terra di tutti; è il luogo che rende possibile l’incontro, e quindi la ridefinizione, il cambiamento, l’inclusione [3].

Inoltre, la errabonda, nonché errata, “esuberanza” dei quadri politici dirigenti della Lega Nord è smentita, contestualmente all’iniziativa consultiva del “popolo padano”, da chi meglio di loro amministra i territori. Per dovere di cronaca, va detto che è stata già siglata una Dichiarazione di intenti sull’avvio del negoziato tra Governo e alcune Regioni che sono al lavoro per un esito positivo circa la richiesta di maggiore autonomia. In particolare, “a seguito della risoluzione adottata il 3 Ottobre dal Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna, al fine di ottenere forme e condizioni particolari di autonomia, il Governo e la Giunta regionale intendono dare corso a tale proposito”. Maggiore autonomia per l’Emilia-Romagna, un obiettivo sempre più concreto e condiviso anche dal Governo. Il Presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, e il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, hanno infatti firmato a Palazzo Chigi una Dichiarazione di intenti che formalizza l’avvio del percorso: “Le materie interessate saranno oggetto di ogni necessaria valutazione, da compiere anche in forma bilaterale, in modo da perseguire un esito positivo sia per la Regione sia per l’ordinamento repubblicano sia, soprattutto, nell’interesse del Paese”.

Tale firma di arriva dopo il pronunciamento dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna che lo scorso 3 Ottobre, dopo aver discusso il Documento della Giunta regionale sul riconoscimento di una maggiore autonomia all’Emilia-Romagna, aveva approvato una risoluzione che dava mandato al presidente Bonaccini di avviare il negoziato con il Governo. La Giunta regionale ha infatti deciso di ricorrere alla Costituzione, che all’articolo 116, comma III, consente l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” attraverso una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta, sulla base di un’intesa fra il Governo e la Regione interessata.

La Regione Emilia-Romagna punta ad ottenere maggiore autonomia legislativa e amministrativa per poter gestire direttamente, e con risorse certe, materie fondamentali per l’ulteriore crescita sociale ed economica dei propri territori, oltre che per la semplificazione delle procedure amministrative e dei meccanismi decisionali, in quattro aree strategiche: lavoro, istruzione tecnica e professionale; internazionalizzazione delle imprese, ricerca scientifica e tecnologica, sostegno all’innovazione; sanità; territorio e rigenerazione urbana, ambiente e infrastrutture.

Il mio al presidente Gentiloni non è certo un ringraziamento formale – afferma il presidente Bonaccini -. La dichiarazione di intenti che abbiamo firmato è per noi motivo di grande orgoglio e dimostra la volontà del Governo di prendere sul serio la nostra richiesta, di volerla approfondire con l’obiettivo, più che mai condiviso, di rendere il progetto di maggiore autonomia per l’Emilia-Romagna una reale opportunità di sviluppo e di crescita per la nostra regione e per l’intero Paese, nell’ambito dell’unità nazionale e dell’alveo costituzionale, fondamenta che non possono mai essere messe in discussione. Credo sia giusto premiare le Regioni virtuose, con i conti in ordine e un alto tasso di efficienza nei servizi forniti, in primo luogo ai cittadini, e le ulteriori competenze che chiediamo ci permetteranno di investire e fare ancora meglio in ambiti come lavoro e formazione, impresa, ricerca e innovazione, tutela della salute, territorio e ambiente. Dopo il lavoro che abbiamo fatto con le parti sociali, i territori, le università e le associazioni al tavolo del Patto per il Lavoro e con le forze politiche in Assemblea legislativa, ora vogliamo fare lo stesso con il Governo, e allo stesso modo vogliamo fare presto e bene. Come già successo in altri ambiti- chiude Bonaccini-, potremmo aprire la strada a livello nazionale e farlo, stavolta, su ciò che finora non è mai stato fatto in Italia: il riconoscimento di maggiore autonomia a una Regione, attraverso la Costituzione”.
Che sia una buona notizia per tutti i cittadini saranno il tempo ed i provvedimenti conseguenti a deciderlo, ma questa è la strada: leggere ed applicare la Costituzione vigente.
Giovanni Dursi

[1] F. Ferrarotti, “L’enigma di Alessandro. Incontro fra culture e progresso civile“, Donzelli, Roma, 2000, pp. 99-100
[2] F. Remotti, “L’ossessione identitaria“, Laterza, Roma-Bari, 2010, p. XI
[3] come Elisabetta De Giorgi e Nicolò Conti diligentemente evidenziano in una loro ricerca,  “L’Euroscetticismo a parole: Lega Nord e Rifondazione comunista, tra retorica e comportamento istituzionale
[4] L’analisi economico-sociale e psicologico-antropologica dello sviluppo territoriale è condotta magistralmente da A. Bonomi in “Il rancore“, Feltrinelli, Milano, 2008 e in “Sotto la pelle dello Stato“, Feltrinelli, Milano, 2010 e, in equipe, dai ricercatori del Consorzio Aaster ; di A. Bonomi, si legga il recente articolo, “Il mercato globale, i territori e la voglia di autonomia“, pubblicato Domenica 8 Ottobre 2017 su Il Sole 24ORE

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article