Regno Unito: tra pandemia, Brexit e relazioni con gli USA

Dowing street Regno Unito Londra
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Il Regno Unito nei prossimi mesi, o forse anni, non dovrà fronteggiare solo le già disastrose conseguenze della pandemia, ma anche gli effetti della Brexit che, in assenza di un accordo con l’UE, non saranno banali come molte volte gli osservatori economici hanno evidenziato. L’idea di Boris Johnson è stata e lo è tuttora di far leva su un nuovo e più vantaggioso accordo commerciale con gli Stati Uniti seguendo le lusinghe trumpiane per ottenere dei vantaggi per i sudditi della Corona.

Pandemia da Covid-19
Sono trascorsi 100 giorni da quando, il 31 gennaio, venne accertato il primo morto da coronavirus e, al momento in cui scriviamo, nel Regno Unito registra 31.855 morti. Questi i dati ufficiali, quelli veri sappiamo, come nel resto del mondo, essere più alti e non di poco.
L’iniziale scelta della “immunità di gregge” come strategia, subito contraddetta dallo stesso premier ma non sostituita da misure rigide nell’immediato, la disorganizzazione, l’assenza di dispositivi per tutti gli operatori direttamente interessati e un sistema sanitario nazionale massacrato dalle riforme liberiste non in grado di reggere la pandemia hanno fatto sì che il tributo in termini di vite umane sia devastante.
La stessa élite del paese non sembra rispettare rigidamente le disposizioni del lockdown se il professor Neil Ferguson consulente del Governo ed epidemiologo dell’Imperial College di Londra, fautore di un blocco rigido, si è dovuto dimettere dopo che il Telegraph ha scoperto dei due incontri a casa sua con la sua amante. CI sono state anche le dimissioni anche dell’ufficiale medico capo della Scozia, Catherine Calderwood che si era recata due volte nella sua seconda casa, violando le regole di distanziamento sociale.
Per la prima volta in settimana l’opposizione socialdemocratica con il nuovo leader Keir Starmer ha criticato in un Parlamento con pochi presenti, con forza l’operato del governo e nel frattempo una serie di membri della maggioranza hanno iniziato ad ammettere responsabilità.
Ieri il premier pur non annunciando la fine del blocco ha iniziato a dare delle indicazioni per una graduale riapertura con l’autorizzazione ad attività all’aperto già da mercoledì, da giugno la riapertura delle scuole primarie, dei negozi e dei vivai per poi pensare ad una riaperture da luglio di alcuni riaprire parzialmente da giugno, alcuni caffè o ristoranti. Il modello non sarà lo stesso in Galles, Scozia e Irlanda del Nord.

Economia
La Banca d’Inghilterra ha previsto in questi giorni un calo del Pil britannico per la fine del 2020 del 14% (le previsioni di Bruxelles per l’Italia sono di un calo del 9,75%) , ma nei primi sei mesi è atteso un crollo del 30%. Saranno in sofferenza le banche, nonostante le garanzie pubbliche per coprire mutui e finanziamenti. Sempre secondo la Banca d’Inghilterra si avrà una disoccupazione del 9% quest’anno e del 7% nel 2021. Dal canto suo la Banca ha mantenuto i tassi allo 0,1% e ha fatto, e li continuerà a fare, massicci acquisti di titoli [2], Le ipotesi si basano sull’eliminazione graduale sia dello schema di licenziamento che delle disposizioni sul lockdown.

Brexit
In una situazione di questo genere, appare ancora più drammatica in assenza di un accordo con Bruxelles, perché, come spiega Lucia Tajoli in un suo commento, «con la Brexit, il Regno Unito ha perso la garanzia di libero accesso al maggiore mercato del mondo, quello dell’Unione Europea, un mercato di oltre 440 milioni di persone con redditi medio alti, moltissime imprese di tutti i settori, spesso ad alta tecnologia, e un fitto sistema di scambi. […]. L’attuale crisi economica generata dalla pandemia da Covid-19 rende ancora più importante per la ripresa delle attività produttive e per ridurre l’impatto della recessione avere accesso garantito a beni intermedi e fornitori, a mercati di sbocco e a sistemi di distribuzione. Anche se questo in futuro fosse possibile per le imprese del Regno Unito negli USA, non sarà una situazione che avverrà nell’immediato, dato che occorre tempo per stabilire una serie di rapporti economici e di catene produttive internazionali. Quindi il costo di rompere – o di rendere meno convenienti – i rapporti esistenti con il resto d’Europa sarà elevato» [3].
I principale temi su cui il negoziato è nella sostanza fermo sono quelli relativi:
– alla pesca le cui condizioni, secondo il negoziatore britannico David Frost devono essere estrapolate dal resto;
– alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale e «sulla proposta di Bruxelles di introdurre un quadro unico per il Regno Unito e l’UE per gestire in maniera congiunta molti dei settori delle future relazioni, tra i quali Barnier menziona il riferimento a valori comuni, l’adesione del Regno Unito alla Convenzione europea sui diritti umani e infine la necessità che il Regno Unito riconosca il ruolo della Corte di giustizia europea» [4];
– alle regole di parità per limitare la concorrenza.

È soprattutto quest’ultimo il nodo più districato da sciogliere in quanto si tratta di garantire parità di condizioni all’interno di un accordo di libero scambio «che sia il più ambizioso possibile per un paese terzo. L’impegno sulle pari condizioni, ricorda il capo negoziatore, è stato sottoscritto da entrambe le parti nella Dichiarazione politica sull’accordo di recesso. Bruxelles ha più volte ricordato di essere disposta a mettere sul piatto dei negoziati relazioni commerciali libere da quote e tariffe, vincolandole alla condizione di reciprocità e ad un allineamento dinamico delle leggi britanniche in alcune aree, come concorrenza, norme del lavoro, tutela dell’ambiente »[5].
Su questo punto i britannici accusano Bruxelles di mettere sul piatto una proposta “ben al di sotto” degli accordi di libero scambio con altri paesi.

Intanto il tempo si restringe perché gli accordi temporanei scadono alla fine dell’anno e se Boris Johnson vuole chiedere una proroga lo può fare entro il 30 giugno prossimi e considerate le distanze, ancor di più è chiaro quanto sia difficile raggiungere risultati soddisfacenti. E non gioca a favore la tattica del premier di costringere l’interlocutore ad un negoziato all’ultimo minuto per strappare le condizioni che si vogliono. Non ha funzionato prima e a maggior ragione non funzionerà ora con una crisi devastante in corso.

Accordi commerciali USA
Se quella con l’Europa ristagna, la trattativa con Washington ha diversi punti complicati e con delle complicanze come quelle degli accordi sul 5G con Pechino che il Parlamento britannico dovrebbe approvare in estate.

La prima difficoltà è data dal fatto che i due negoziatori sono simili ideologicamente, ma di potere completamente diverso. Trump non è l’uomo che ha fatto del suo “America first” il mantra con cui affrontare qualunque questione interna e internazionale?
Queste trattative poi si svolgono in un contesto in cui le relazioni tra USA e Europa sono ulteriormente peggiorate con la gestione della crisi sanitaria con le due parti a bloccare prodotti in uscita dai propri territori verso l’altra sponda dell’Atlantico.

Nel concreto gli USA punta ad avere nel Regno Unito un mercato allargato per le loro merci e per i servizi come nel caso delle «carni di pollo disinfettate con cloro (per abbassare la carica batterica accumulata durante la macellazione) e carni bovine trattate con ormoni», ma le prime risposte da Londra chiudono a questo di alimenti. Un altro tema che trova molti critici nel Regno è quello di un accordo che dia ancora più spazio alle multinazionali USA nella privatizzazione del National Health Service (Nhs) ed in particolare «a finire nel mirino sarebbe la stessa copertura pubblica delle spese per farmaci e prestazioni, che gli Usa accusano di deprimere i prezzi di mercato» [6].

Nel mezzo delle trattative commerciali, come accennavamo, c’è anche il 5G. L’apertura ai cinesi sull’implementazione dell’ultima generazione di rete da parte di Huawei è considerata una iattura a Washington perché si tratterebbe di un «cavallo di troia informatico di Pechino per intrufolarsi nelle reti occidentali e fare incetta di dati e informazioni sensibili – Trump si era infuriato, minacciando “lo stop alla collaborazione tra i servizi Usa e Uk”, ma, almeno sinora, senza passare dalle minacce ai fatti. Ieri [il 6 maggio, ndr] il Telegraph raccontava come molti senatori repubblicani vogliano negare a 48 aerei da guerra americani F-35 Lightening II di stazionare dal 2021 in Regno Unito perché il 5G cinese renderebbe il Paese “a rischio”. Altri ancora limitare la condivisione delle tecnologie con Londra» [7].

Il premier e buona parte dei Tories sembrano voler trovare una posizione senza troppi vincoli relazionali per il Regno, ma «in un paese che ha sempre celebrato alleanze e partenariati, il governo del primo ministro britannico Boris Johnson sta ora sottolineando l’indipendenza come una virtù in sé. Ma deve ancora rispondere alla domanda se questa indipendenza consentirà al Regno Unito di essere meno coinvolto nei problemi del mondo o di più» [8]. E aggiungerei: riuscirà a cavarsela da solo?
Pasquale Esposito

[1] Una disamina delle motivazioni dell’eccezionale gravità della pandemia in UK è stata fatta da Robin McKie, Toby Helm e Emma Graham-Harrison, “100 days later: How did Britain fail so badly in dealing with Covid-19?”, https://www.theguardian.com/world/2020/may/10/100-days-later-how-did-britain-fail-so-badly-in-dealing-with-covid-19, 10 maggio 2020
[2] Stefania De Michele, “Regno Unito: «Mai crisi economica peggiore negli ultimi 300 anni»“, https://it.euronews.com/2020/05/07/regno-unito-mai-crisi-economica-peggiore-negli-ultimi-300-anni, 7 maggio 2020
[3] “Usa-Uk: trattative transatlantiche”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-uk-trattative-transatlantiche-25966, maggio 2020
[4] Fabiana Luca, “Brexit, nessun progresso sui negoziati. Barnier: «enza l’accordo sulla pesca, non ci sarà partenariato»”, https://www.eunews.it/2020/04/24/brexit-nessun-progresso-sui-negoziati-barnier-senza-laccordo-sulla-pesca-non-ci-sara-partenariato/129405, 24 aprile 2020
[5] Fabiana Luca, ibidem
[6] “Usa-Uk: trattative transatlantiche”, ibidem
[7] Antonello Guerrera, “Virus, 5G e Brexit: Boris Johnson rischia di rimanere schiacciato nella morsa Usa-Cina”, https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/05/07/news/coronavirus_5g_e_brexit_cosi_il_premier_britannico_johnson_rischia_di_rimanere_schiacciato_nella_morsa_usa-cina-255974325/#success=true, 7 maggio 2020
[8] Lawrence D. Freedman “Britain Adrift. The United Kingdom’s Search for a Post-Brexit Role”, https://www.foreignaffairs.com/articles/united-kingdom/2020-04-13/britain-adrift, 13 aprile 2020

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