Renato Sarti: un’intervista per la Memoria

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Non potevo esimermi dall’intervistare Renato Sarti in occasione del Giorno della Memoria.

L’attore e regista ha fatto della memoria storica, e del dovere di questa memoria, la cifra peculiare del suo teatro e della sua arte.
Così l’ho ascoltato, qualche giorno prima della rappresentazione al Grassi del suo spettacolo I me ciamava per nome: 44.787. Risiera di San Sabba.

Sono convinto che la parola spettacolo sia impropria.
Calza meglio la parola denuncia.
Ecco!

RENATO SARTI

Quella di Renato Sarti è una denuncia.
Ma lasciamogli la parola.
Il testo ha due direttive.
Uno. Parte dalle testimonianze dei sopravvissuti alla Risiera di San Sabba.
L’altro ramo parla della deportazione che parte da Trieste. Da cui parte un terzo della deportazione nazionale, per i lager nazisti di Auschwitz, Buchenwald, Bergen-Belsen, Dachau, Mauthausen.

 

Chi erano i prigionieri della Risiera di San Sabba?
Nella Risiera di San Sabba furono imprigionati, come luogo di passaggio, gli ebrei.
E attenzione, il dato è raccapricciante. Da Trieste partono 1.235 ebrei e ne tornano, ne sopravvivono, solo 39.
Nella RSS erano detenuti gli ebrei in attesa di deportazione. Ma c’erano anche i cosiddetti ostaggi civili. Quelli che i fascisti chiamavano ostaggi civili, cioè donne, anziani, bambini, persone che i fascisti trovavano nei villaggi dove pensavano che ci fosse una collaborazione con i partigiani. Rastrellavano, e facevano stragi o incarceravano.
La maggior parte di questi erano ostaggi civili, persone comuni.
Tra i partigiani c’era ad esempio anche il responsabile del PCI di allora, Gigante, che poi morì in risiera.

Nella geografia dei campi di sterminio c’erano anche zingari e omosessuali. Nella Risiera di San Sabba c’erano anche rappresentanze di questi gruppi?
Certo. Rubrosnivch, che era il comandante della Risiera, diceva che nella Risiera c’erano omosessuali, politici, zingari. E le delazioni nei confronti di queste persone qui erano tantissime, oltre ovviamente a quelle contro gli ebrei. Delazioni fatte dagli italiani, ma anche da sloveni e croati.

Quindi l’affermazione italiani brava gente possiamo dire che è un’affermazione più propagandistica che reale?
Assolutamente. Gli italiani si sono macchiati di una delle pagine più nere… Gli italiani hanno scritto… Lo Stato, l’Italia come nazione ha posto la propria firma ad uno dei progetti più orribili che siano mai stati creati dalla mente umana. Cioè di considerare due categorie: gli uomini normali e i sotto uomini, che erano appunto gli ebrei, gli oppositori politici, le etnie ritenute inferiori: asiatiche, di colore, slave, gli omosessuali, gli zingari, i Testimoni di Geova per il loro pacifismo, perché non imbracciavano le armi, e poi anche i malati mentali, gli handicappati, i ragazzi affetti da malformazioni.

Che cos’è in realtà la Risiera di San Sabba?
La direzione della RSS, come tutta l’operazione Litorale adriatica era gestita dai criminali nazisti. Piccola parentesi: sono quelli che arrivano dall’Aktion Reinhard, operazione che significa “Due milioni di ebrei sterminati” nei campi di Treblinka, Belzec, Sobibor, che erano campi di annientamento rapido.
Auschwitz non era un campo di annientamento rapido, il 20 – 25% si salva.
Invece a Treblinka, Belzec, Sobibor arriva il treno, con la scusa della disinfestazione c’è la doccia, dalle docce non esce acqua ma gas, e muoiono subito. Non si dorme a Treblinka, Belzec, Sobibor, si muore e basta.
Quelli che presiedono a questa operazione, che è la più terribile, è la crème della crème dello sterminio. Ha dei super specialisti della morte che arrivano a Trieste. Gestiscono loro il tutto. C’era però una fortissima collaborazione e partecipazione delle milizie e dei gruppuscoli fascisti, come la banda Koch, le camicie nere, ecc.
C’era una grande collaborazione, ma la gestione rimane ai tedeschi, ai nazisti.

RISIERA di SAN SABBA

Il tuo è un teatro della memoria. Mi ribadisci perché il dovere della memoria?
Perché se non ricordiamo queste cose qui, siamo destinati come in parte avviene, a rifare gli stessi errori. Se questo dolore singolo, privato, familiare, personale, dei deportati non diventa, e non viene elaborato come lutto nazionale, come un momento di coscienza nazionale, di presa di coscienza dei propri errori, significa che buttiamo al vento quello che poteva essere, da quella pagina tragica, un momento di riflessione. E quindi di miglioramento. Perché noi usciamo da una delle pagine più orribile della storia dell’umanità.
Ai tempi, all’inizio era Mussolini che ispirava Hitler. Non il contrario. Hitler veniva in Italia e Mussolini gli faceva fare anticamera trenta minuti e diceva a Ciano, “Fallo aspettare quel cretino”. Hitler invece diceva che Mussolini era lo statista più importanti del mondo.

Pensi che i testimoni della memoria abbiano fallito?
In parte più che un fallimento loro è stata un’operazione scientifica di oblio, perpetrata da parte di uno Stato, di una nazione, che dall’università, alla televisione, ai centri culturali, a tutte quelle che sono le realtà che in qualche modo operano e agiscono per la crescita di una coscienza nazionale, di una comunità, di una collettività, hanno fatto di tutto per non parlare di quelle cose lì.
È vero che eravamo immersi nella guerra fredda. E questo ha influito. Ma la Germania ha saputo fare in buona parte i conti con il proprio passato. L’Italia molto meno. Per fortuna il giorno della memoria ha cambiato un po’ le cose.
Sostanzialmente l’opera scientifica di annullamento di quella pagina, di oblio, e di far sembrare che il nostro popolo sia un popolo di brava gente in qualche maniera, ha in parte ha vinto. E se con i testimoni vivi è potuto accadere questo disastro. La domanda inquietante è qual è il futuro che ci aspetta quando non ci saranno più?

Non è accaduto qualcosa di peggio?
Credo che anche Primo Levi lo dicesse. Usciti dai campi di concentramento la grande paura era quella di non essere creduti. Ma non è accaduto qualcosa di peggio? La gente ci crede anche, ma non gliene frega niente.
Ma, in parte non erano creduti. È vero. Non erano creduti perché era incredibile quello che raccontavano. In parte è vero quello che dici tu, ma non gliene fregava niente, ma non solo. Se tu pensi alla pagina triste delle donne che tornavano dal campo ed erano additate come
“A vedi quella là!? È tornata dal campo perché… eh… eh… Ha fatto delle robacce … eh… eh…. Pensa che cosa non è stata questa pagina per le donne che nei campi hanno sofferto, patito di tutto e di più. Io credo che a molti proprio non gliene è importato tanto. Perché sostanzialmente venti anni di fascismo non si annullano dal punto di vista culturale e antropologico così facilmente. Rimane nel sangue. Se tu vai in una scuola che fin da bambino ti insegna che tu sei bello, bianco, bravo, buono e farai dei lavori belli, e gli altri sono i negri o gli schiavi… che gli handicappati bisogna farli fuori perché rompono le scatole, perdiamo tempo per loro. Se tu pensi a tutto quello che è stato fatto sulla menzogna della razza. È chiaro che disfarsi di questo concetto, anche per noi…
Quindi quei vent’anni di lavaggio mentale, di autentica lavatrice del cervello secondo me ce lo porteremo dietro per tanto. Soprattutto poi se lo Stato non è stato capace di intervenire e di cercare di porre rimedio.

Ho visto le immagini in bianco e nero di Emilio Ravel nella trasmissione RAI “AZ un fatto come e perché”. Già allora si poneva il problema che il comandante del campo fosse libero in Germania, serviva in una grande birreria. Secondo te la Germania ha fatto abbastanza nel denunciare e portare in tribunale i carnefici?
Beh, sicuramente ha fatto più di Austria, più dell’Italia. Anche sull’onda del clamore internazionale del processo contro Eichmann, giustiziato in Israele nel 1962, che è stato il primo grande evento mediatico insieme ai campionati di calcio.
Quel processo fu fatto con grande capacità artistica, anche di sceneggiatori, di registi. Sono state impegnate troupe di grande e alta qualità professionale. Sull’onda di quel processo sono stati costretti a fare famosi processi, ad esempio quello di Francoforte su Auschwitz.
Tieni presente che il processo sulla Risiera di San Sabba nasce perché i giudici di Francoforte sul Meno chiedono a quelli italiani di interrogare i nazisti sotto processo in Germania. I nazisti parlavano della Risiera. I giudici tedeschi vogliono sapere e chiedono ai giudici triestini di interrogare quegli stessi personaggi che la magistratura italiana, nell’immediato dopo guerra e per più di 20 anni, si era rifiutata ostinatamente di ascoltare. Per cui per non fare la figura dell’oca i giudici italiani intervengono. Sarebbe stato folle che i tedeschi condannassero qualcuno nel paese dei carnefici e in quello delle vittime non si fosse fatto nulla. A quel punto si è costretti ad aprire il procedimento della Risiera di San Sabba.
Un condannato all’ergastolo soltanto, che muore tranquillamente in libertà a Monaco.

È vero quello che diceva la Arendt sulla banalità del male? Chi erano in realtà i carnefici? Questi esperti della morte?
A parte la banalità del male, io direi la genialità del male. Perché sono stati veramente dei geni. Chi descrive il nazista come un uomo turpe, brutto, cattivo, violento… No. Io dico razionalità. Avevano una grande razionalità. Sono riusciti a creare un sistema di eliminazione, di morte, efficace e rapida. Non è facile eliminare quintali e quintali di morti. Nella prima campagna di Russia vengono uccisi 700mila ebrei ma la fucilazione si rivela subito uno strumento inadatto. Troppi cadaveri in giro, molti uomini che devono lavorarci. È un problema il morto Quindi tu hai un corpo. Sì. Ma che cosa ci faccio. Quindi direi la genialità, la bravura. Molti di questi erano un po’ dei furfanti. Stangl per esempio nel suo libro fa capire che era uno che voleva imboscarsi. Non voleva andare sul fronte. Per questo ha poi fatto tutta quella trafila diventando direttore, sovrintendente, delle varie operazioni cui è appartenuto. Molti di questi erano persone he hanno intrapreso quella carriera per non fare il militare veramente. Secondo obbedivano a una mentalità che era quella del super uomo.

Che poi era una mentalità che c‘era anche in altri paesi. Politiche eugeniche che poi arrivano fino allo sterminio. Ma era una temperie culturale che l’Occidente aveva nelle viscere.
Si. Sì. Ma sai il problema. Se parliamo soprattutto dell’ebraismo nei secoli… Hitler non farà altro che tentare di portare a termine un processo secolare che deriva dal cristianesimo.
La prima fase è conversione. Non avete il diritto di vivere tra di noi se non vi convertite.
La seconda fase espulsione. Non avete il diritto di vivere tra di noi.
Terza fase non avete il diritto di vivere e basta.
Sono stati i cristiani a portare avanti quel processo, con tutte le conseguenze.

Veniamo all’oggi. Segre. Che cosa sta succedendo? Quale partita si sta giocando attorno a Segre? La cui testimonianza è preziosissima. Vogliono dedicare vie contemporaneamente a lei e ad Almirante. Non vogliono conferirle la cittadinanza onoraria. Che cosa sta succedendo?
La partita che si gioca è che Almirante non deve avere una strada dedicata a lui. Ha ragione lei. Non ci vado da un sindaco che mi dà sì un premio, ma nel frattempo apre la strada ad Almirante che è stato quello che ha creato la menzogna della razza. Che poi era anche quello che scriveva i bandi di fucilazione. Dopo l’armistizio se tu in Toscana non aderivi alla Repubblica di Salò ti fucilavano. Era lui che firmava quei bandi.

Vuoi aggiungere qualcosa?
Purtroppo non siamo stati capaci come paese di elaborare un lutto personale, familiare, privato, di coloro che hanno sacrificato la vita, che sono morti nella deportazione.
Non siamo stati capaci di farlo diventare un momento di coscienza, e di presa di coscienza, di una nazione. Non è diventato un lutto comune. Questo è grave. Quindi io sono contentissimo che ci sia un giorno della memoria anche se mi fa un po’ di tristezza perché dico il giorno della memoria deve essere di 365 giorni all’anno.
Credo che gli stessi atteggiamenti siano poi gli atteggiamenti di esclusione che ci sono nei confronti dei migranti, delle componenti fragili della società.
Vedi che poi alla fin fine torniamo sempre lì. Alla convinzione che ci sia una parte del mondo che abbia più diritti degli altri.

Gianfranco Falcone – http://viaggi-in-carrozzina.blogautore.espresso.repubblica.it/

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