Riace va chiusa per il suo essere “verità” sull’integrazione

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L’ideologia securitaria e discriminatoria che caratterizza questo Governo, sì questo Governo perché quando le cose si fanno gravi ci si dimette per non essere corresponsabili, ha la necessità di chiudere il modello di Riace.

Il modello di Riace è un modello di verità. Un modello che dimostra che l’integrazione funziona, e funziona per tutti. In Italia ce ne sono altri di casi simili a quelli di Riace, anche se meno estesi. Ecco, se la verità sull’immigrazione, l’integrazione e l’accoglienza è Riace e il suo sindaco Mimmo Lucano che si trova ai domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio, Riace va smantellata.

Riace va chiusa, altrimenti sotto gli occhi di tutti c’è qualcosa che dimostra il contrario di quanto viene narrato da tempo da Salvini e soci. Salvini lungo il suo cammino ha avuto anche molti che hanno continuamente ristretto le maglie dell’accoglienza per un presunto attacco alla stabilità del paese e alla sua democrazia. Del resto lo stesso ministro dell’Interno a scrivere sui social che “l’indagine amministrativa sulle spese per il circuito di seconda accoglienza, in cui Lucano ha ospitato diverse centinaia di migranti, era stata avviata nell’estate 2017, quando il ministro dell’Interno era Marco Minniti”.
Qui non si tratta di prendere posizioni contro i magistrati. La magistratura in un paese democratico fa rispettare le leggi e le leggi sono scelte precise che la politica fa.

E così il 9 ottobre scorso è arrivata la deliberazione del dipartimento Immigrazione che ordina la chiusura di tutti i progetti e il trasferimento/deportazione di tutti i migranti e si intima «a codesto comune di rendicontare le spese sostenute dovendosi procedere alla definizione degli aspetti contabili dare/avere degli ospiti in uscita entro 60 giorni dal trasferimento dell’ultimo beneficiario».
Dal ministero dell’Interno si spiega che «nel 2018 il comune di Riace non ha ricevuto fondi e il 30 luglio scorso il sindaco era stato avvisato della revoca dei finanziamenti, diventata ufficiale all’inizio di questa settimana».
Una delle accuse è la mancata rendicontazione delle spese e poi la «mancata rispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati e/o mancata applicazione di quanto previsto dalle linee guida anche in termini di standard qualitativi e quantitativi».
Tutte banali pretesti. Deve essere chiara anche un’altra terribile conseguenza: la chiusura di Riace e di altri modelli simili significherà la deflagrazione di un sistema di cui tutta la comunità beneficiava, italiani inclusi, e che ha fatto rinascere un comune abbandonato.
Pasquale Esposito

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