Riccardo 3. L’Avversario

history 4 minuti di lettura

La brama di potere al manicomio. Eh si, il manicomio come lo immaginiamo e come purtroppo è arredato, è la scena, unica peraltro, di Riccardo 3. Manicomio criminale per la precisione.

Pregevole interpretazione dei tre attori, sembrava una compagnia di 25 artisti, tanti i cambi di personaggi, dettagli al maschile e al femminile, voci modulate a perfezione, ondeggiamenti e movimenti “esageratamente manifestati”, per comunicare l’idea della dinamicità.
La barella che diventa carro funebre, la poltrona trasformata in trono e in luogo di delirio finale.

Nell’aria riecheggia la storia, riscritta e ri-raccontata, la famiglia, luogo di perversioni ingannevoli, la vendetta, frutto della cattiveria che scivola nella follia più agghiacciante, la ferocia, senza pietà del pluriomicidio, le relazioni profondamente manipolate, l’assenza di volontà, la debolezza, la codardia, il dolore “sordo” senza scampo, sempiterno, che accompagna le vittime, magnificamente rappresentata da Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella. I primi due anche registi dello spettacolo.

L’ambiguità di ispirazione, che lascia emergere due verità contrapposte: la verità intima, i rovelli mentali di cui Riccardo III è portatore, il ciclo inesorabilmente involutivo cui va incontro, senza scampo e la verità sociale, la vita di corte, ciò che può essere affermato e dichiarato decisamente non corrispondente alle intenzioni messe in atto. Esattamente come accade oggi, molte verità, gridate a corte (i social usati in politica), pregne di linguaggi violenti falsificazioni e comodità sfruttate a vantaggio del mantenimento, accrescimento del potere e all’annientamento dell’altro chiunque egli sia.

La verità “intima”, lontana dall’etica e dalla verità autentica dei fatti e dei sentimenti, la verità “di corte”, social, meditata e guidata dalla manipolazione delle evidenze.
Malvagità d’animo illuminata e raccontata passo dopo passo, battuta dopo battuta.
Riccardo 3 ci regala le intenzioni dell’autore esprimendo meravigliosamente come sia facile insinuare il dubbio, seminare ambivalenze, condurre interpretazioni, coltivare l’energia di morte, la vigliaccheria, la mistificazione suprema. Tutto riconoscibile anche senza i manuali di classificazione delle patologie mentali. La rappresentazione del “far i conti” sulla propria vita, enumerando i misfatti e le crudeltà: un essere umano non può non impazzire con questi pesi abnormi.

Salgono in mente sia Coriolano con i suoi rigidi principi di soldato “miope”, che Lord Machbeth, rinforzato nelle ombre oscure dalla sua Lady; a tinte fosche i pensieri risultano dipanati da Riccardo III, senza connessioni logiche o realistiche, e il “male che si vede” richiama anche l’anello di Frodo o i comportamenti crudeli, apparentemente, inspiegabili di Joker.

I passaggi mentali mancati si notano: l’homo sapiens riflette e si evolve, attraversa gli ostacoli e li affronta con lucidità e coraggio, anche con un barlume di umiltà e senso di realtà. Con responsabilità. Il passaggio da presunta vittima a carnefice, tipico di chi “non ci riesce”, è un salto violento e sbrigativo, un modo per facilitare il raggiungimento dei propri scopi personali. A danno di innocenti.

Una rappresentazione magistrale degli artisti con la capacità trasformativa di passare, con arte e semplice efficacia, a cambiamenti di ruolo, genere, età, tempi, battute di stile, citazioni interessanti. La passione per il teatro e il racconto si vedono tutti, artisti di grande energia, intelligenza sopraffina, prossemica evocativa in ogni scena.
Stile, tocco e postura sono gli elementi salienti di questo spettacolo, accarezzati da un gioco di luci che porta fuori dalla scena e sul finale riporta dentro la mente del protagonista, che non può avere un fuori, è accartocciato dentro la follia dilagante verso il delirio.

Shakespeare, contemporaneo assoluto, ha già raccontato tutto, anche l’avvento dei social in politica. Ora possiamo capirlo veramente.
Eccezionale.
Stefania Ratini

Teatro Palladium – Roma
dal 7 al 9 febbraio 2020
Durata: 1 ora e 30 minuti

RICCARDO 3. L’AVVERSARIO
liberamente ispirato al “Riccardo III” di William Shakespeare e ai crimini di Jean-Claude Romand
di Francesco Niccolini
regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella
assistenti alla regia Lorenzo Galletti, Roberto Aldorasi
scene e costumi Mela Dell’Erba
luci Max Mugnai
macchinista Lorenzo Galletti
datore luci Antonio Rinaldi
fonico Giacomo Polverino
organizzazione Lorenzo Galletti
amministrazione Valentina Strambi
scena costruita nel laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione
capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Riccardo Betti, Marco Fieni, Sergio Puzzo
scenografo decoratore Lucia Bramati
realizzazione costumi Maison Bizarre
produzione Arca Azzurra Produzioni
in collaborazione con Le Tre Corde / Compagnia Vetrano Randisi

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: