Lettera a un’amica: riflessioni ad alta voce sulla brevità con Caterina Suitner

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Gentile Caterina,
è vero. Abitualmente taglio poco delle dichiarazioni che i miei interlocutori rilasciano durante le interviste. Giustamente lei se ne dichiara sorpresa perché come scrive, in sua email, usando quello che lei stessa definisce un eufemismo, La nostra è un’epoca di comunicazione sintetica.
Cara Caterina,
la sua sorpresa mi sollecita alcune riflessioni.
Non riuscire a essere più breve e questo da un certo punto di vista è un mio cruccio. Perché anche a me è stato insegnato che è necessario esserlo. Dall’altra parte ronza sempre in testa una vocina che chiede Ma perché bisogna necessariamente essere brevi? È proprio così necessario? Non è questa una delle tante lusinghe del nostro tempo?
È vero la brevità può essere un valore. Penso ad esempio ai bellissimi versi di Ungaretti
T’amo, t’amo
Ed è continuo schianto.
Ritengo siano tra i versi d’amore più belli del secolo breve.
Nell’olimpo della brevità c’è anche la poesia di Quasimodo
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Non trova che sia una splendida preghiera laica? Per me è così. Nei momenti di sconforto la recito tra me e me. Non è avvincente, affascinante?
Sì è vero, la brevità ha i suoi pregi, i suoi vertici. Ma poi penso anche che ci sono testi come La divina commedia, che non è affatto breve. Penso a Guerre pace, a Delitto e castigo, all’Ulisse di Joyce. Quest’ultimo ho avuto l’avventura di leggerlo in giovane età. Ringrazio ancora la serena incoscienza che mi ha attratto verso quelle seicento pagine mirabilmente tradotte da De Angelis. Ricordo ancora la frase, le parole Lo schiccherare delle tazze. Quello schiccherare è la perfezione. Ma è perfezione inserita in una trama che ha un corpo immenso.
Per cui, sì. La brevità in alcuni contesti è necessaria, affascinante. Anche io cerco di toccarla come ad esempio nel seguente divertissement.

Il compleanno di Sigmund
Oh che noia
un po’ di sale
che dicono quel litio
ponga fine a qual si voglia carestia.
E grazie invece all’euforia
ponendo fine all’isteria
un poco di morfina
che infin sedato
veda il mondo
di geometriche armonie.
E se colto
dall’umor depresso
non fremo interpretante
presuntuoso mendicante
che non manchi a voluttà
benzodiazepina in quantità.

Però al di là di questi divertimenti ho anche un altro tipo di consapevolezza. Come si fanno a tagliare voci che ci affascinano, che riescono a comunicarci qualcosa di vero, che si allontana dalla retorica del tempo? Interlocutori come questi sono preziosi. Sono preziose le loro parole, e di queste parole non voglio fare a meno, anche se mi costringono a non essere breve.
Un vecchio capo redattore del Corriere della Sera quando ero un giovane apprendista, mi chiesi di tagliare un pezzo e io non ci riuscivo. Lui mi guardò di traverso e disse Guarda caro che noi al Corriere tagliamo anche Montale. Io non mi considero Montale però una piccola cosa credo di averla capita.
Sul balcone della mia vecchia casa c’erano delle rose piantate dalla precedente padrona di casa. Era la mamma di un mio amico. Per un certo periodo di tempo ho provato a coltivarle. La cosa di cui mi sono reso conto è che la crescita di quelle piante non avrei potuto né accelerarla né ritardarla. Quelle rose avevano bisogno del giusto tempo, avevano bisogno della giusta quantità di acqua, avevano necessità della giusta quantità di sole.
Ecco forse il segreto sta nella giusta misura, non nella brevità. Allora bisogna educare alla giusta misura e alla sua intelligenza. Anche questo richiede tempo, la giusta misura di tempo.
D’altronde mi rendo conto che ci sono alcune cose che escludono la brevità, ed è giusto e necessario, importante, che sia così. Gli ambiti da cui escluderei la brevità sono l’amare, l’imparare, ancora una volta l’educare, la riabilitazione fisica a cui mi sottopongo due volte la settimana per mantenere il corpo funzionante, visto che la mia vita trascorre seduto in carrozzina.
Ecco nell’amare auguro a tutti di dilungarsi, di non cercare la rapidità e la brevità. Auguro di guardarsi negli occhi a lungo e prolungare gli abbracci.
E lei, che cosa ne pensa lei Caterina della brevità?
Affettuosamente, suo.
Gianfranco Falcone

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