Riforma fiscale, una riforma di classe in un contesto di disuguaglianze eccessive

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Lo avevamo già scritto: una riforma fiscale di classe. La riforma dell’IPERF (8 miliardi di euro stanziati) voluta da governo Draghi è inclusa nella Legge di Bilancio 2022 (una manovra del valore di 36,5 miliardi di euro) il cui iter si è concluso con la fiducia espressa alla Camera dei Deputati lo scorso 29 dicembre 2021.

Non solo una riforma fiscale di classe ma l’intera manovra perché notevolmente orientata alle attività e ai bilanci delle imprese, principale beneficiarie del Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR) con il quale si finanzieranno molte infrastrutture.

Tutto questo in un paese con una storia più che decennale di compressione salariale che evidentemente pesa di più su chi guadagna meno. Come scrivono Monica Di Sisto e Riccardo Troisi, l’Italia “è l’unico Paese europeo in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1990 del 2,9%, mentre in Germania aumentavano del 33,7% e in Francia del 31,10%. E queste ristrettezze si sono tradotte in lunghi anni di crescita stagnante, mentre le percentuali di Pil sottratte ai redditi da lavoro si trasferivano direttamente ai redditi da capitale. Parliamo, secondo Unctad, considerando il periodo che va dagli anni ’90 al pre-Covid, del 4% del Pil negli Usa, del 5% in Germania, del 10% in Francia ma di ben il 12% in Italia” [1].
Non solo, ma è una riforma tanto più iniqua quanto più si pensa che la forbice della disuguaglianza tra le persone è aumentata da anni anche in Italia e non in misura marginale.

All’interno di questo modello – legato ad avvantaggiare chi ha già migliori capacità di spesa – rientrano i bonus per l’acquisto di mobili, TV e decoder, per l’installazione di sistemi di filtraggio dell’acqua… e poi c’era proprio bisogno di eliminare il tetto Isee [2] di 25 mila euro per il «superbonus 110 per cento» ai proprietari di «villette» e seconde case?
Un capitolo a parte meriterebbero le vergognose restrizioni per i richiedenti del reddito di cittadinanza con parametri sempre più restrittivi che incideranno negativamente sui più poveri.

Ma torniamo alla riforma fiscale. Si tratta di una rimodulazione delle aliquote IRPEF che passano da 5 a 4 e sono il 23% per i redditi fino a 15.000 euro, 25% per i redditi da 15 a 28.000, 35% tra 28 e 50.000, 43% oltre i 50.000. Per i redditi fino a 15.000 euro rimane il bonus IRPEF da 100 euro, portato fino ai 28.000.
Prima di capire come queste aliquote siano un regalo ai redditi più consistenti è necessario porsi qualche domanda: viene rispettato fino in fondo il dettato costituzionale che all’articolo 53 recita: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.» ? La progressività è effettiva sostanziale per chi guadagna diverse centinaia o milioni di euro? E magari possiede ingenti patrimoni?

L’ingiustizia che ne viene fuori è certificata da uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) e non dalla solita congrega di rivoluzionari comunisti. Come scrive Mario Pierro che riporta le conclusioni dell’Upb, “la riforma fiscale che scatterà nel 2022 porterà a una riduzione media di prelievo per 27,8 milioni di contribuenti di 264 euro ma il vantaggio sarà maggiore per i redditi medio alti, quelli tra i 42mila e i 54mila, che dovranno versare all’erario 765 euro in meno in media. I dirigenti avranno una riduzione delle imposte di 368 euro, oltre il doppio, in termini assoluti, di quella media degli operai, pari a 162 euro, mentre gli impiegati avranno un taglio delle imposte di 266 euro. […] chiarisce [l’Upb] che il 20% delle famiglie più povere è «sostanzialmente escluso» dai benefici per effetto dell’incapienza fiscale. In pratica il 50% dei nuclei in condizione economica meno favorevole «beneficia di circa un quarto delle risorse complessive (circa 1,9 miliardi), mentre il 10% più ricco beneficia di più di un quinto delle risorse (1,6 miliardi)». Il 20% delle famiglie in condizione economica meno favorevole è di fatto escluso dall’ambito di applicazione dell’Irpef a causa dell’elevato livello dei redditi minimi imponibili e quindi non è coinvolto dalla revisione dell’Irpef“ [3].

Non è finita qua perché un’ulteriore analisi, questa volta da parte della Funzione Pubblica (Fp) della CGIL e dalla CGIL nazionale di cui ci parla Roberto Ciccarelli. Si tratta di uno studio che tiene conto anche degli effetti dell’intera politica sociale del governo Draghi e di quello Conte per cui, ad esempio, gli effetti dei precedenti interventi non si cumula e non c’è vantaggio per i meno abbienti. E poi evidenzia la Cgil, «non è opinabile che rispetto al 2021 l’intervento sull’Irpef fornisce vantaggi inferiori ai redditi più bassi, solo in parte mitigati da una decontribuzione temporanea, così come è certo che la platea potenziale dei cosiddetti “perdenti” nel passaggio all’Assegno Unico è composta da oltre un milione di nuclei, tutti caratterizzati dalla presenza di reddito da lavoro dipendente saranno indennizzate al 100% per un solo anno, e non per tutti» [4].

Tutto questo, lo ribadiamo, in un contesto in cui secondo l’ISTAT nel 2020 si erano già registrate 335mila famiglie in più, in confronto al 2019, in povertà assoluta superando la quota totale di 2 milioni di nuclei. Questi numeri, in termini di individui, significano che più di un milione ha superato la soglia della povertà assoluto e così siamo passati dal 7,7% del 2019 al 9,4% sul totale.

Pasquale Esposito

[1] Monica Di Sisto e Riccardo Troisi, Controfinanziaria / Serve un’economia solidale, https://sbilanciamoci.info/controfinanziaria-serve-uneconomia-solidale/, 10 Dicembre 2021
[2] L’ISEE è Indicatore della Situazione Economica Equivalente è un indicatore che serve a valutare e confrontare la situazione economica delle famiglie. L’ ISEE è calcolato come rapporto tra l’Indicatore della Situazione Economica ( ISE ) e un parametro desunto dalla scala di equivalenza data dall’INPS. https://www.inps.it/prestazioni-servizi/come-compilare-la-dsu-e-richiedere-l-isee
[3] Mario Pierro, Irpef iniqua, la riforma di Draghi premia dirigenti e manager, ultimi gli operai, https://ilmanifesto.it/irpef-iniqua-la-riforma-di-draghi-premia-dirigenti-e-manager-ultimi-gli-operai/, 28 dicembre 2021
[4] Roberto Ciccarelli, «Irpef, le briciole dal governo a chi non arriva a fine mese», https://ilmanifesto.it/irpef-le-briciole-dal-governo-a-chi-non-arriva-a-fine-mese/, 30 dicembre 2021

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