Una strana riforma della Giustizia. Dalla prescrizione ai reati da perseguire

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Riprendiamo il discorso sulla riforma della Giustizia, iniziato con un nostro articolo il 19 giugno scorso, perché il Consiglio dei Ministri ne ha approvato i contenuti dopo un compromesso nella maggioranza.
Una riforma che, a mio giudizio, andrà ricordata come epocale in quanto applicando con consumata maestria il famosissimo “gioco delle tre carte”, si sono individuati con facilità i soggetti da sacrificare all’ormai logoro mantra “Ce lo chiede l’Europa”; e cioè da una parte un partito politico – in questo caso il M5S – e dall’altra noi cittadini che vivremo gli effetti di questa vera e propria controriforma.

La ministra Marta Cartabia già in primavera aveva sollecitato i partiti ad individuare i punti nevralgici sui quali intervenire per sbloccare definitivamente l’annosa questione della lunghezza dei processi perché, questo sì che ce lo chiede l’Europa, vera palla al piede in grado di frenare o ritardare ogni riforma del sistema giustizia e non solo.
Molto semplicemente, la Ue per concederci le somme del “Recovery Found”, ci ha solo invitato a rendere, ad esempio, la giustizia civile più spedita ed efficiente dato che la sua ormai prossimità al collasso ha fatto scemare gli investimenti stranieri.

Velocemente ricordo che nel 2018 i capitali esteri investiti in Italia hanno rappresentato il 20,5% del Pil – pari a 361,1 miliardi di euro – ponendoci al penultimo posto fra i Paesi della Comunità, solo prima della Grecia [1].
Non solo questo è il macigno da sgretolare il più presto possibile perché, sempre nel grande quadro della riforma della giustizia, c’è un enorme ventaglio di settori nei quali poter intervenire.

Proprio perché molte volte ci piace attivare le orecchie da mercante, ricordiamo che ieri l’altro il Commissario Europeo alla Giustizia Didier Reynders ha provato ad “urlarci” dentro affermando che la “giustizia italiana deve continuare a lavorare sulle risorse umane… e ho visto che ci sono delle proposte di separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, ma devono aumentare i numeri in quanto l’Italia ha meno giudici di tutti gli altri Paesi Ue” [2]. Il che, tradotto in parole povere, significa di non perdere tempo nel tentativo di far passare il cammello nella cruna dell’ago per separare le carriere quanto invece predisporre concorsi per assumere nuovi magistrati.
Infatti oggi in Italia sono in servizio 9.100 magistrati ordinari – contro i 10571 previsti già nel 2018 – il che significa che abbiamo 12 magistrati operativi ogni 100 mila abitanti [3]. In Germania, per fare un semplice paragone, sono il doppio. In compenso, possiamo schierare un esercito di avvocati – vista la nostra congenita litigiosità – di ben 400 ogni 100 mila abitanti.
Ritornando alle vicende interne, va da sé, che non appena avesse ricevuto i rilievi richiesti, la ministra di Grazia e Giustizia avrebbe potuto operare la sintesi necessaria predisponendo una proposta di legge da portare in discussione in Parlamento.

Ma qui possiamo registrare il primo “colpo di scena” perché il Presidente del Consiglio Mario Draghi, in omaggio al principio di collegialità dell’Organo esecutivo, ha ritenuto opportuno convocare i rappresentanti dei partiti che compongono la sua maggioranza e discutere degli argomenti sul tappeto.
Da consumato tattico più che stratega, Draghi ha fatto la prima delle sue due mosse e come un torero nell’arena, ha conficcato la lama nel corpo del già macilento toro (in questo caso interpretato dal M5S) affrontando il tema della “prescrizione” – come se la riforma di questo istituto, già di per se divisivo, fosse il tocca sana di ogni gangrena che affligge la giustizia – e cioè la c.d. “riforma Bonafede”, fiore all’occhiello del Movimento e fortificazione ritenuta inespugnabile, sulla quale si sarebbe dovuto resistere ad ogni costo.
Ma come ogni linea Maginot, anche la posizione dei pentastellati in un battito di ciglia è caduta. Vediamo allora quali erano le posizioni contrapposte.

Sulla “prescrizione” l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ne aveva previsto la sospensione a fronte della sentenza di primo grado, sia che fosse di assoluzione che di condanna.
In pratica, la riforma Bonafede aveva fatto sua l’impostazione data da altri ordinamenti (vedi quello tedesco) nei quali la prescrizione del reato, appunto, può maturare solo prima della sentenza di primo grado e non anche dopo. La legge era passata anche perché il camaleontico Salvini l’aveva votata per onorare la promessa che aveva fatto ai cittadini di Viareggio dopo l’immane disastro ferroviario. Qualcuno doveva pagare e subito!

Ma da quel lontano 2020 troppa acqua è passata sotto i ponti ed ora vediamo il leader leghista “prostrato al bacio della sacra pantofola” draghiana, scagliarsi contro i rinnegati del M5S per i quali “la prescrizione non esiste e siamo 60 milioni di presunti colpevoli” [4].
In sostanza, sempre per assecondare le richieste della UE, la ministra Cartabia mantiene la prescrizione fino al primo grado di giudizio. Per il secondo, cioè l’appello, la new entry è rappresentata dal concetto di “improcedibilità” e cioè se l’appello non si conclude entro due anni, il processo non può più andare avanti e in sostanza muore in via definitiva.
Lo stesso concetto vale per il ricorso in Cassazione dove, se non si arriva a sentenza entro un anno, il processo è estinto.

Ora non bisogna essere esperti di materie giuridiche per capire che questa riforma mostra abbondantemente il fianco a pesanti critiche dato che per far scattare l’improcedibilità, basta che un bravo avvocato usi tutti i mezzi legali a sua disposizione per far superare alla causa quel fatidico anno dopo di che puf, come d’incanto, il processo non esiste più, e un processo che finisce nel nulla, come dobbiamo considerarlo se non un vero e proprio fallimento dello Stato?
Quindi, più che strumento per accelerare i processi, mi permetto di dire che questa soluzione assomigli ad una forma – più o meno mascherata – di amnistia generalizzata in quanto, come si sa, questo istituto costituisce causa di estinzione del reato.

Le perplessità sulla soluzione trovata, scuotono anche il mondo degli avvocati ed è forse il penalista più famoso in Italia, Franco Coppi, a risvegliare le menti. Ecco cosa dice in una intervista rilasciata il 9 u.s. “A questo punto era meglio tenersi la riforma Bonafede. Infatti, nell’ipotesi che i due anni concessi per fare il processo d’appello trascorrano senza che si arrivi ad una sentenza, che fine fa la sentenza pronunciata in primo grado? (ovviamente in caso di condanna. N.d.r.) Ovviamente la pena inflitta in primo grado non potrebbe essere eseguita e una norma che lo consentisse verrebbe dichiarata incostituzionale” [5].

Bel capolavoro, non c’è che dire; anzi, rifacendomi alla saggezza dei proverbi non mi rimane che constatare come la toppa sia peggiore del buco.
Comunque sia, il governo ottenuto quanto voleva veramente ottenere in via prioritaria e cioè lo smantellamento di quel pacchetto di norme sulla prescrizione facendoci credere che questo fosse il reale correttivo per velocizzare i processi – a proposito, la Ue ci crederà? – si è potuto dedicare a mettere a punto la seconda ed ultima mossa, vincente, per la quale non è servita una spada affilata bensì un fioretto dalla lama lunga che penetra meglio in profondità senza lasciare segni evidenti di violenza.
E si perché, quasi di soppiatto, la ministra Cartabia ha ripreso l’argomento che, come abbiamo visto nel precedente articolo di giugno, da anni disturba il sonno dei giusti e cioè di quel mondo della politica e non solo, che vorrebbe la separazione delle carriere dei magistrati.
A nulla sono valse le cortesi raccomandazioni provenienti dalla Commissione Giustizia della Comunità Europea da diversi anni circa l’inutilità di questo “sforzo”, primo perché non aiuta a risolvere il problema della celerità dei processi e secondo perché proprio l’Italia è portata come esempio di corretto funzionamento di quel meccanismo che è l’”obbligatorietà dell’azione penale” che ogni pubblico ministero deve (art. 112 della Costituzione) mettere in moto ogni volta che ha conoscenza di una notizia di reato.
Visto che lo sfondamento frontale su questo tema è di là a divenire – infatti è uno dei punti forti dei referendum proposti dai Radicali e appoggiati dalla Lega – e ovviamente non garantisce in automatico il successo, il governo ha preferito entrare dalla finestra invece che attendere l’apertura della porta principale.
La solerte ministra infatti, con l’assenso scontato di tutti i partiti, ha proposto quella che potremmo definire una cabina di regia parlamentare dove, con cadenza annuale, il Parlamento diramerà le sue “veline” alle Procure sui reati da perseguire e quelli per i quali non è necessario perdere tempo. Peccato che nessuno è a conoscenza di questo fantomatico e insostituibile elenco, perché sarebbe veramente interessante capire quali sono i reati “poco importanti”.
In un paese come l’Italia, dove la corruzione in ogni sua forma e manifestazione sembra apparire come l’unico motore che non si ingolfa mai, qualcuno avrà sfogliato l’annuale resoconto che l’agenzia “Trasparency International” pubblica sullo stato della corruzione in 180 stati? [6]. Il nostro Bel Paese è al 52 posto in classifica, in gaudente compagnia di Grenada, Malta, Isole Mauritius e Arabia Saudita, quest’ultima in pieno Rinascimento culturale e morale come dichiarato ai quattro venti da Renzi. Semplice coincidenza?

Ora dovremo aspettare che i contenuti di questa innovativa riforma vengano sottoposti al giudizio del Parlamento e, per evitare sorprese sgradite, Draghi si è già appellato al “senso di responsabilità” dei partiti che compongono la sua maggioranza. È l’invito, se non l’ordine, a tenere d’occhio i c.d. “franchi tiratori” che potrebbero impallinare con facilità la proposta di legge nata già tra le polemiche. All’Italia servono disperatamente i soldi del Recovery e questo è già più che sufficiente per tenere compatta la maggioranza; quindi, l’esortazione del Primo Ministro è di votare uniti questa legge, andare a Bruxelles con il compito fatto, ritirare il dovuto e poi, se fra due o tre anni qualche petulante membro della Commissione Giustizia farà dei rilievi alla legge… beh, si vedrà.
D’altronde è difficile dare torto a Draghi; sa benissimo che è a capo di una compagine governativa eterogenea che va dalla Lega al PD, alquanto litigiosa, divisa praticamente su tutto e pronta a qualunque iniziativa pur di conservare visibilità e sopravvivenza.
Di questa armata mercenaria, Draghi conosce vizi e virtù e sa altrettanto bene che per tenerla unita basta compattarla contro un nemico, che come tale, è riconosciuto da tutti e cioè il M5S. La congiuntura astrale è favorevole all’ex presidente della BCE e da esperto nocchiere guida la sua flotta contro le fragili imbarcazioni pentastellate, divise sulla rotta da scegliere e prive dell’ammiraglio Conte che, al momento, è poco propenso a dirigerne le ardue manovre. Affondare la flotta nemica e fare fuori – politicamente, si intende – l’ammiraglio suo rivale nella futura corsa al premierato, lo incoronerebbe come salvatore della Patria per le generazioni successive. Scacco matto in due mosse. Chapeau!
Se queste sono le premesse, chissà cosa potrà accadere in Parlamento.
A noi cittadini, come ho detto già più di una volta e lo ripeto ora senza timore di apparire pedante e logorroico, la riforma rischia di essere il grimaldello per assoggettare uno dei poteri dello Stato, quello giudiziario, agli altri poteri (legislativo e/o esecutivo) compromettendo la tenuta della Costituzione e quindi deli principi democratici, come già iniziato con la riforma che ha tagliato il numero dei parlamentari. Quello di assoggettare poteri all’esecutivo è uno egli strumenti utilizzati dalle dittature.
Stefano Ferrarese

Note:

[1] Analisi prodotta da Ufficio Studi CGA di Mestre nel 2019, su “FondiOnline.it”
[2] Angela Mauro “Pagella UE da incubo per la giustizia italiana”, su “Huff Post” 8/7/2021
[3] Giuseppe Pipitone, “Il Fatto Quotidiano” 8/7/2021
[4] Stefano Vespa su “Formiche.net”
[5] Luca Fazzo “Il Giornale” 10/7/2021
[6] Raffaele Angius su “Wired.it” 28/01/2021

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