Riscaldamento globale: metano, fracking e allevamenti intensivi

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L’ultimo studio che ci ha spiegato come il Pianeta – a causa del cambiamento climatico – sia prossimo al punto di non ritorno è stato il Rapporto di Valutazione dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici). I gas serra nell’atmosfera sono già così elevati da comportare un’alterazione sostanziale del clima che perdurerà per decenni se non per secoli, scrivono gli scienziati sul Rapporto. I fenomeni atmosferici estremi come quelli delle inondazioni in Germania, o le estese bolle di calore del Nord America per non dire dei trenta gradi e oltre registrati nel villaggio siberiano di Ojmjakon, il luogo abitato più freddo del Pianeta. Questi fenomeni saranno sempre più estesi e frequenti mettendo a repentaglio tutto l’ecosistema e conseguentemente la vita delle persone.

Il filosofo sloveno, Slavoj Žižek in un suo articolo che evidenzia una visione ampia e puntuale dove non è marginale il discorso sulle disuguaglianze, scrive che un presupposto fondamentale per poter cambiare registro è quello di accettare concretamente di essere, noi umani, una delle tante specie che popolano il Pianeta. E poi oltre a ciò «dobbiamo agire come supervisori della vita sulla Terra. Visto che non siamo riusciti a imboccare altre uscite (le temperature globali aumentano, gli oceani sono sempre più inquinati e così via), sembra sempre più probabile che l’ultima uscita prima di quella definitiva (il suicidio collettivo dell’umanità) sarà una qualche versione del comunismo di guerra. Non parlo di una riabilitazione o prosecuzione del “socialismo realmente esistente” del Novecento né tantomeno dell’adozione globale del modello cinese, ma di misure imposte dalla situazione in cui viviamo» [1].

Sta di fatto che abbiamo ancora qualche chance. Infatti «se venisse realizzato un azzeramento delle emissioni nette e la loro rimozione dall’atmosfera, il surriscaldamento scenderebbe a 1,4 gradi entro il 2100. “Gli obiettivi di 1,5 o due gradi non sono i bordi di un precipizio”, spiega Ed Hawkins dell’università britannica di Reading, tra gli autori del rapporto dell’IPCC. “Superare quella soglia non vuol dire che precipitiamo verso il baratro. Ogni minima variazione è importante. Ma le conseguenze peggiorano mano a mano che aumenta la temperatura. Ogni tonnellata di CO2 è importante» [2]”.

Riprendendo le fila sul da farsi nell’immediato vale la pena ricordare che due dei principali elementi che provocano il riscaldamento globale sono, oltre all’anidride carbonica, il protossido di azoto e il metano. Quest’ultimo è ai livelli più elevati nelle ultime centinaia di migliaia di anni e sono collegati alla produzione massiva delle carni che mangiamo. A dirlo è sempre il Rapporto dell’IPCC. Agli allevamenti intensivi, come causa dell’aumento del metano disperso, va aggiunta, soprattutto dopo gli anni 2000, la pratica del fracking [3] per estrarre petrolio e gas naturale che provoca la fuoriuscita di metano.
Thomas Philpott chiarisce che «il metano, in particolare, potrebbe essere la chiave per decidere se la terra continuerà a trasformarsi in un film catastrofico che avrà come protagonista la prossima generazione. Le principali fonti di metano includono rutti di vacca, letame di bestiame e perdite dalle trivellazioni di petrolio e gas naturali. Tali emissioni di metano provocate dall’uomo rappresentano circa il 30% del riscaldamento odierno rispetto ai livelli di temperatura preindustriali. Meno diffuso nell’atmosfera del carbonio, il metano intrappola il calore a una velocità 80 volte superiore al carbonio nel primo decennio dopo essere stato emesso, dopodiché si dissipa. L’anidride carbonica, al contrario, indugia per secoli. Ciò significa che le emissioni di metano di oggi hanno un impatto enorme sui modelli di temperatura del prossimo decennio e tagliarle potrebbe aiutare a stabilizzare il clima a breve termine» [3].
E allora perché non iniziare subito a contrastare queste produzioni? Bloccare del tutto l’estrazione con la metodologia del fracking e imporre una tassa sulle carni provenienti da allevamenti intensivi che utilizzano circa il 20% dei terreni per il pascolo e il 40% dei terreni coltivati per la produzione di mangimi. E non ultimo “il 75% delle malattie emergenti è di origine zoonotica “come si legge nel report Wwf “Dalle pandemie alla perdita di biodiversità. Dove ci sta portando il consumo di carne?” pubblicato lo scorso Luglio.
Pasquale Esposito

[1] Slavoj Žižek, Un’uscita di sicurezza per l’umanità, 27 luglio 2021
[2] Adam Vaughan, La Terra è sempre più calda e la colpa è degli esseri umani, 10 agosto 2021
[3] Nella tecnica estrattiva di petrolio e gas naturali, operazione consistente nel provocare la formazione di fratture nelle pareti di pozzi immettendo potenti getti di acqua e sostanze chimiche che spezzano le rocce, in modo da creare una zona permeabile che consenta più facilmente l’afflusso dei materiali liquidi e gassosi. ◆ La tecnica estrattiva che permette di sfruttare lo shale gas (impropriamente tradotto come “gas di scisto”) è la fratturazione idraulica o fracking. Si tratta della perforazione orizzontale, e non verticale, di uno strato roccioso nelle profondità del terreno (1500-6000 metri), estremamente permeabile e contenente gas naturale. Per estrarlo, vengono aperte delle fratture tramite piccole esplosioni, poi allargate pompando acqua e sostanze chimiche a pressioni elevate. Da lì, il gas confluisce nella condotta del pozzo e arriva in superficie. Un procedimento complesso, che richiede perforazioni e fratturazioni continue. E rischioso a causa di perdite di gas, sismicità indotta e contaminazione delle falde acquifere. (Federico Gennari Santori, Pagina99WE.it, 21 giugno 2014, Economia); Treccani
[4] Tom Philpott, Is it time for a cow tax?, 22 agosto 2021

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