Riscaldamento globale: appello degli scienziati e Trump si ritira dall’Accordo di Parigi

manifestazione riscaldamento globale
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Per la lotta al riscaldamento globale continuano ad arrivare pessime notizie. Senza qui commentare il ridicolo balletto dei politici al governo e all’opposizione sul tema della tassa sulla plastica e in genere sulla soluzioni per l’ambiente  è dagli USA che arriva la conferma del ritiro dall’Accordo sul clima di Parigi. Un accordo firmato da circa duecento nazioni ma che da più parti è stato sempre ritenuto il minimo indispensabile per provare a sopravvivere.
Se non accadrà niente di nuovo il 4 novembre 2020, cioè il giorno dopo delle elezioni presidenziali, sarà operativa l’uscita. Trump ha voluto mantenere fede alle promesse elettorali e che oltre a difendere gli interessi delle maggiori aziende inquinanti è anche una mossa elettorale per tutti gli elettori/lavoratori dove l’industria pesante è diffusa. Non è detto che questo gli sarà effettivamente utile elettoralmente visto che alcuni sondaggi danno la stragrande maggioranza degli americani sono favorevoli all’Accordo di Parigi [1].

Nella capitale dell’India, Delhi è dovuta intervenire la Corte Suprema per obbligare il governo locale a prendere provvedimenti, dopo molti giorni di inquinamento che ha reso l’aria irrespirabile, in quanto “non può esserci un esodo su larga scala a causa dei dati scientifici che indicano che la durata della vita delle persone viene ridotta a causa del grave inquinamento nella regione” [2]. Gli esodi in altre parti del mondo sono già cominciati.

Il report di GreenpeaceIl Pianeta usa e getta. Le false soluzioni delle multinazionali alla crisi dell’inquinamento da plastica“, ci dice ancora una volta il 99% della plastica proviene da fonti fossili come il petrolio, la cui estrazione e raffinazione è strettamente collegata al cambiamento climatico e all’inquinamento atmosferico. E, come abbiamo sempre sostenuto su questa rivista e del resto non ci vuole molto a capirlo, il riciclaggio non può risolvere il problema. Infatti «i sistemi di riciclo attuali non sono in grado di recuperare una quantità di materiale tale da ridurre la domanda di plastica vergine e di assicurare un adeguato smaltimento della crescente quantità di rifiuti prodotti. A livello europeo solo il 31 per cento dei rifiuti in plastica raccolti nel 2016 sono stati effettivamente riciclati. Per alcune plastiche realmente riciclabili come il Polietilene tereftalato (PET) e il Polietilene ad alta intensità (HDPE) i tassi di riciclo sono ancora spaventosamente bassi: solo la metà del PET venduto viene raccolto per essere riciclato, e solo il 7 per cento delle bottiglie raccolte per il riciclo sono trasformate in nuove bottiglie. Gran parte del packaging in plastica è soggetto a “downcycling”: invece di essere utilizzato per nuovi imballaggi in plastica riciclata, viene riprocessato per prodotti di qualità inferiore non riciclabili». E poi il capitolo delle bioplastiche: « gran parte delle tecnologie attualmente disponibili non consentono di produrre packaging interamente in materiale rinnovabile, spesso quindi confezioni e imballaggi in bioplastica sono realizzati solo in parte con materiali rinnovabili. Un esempio è la bottiglia NaturALL, che sarà adottata in alcune nazioni da Danone e Nestlé, promossa come “bio” ma costituita per il 70 per cento da plastica tradizionale» [3].

E poi lo strano appello di qualche settimana fa di un gruppo di 145 scienziati italiani che ha presentato una petizione al Capo dello Stato, al presidente del consiglio e ai presidenti delle Camere, «sostenendo che non esiste un consenso scientifico sull’origine umana del riscaldamento globale, che questo è un fenomeno che si è verificato anche in passato per cause naturali, che non c’è una emergenza climatica e che le politiche di riduzione delle emissioni sono inutili per governare il clima e negative per lo sviluppo economico» [4].
“Strano” perché sulla rivista BioScience uno studio a cui aderiscono oltre 11.000 ricercatori di 153 Paesi, tra cui circa 250 italiani ci dicono che «un obbligo morale per noi scienziati lanciare un chiaro allarme all’umanità in presenza di una minaccia catastrofica». Tra le soluzioni da mettere subito in campo: riformare le produzioni energetiche in favore delle rinnovabili, la riduzione degli inquinanti, la difesa degli ecosistemi naturali, quella delle popolazioni garantendo più giustizia sociale ed economica, l’ottimizzazione delle risorse alimentari riducendo il consumo di carne, e il passaggio ad una economia ‘carbon free’, senza emissioni di carbonio [5].
Ciro Ardiglione

[1] “Trump ha ufficializzato l’uscita dall’Accordo di Parigi. Gli ambientalisti Usa: «Una decisione scellerata»”, http://www.greenreport.it/news/clima/trump-ha-ufficializzato-luscita-dallaccordo-di-parigi-gli-ambientalisti-usa-una-decisione-scellerata/, 5 novembre 2019
[2] “Air pollution: SC summons Delhi chief secy, says there can’t be «large scale exodus»”, https://indianexpress.com/article/cities/delhi/delhi-air-pollution-sc-summons-delhi-chief-secy-says-there-cant-be-large-scale-exodus/, 5 novembre 2019
[3] https://storage.googleapis.com/planet4-italy-stateless/2019/10/7ad0fe02-greenpeace_ilpianetausaegetta_sintesi_ita.pdf
[4] http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2019/09/30/climaappello-145-scienziatiuomo-non-e-il-solo-responsabile_ae18589f-5959-4354-93b0-4bd946251854.html
[5] http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2019/11/05/allarme-di-11mila-ricercatori-e-piena-emergenza-clima_3beb568d-a27e-498c-932b-7c24f91381e5.html

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