Ritratti di donna: Petra Magoni

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Petra Magoni ha vestito i panni di Don Giovanni nello spettacolo Don Giovanni di Mozart secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio al teatro Strehler di Milano. L’artista ci ha offerto la possibilità di intervistarla. Quando mi hanno comunicato la sua disponibilità non stavo nella pelle. Sono cresciuto con la sua musica.

Ho trovato una donna piena di energia, di entusiasmi, di progetti. Si è raccontata, e ha raccontato la sua musica con brio e intelligenza, con la semplicità e la schiettezza che solo i veri artisti sanno.
Lei con un’orchestra che è insieme melting pot di genti, esperimento sociale che raduna artisti provenienti da differenti Sud del mondo, ensemble pregevole.
Nel porre le domande siamo partiti da Don Giovanni e si sono aperti mondi intriganti.

Petra Magoni nel Don Giovanni di Mozart secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio. Foto Paul Bourdrel

Lei ha frequentato un po’ tutti generi, dalla musica classica al pop. Adesso questo ruolo molto particolare del Don Giovanni con l’Orchestra di Piazza Vittorio. Quali difficoltà ha incontrato nell’interpretare un personaggio così complesso?
Io non credo nei generi nella vita. Quindi figuriamoci poi nell’arte. Poi è ovvio che servono per descrivere, comprenderci e capirci. Però tutto quello che separa, nelle persone, nelle arti non lo vedo di buon occhio. Ho avuto la fortuna grazie all’incontro con Ferruccio Spinetti di mettere in pratica tutta la mia curiosità musicale. Perché con lui e grazie a Musica Nuda, qualsiasi repertorio è possibile trasformarlo e renderlo musica nuda. Grazie al nostro tipo di suono: la formazione voce contrabbasso.
Con l’Orchestra di Piazza Vittorio ci conosciamo fin dalla sua fondazione. Nel periodo in cui Mario Tronco degli Avion Travel fondava l’Orchestra, io fondavo con Ferruccio, bassista degli Avion Travel, il duo di Musica Nuda. Le collaborazioni sono state tante nel corso degli anni. Con loro avevo già interpretato il ruolo della Regina della Notte nel flauto magico di Mozart. Quando Mario mi ha chiesto quale personaggio volessi interpretare nel Don Giovanni avevo inizialmente pensato a donna Elvira. La quale se vogliamo è un po’ una copia della Regina della Notte. Arriva anche lei molto arrabbiata, con arie musicali molto virtuosistiche.
Quando Mario, che dirige l’Opera insieme ad Andrea Renzi, mi ha detto che aveva pensato di farmi interpretare il Don Giovanni sono rimasta un attimo senza parole. Non ci avrei mai pensato ma poi mi sono detta “Perché no!”. Per me è una parte più impegnativa, perché non spingo con la voce, perché non sono un’attrice. È un personaggio che ogni sera affronta la morte. All’inizio
ho dovuto prendergli le misure. Invece adesso, ogni serra, grazie alla potenza della musica di Mozart, al gruppo di lavoro, e anche al tipo di personaggio che mi sta particolarmente a cuore, trovo una motivazione diversa, una motivazione nuova per raccontare questa storia.

Le parole di Petra Magoni fluiscono rapide e avvincenti. Raccontano dal vivo, in presa diretta che cosa significhi per lei fare teatro, essere artista. Ascolto con piacere quello che ha da dire. Mi colpisce molto la sua espressione “Mettere ogni sera in scena la morte”. Così la domanda successiva me la ruba lei.
Che rapporto ha con la morte?
C’è una pausa. Un prendere la rincorsa. Forse non è politicamente corretto porre queste domande ma Petra Magoni non si sottrae come del resto non si è sottratta a nessuna delle domande che le ho rivolto. E da quel poco che ho potuto conoscere di lei attraverso l’intervista, Magoni non sembra essere un’artista e una donna che si sottrae. L’impressione che ho ricevuto dalla nostra conversazione è quella di una donna pronta a lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Pronta ad accettare le sfide.
Beh… Ovvio… Che è l’altra parte della medaglia della vita. Ovviamente c’è una certa paura. Chi può dire di non avere paura della morte? Questo sì. Soprattutto paura del rimpianto di non fare quello che si può fare mentre si è vivi.

Lei ha rimpianti?
No. No. Io sono molto contenta. Certo si può fare sempre di più. Io sono una persona molto esigente con me stessa quindi vorrei sempre fare di più. Cerco di fare sempre di più, sempre meglio. Ho una grande curiosità musicale per cui mi piace fare progetti diversi.
L’altra sera ero con Paolo Fresu e una super band di musicisti a interpretare David Bowie. È stato bellissimo. Spero anche di rifarlo. Quindi mettersi in gioco in cose diverse… È la stessa cosa che fa Paolo suonando in tanti progetti diversi. Non è mania di protagonismo. È desiderio di incontrare gli altri, perché grazie agli altri si cresce musicalmente e umanamente.

Sento l’esigenza di riprendere le parole di questa splendida artista. Di usarle per approfondire la sua conoscenza, per proporle nuove domande.
Grazie agli altri si cresce musicalmente e umanamente…”.
Quindi la scelta dell’Orchestra di Piazza Vittorio è una scelta umana ma anche politica?
È un gruppo bellissimo. Sicuramente è un grande esempio di quello che è possibile grazie a un linguaggio comune, in questo caso la musica, ma non è detto che debba essere sempre e solo quel linguaggio. Questo gruppo è un esempio di quello che accade quando si è tutti sullo stesso piano. Quando si hanno tutti gli stessi doveri, gli stessi diritti, si creano dei rapporti umani migliori che non si basano sul pregiudizio o su differenze che sono più sulla carta che nella realtà.

Altra domanda sul Don Giovanni. Posso immaginare che le difficoltà nell’interpretare il Don Giovanni siano di due ordini. Uno di ordine musicale, l’altro quello di identificarsi con un grande seduttore maschile. Come ha affrontato queste due dimensioni?
Ma! Grande seduttore maschile… Sicuramente dal punto di vista interpretativo Don Giovanni è un personaggio impegnativo. Ci sono mille sfaccettature. Ma in realtà, se Mario Tronco ha scelto me per fare don Giovanni, Omar Lopez Valle per fare Leporello, Maria per fare Zerlina è anche perché abbiamo delle similitudini con questi personaggi. Quindi sappiamo che cosa stiamo raccontando. Non essendo attori se non viviamo veramente, ovviamente con le dovute differenze, quello che stiamo raccontando non potremmo farlo. Quindi la grande intuizione di Mario Tronco è stata anche quella. Anche perché mi conosce.

Petra Magoni a quel punto non può trattenersi dal ridere. La sua è una risata piena, un gorgoglio che fa da contrappunto alle parole.
Mario Tronco mi conosce e sa che potevo interpretare Don Giovanni. Ma non perché io sia un gran seduttore, ma perché ho un grande entusiasmo nei confronti degli altri. Entusiasmo che a volte viene scambiato per altro. Nel don Giovanni si innamorano di quello che lui è, perché ha il coraggio di essere quello che è nonostante le difficoltà, nonostante sia contrario alla morale, al costume. Si innamorano di quello che è ma poi non va più bene, poi vogliono cambiarlo. E questo è un tipo di cose che conosco personalmente.

Ammirevole la schiettezza di questa artista che attraverso la sua musica nuda sa suscitare tante emozioni. Affascinante la sua capacità di offrire non solo una musica nuda, ma anche di mettere a nudo la propria anima, senza riserve, senza falsi pudori. L’intervista continua. Petra Magoni mi conduce nel retro bottega dell’artista. Mi mostra come nasce e cresce uno spettacolo. Mi spiega i diversi aspetti di questo personaggio così impegnativo, nato dalla penna di Lorenzo Da Ponte, che lei riesce a sottrarre alla volgarità.

A un certo punto c’è un recitativo di Zerlina. Maria quel giorno era senza voce alle prove e l’ha rappresentato a voce sommessa. Noi tutti siamo rimasti entusiasti, era proprio così che doveva essere. Il nostro Don Giovanni non è il seduttore impenitente. È un personaggio che soffre. Le apparizioni del commendatore sono veri e propri incubi. La sua morte è frutto di un incidente, di una colluttazione. Don Giovanni soffre e Elvira lo amerà fino in fondo.

Ma l’incontro con Petra Magoni non è stato solo musica e teatro. Mi ha consentito di entrare in punta dei piedi nel suo privato. Mi ha consentito di chiederle quanto possa essere stato difficile coniugare il suo essere donna, madre, artista. Mi ha permesso di affacciarmi sulle sue paure. Di ascoltare che cosa sia per lei la disabilità, la cecità di sua figlia.
Anche in questo caso le risposte sono state schiette e dirette.

All’inizio non è stato facile anche perché io ho sempre sentito la missione, l’urgenza, la necessità di esprimermi attraverso il canto. Ho sempre saputo che quella era la mia strada. Anche se a volte ho ancora l’incubo di non essere ascoltata come artista.
A noi donne si chiede molto. Adesso ho due splendidi figli: Frida e Leone. Frida ha quattordici anni, è appassionata di musica. Spazia tra tutti i generi, dal barocco al pop. Leone ha venti anni. È più interessato alle arti plastiche. Quest’anno ha la maturità. Diciamo che hanno vissuto solo in parte la loro adolescenza, perché gli mancava la figura maschile a cui contrapporsi.
Cosa penso della disabilità?
Un giorno mia figlia è tornata a casa dicendo “Io non posso…”. Le ho risposto che ognuno di noi è diverso dagli altri. Ognuno di noi riesce meglio in alcune cose, meno in altre. Lei sa cantare.

Grazie Petra Magoni. In questa epoca oscura, fatta di sovranismi e paure, ascoltarti è stata una boccata d’ossigeno. Grazie alla tua musica nuda.
Gianfranco Falcone
https://www.disaccordi.it/

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