Ritratto di un amore, di Martin Provost

Ritratto di un amore, di Martin Provost

«Mentre sfogliavo un libro sui Nabis e mi passavano davanti agli occhi alcuni quadri di Bonnard, il mio sguardo si è fermato sul famoso “déjeneur”. All'improvviso mi sono ricordato che da bambino, mia madre mi aveva portato un manifesto dove era riprodotto quel dipinto, l'affiche di una mostra che era andata a vedere a Parigi. Un manifesto che avevo affisso al muro della mia stanza per poterlo guardare quando mi addormentavo la notte. Ero troppo giovane per capirlo ma qualcosa in questa immagine, nella sensualità, nello straniamento che ne emanava, mi affascinava. Era come una finestra che si apriva su un altro mondo».

Martin Provost

Così Martin Provost (cui si deve, fra gli altri, Séraphine, 2008, bel ritratto di una pittrice autodidatta, e una riuscita commedia dominata da Catherine Deneuve e Catherine Frot, Quello che so di lei, 2017) ha raccontato il déclic che lo ha indotto a realizzare Bonnard, Pierre et Marthe (da noi ribattezzato, un po' banalmente, Racconto di un amore, 2023) dopo che era stato sollecitato a realizzarlo da Pierrette Vernon, la nipote di Marthe Bonnard, consorte del grande pittore.

I di finzione sugli artisti sono spesso delle trappole perché presentano tutti i pericoli delle biografie: banalizzazione, esaltazione, superficialità etc. etc. Diciamo subito che Provost è riuscito brillantemente a evitarle tutte e il suo è un ritratto in movimento non solo di Bonnard ma anche di Marthe e di almeno un'amante del pittore, la giovane e sfortunata Renée. Ritratto in movimento perché Provost li racconta come figure vive, contraddittorie, senza mai farne delle figurine di cartone ma immergendole in un flusso narrativo il cui filo rosso è il vampirismo inevitabile dell'artista. Che si nutre, si alimenta, succhia tutta la vita che ha intorno, disinteressandosi o fingendo di interessarsi alle conseguenze perché quello che conta per lui, è solo sé stesso.

Ma l'artista è l'ultimo a rendersene conto fino in fondo perché divora senza pensare, divora per creare. Il film diviene anche la storia di una resistenza: quella di Marthe che resiste ai tradimenti, ai penosi sotterfugi, alle umiliazioni e rivela perfino un certo talento che però viene messo in ombra – altro vampirismo – da quello di Bonnard. Provost ha avuto la felice idea di calare la loro storia nella luce calda della natura, dei boschi e del fiume, nella materia di una realtà organica che imprime al film un'intensa corporalità e riflette la sensualità vorace dello stesso Bonnard senza ridurla a cliché: «Volevamo qualcosa di vibrante, vivo, carnale. Dovevamo far risaltare i colori dei dipinti, rifletterne la materia. Guillaume Schiffman, il direttore della fotografia, è un mago». Il regista ha dichiarato di avere avuto delle difficoltà produttive: «Ho dovuto tagliare 15 pagine dalla sceneggiatura nel bel mezzo della preparazione, dovevamo reinventarci continuamente, arrivare all'essenziale. Credo che questo abbia contribuito a dare una dimensione quasi organica al film, a sfuggire alla ricostruzione storica in tutta la sua pesantezza».

Cécile de France e Stacey Martin in Ritratto di un amore, di Martin Provost
Cécile de France e Stacey Martin in Ritratto di un amore, di Martin Provost

La vita di Pierre e Marthe non è raccontata al passato ma al presente dei loro appetiti e dei loro desideri, non senza vittime e delusioni. Vincent Macaigne conferisce a Bonnard un'aria eternamente adolescenziale mentre Cécile de France è come sempre magnifica nell'esprimere l'energia vibrante di Marthe ed è perfetta anche Stacy Martin che sembra la seduttrice trionfante e invece diviene la vittima dell'egoismo irresoluto di Pierre.

Roberto Chiesi

Ritratto di un amore, di Martin Provost - locandinaRitratto di un amore
Titolo originale: Bonnard, Pierre et Marthe
Lingua originale: francese
Paese di produzione: Francia
Anno: 2023
Regia: Martin Provost
Sceneggiatura: Martin Provost
Produttore: Francois Kraus, Denis Pineau-Valencienne
Casa di produzione: Les Films du kiosk
Distribuzione in italiano: I Wonder Pictures
Fotografia: Guillaume Schiffman
Montaggio: Tina Baz
Musiche: Michael Galasso
Scenografia: Jérémie Duchier
Costumi: Pierre-Jean Larroque

Interpreti e personaggi
Vincent Macaigne:
Cécile de France: Marthe de Méligny
Stacy Martin: Renée
Anouk Grinberg: Misia Sert
Grégoire Leprince-Ringuet: Édouard Vuillard
André Marcon: Claude Monet
Philippe Richardin: Maurice Denis

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