Roberto Saviano è ancora vivo

Sono ancora vivo Asaf Haruka
history 4 minuti di lettura

Se lo scrittore Roberto Saviano avesse avuto un ruolo accademico quella alla quale abbiamo assistito l’altra sera al teatro Carcano di Milano sarebbe stata definita una Lectio magistralis ma in effetti si è trattato di una  lezione scenica che intende rispondere al quesito: “Come si torna da una guerra?“.
Saviano testimonia la propria esperienza di vita, prima come curioso giornalista e reporter di cronaca, poi come scrittore che, diventato un bersaglio dei clan della camorra, è obbligato a vivere sotto scorta.
Il racconto del protagonista avviene anche attraverso le immagini di alcune tavole della graphic novel, “Sono ancora vivo” con i disegni di Asaf Hanuka ispirata proprio alla vita di Saviano. Dicevamo della guerra, una guerra da cui lui torna ferito, è una guerra questa combattuta con la parola che ha come confini il proprio corpo.
Quanto può essere potente l’arma della parola? Quanto può essere ambizioso l’obiettivo di cambiare lo status quo attraverso di essa e di fare la differenza? Ricordiamo illustri precedenti dove ciò è accaduto tanto da passare alla storia. Il grandissimo scrittore francese Émile Zola è rimasto celebre anche grazie al suo editoriale scritto su il giornale socialista “Aurora” dal titolo “J’accuse!” attraverso il quale denunciava pubblicamente i persecutori di Alfred Dreyfus e le irregolarità e illegalità di cui era stato vittima nel corso del suo ingiusto processo per alto tradimento.

Roberto Saviano
Roberto Saviano foto Mario Zanaria

Saviano ci porta con il suo racconto altamente evocativo in quello che fu il contesto della sua formazione, il primo ricordo al quale fa risalire la propria consapevolezza dell’esistenza di una criminalità pervasiva alla quale la società civile trovava il modo di adattarsi i giustificarne la presenza, un confine emotivo tra due mondi: il noi e il loro e dove i morti sparati per strada erano loro e quindi tutti fatti loro. Dalla consapevolezza, dalla curiosità, dal ossessivo interesse su come funzionano i clan criminali, le dinamiche le interazioni e le giustificazioni che la società civile accorda senza prendere posizioni nasce l’interesse di Saviano. Possiamo definire il Saviano ragazzo un entomologo della criminalità organizzata, egli osserva cosa accade in strada quando sta per avvenire uno scontro armato, un omicidio, il silenzio dei secondi che precedono l’agguato in strada. Egli osserva come reagiscono i familiari delle vittime, sa come riconoscere attraverso la reazione dei congiunti se il corpo che giace esanime appartiene ad un affiliato o ad un morto “innocente”, la teatralità nei gesti dei primi si contrappone alla imprevedibilità delle reazioni dei secondi e guardando quei corpi alcuni dei quali ancora in vita che cosa emerge?
Il dono dell’empatia di Saviano capace di sintonizzarsi sul dolore delle vittime definisce “vergogna” il loro stato d’animo, vergogna per essere pubblicamente esposti nell’attimo della propria morte allo sguardo indiscreto dei passanti.

Lo spartiacque nella sua vita è stata come si sa la scrittura del libro di successo, Gomorra (2006) dal quale è stata tratta la iconica serie TV che ha fatto sì che Saviano diventasse un obiettivo per i clan ed ha determinato la necessità di essere posto sotto scorta, situazione che dura da 15 anni. Che cosa significa essere sottoposti tutti i giorni ad una procedura che garantisce la tua sopravvivenza? Qual è la percezione che gli altri hanno della tua situazione? Quali i bias cognitivi sui quali la criminalità fa affidamento: “Saviano lo fa per i soldi, vuole il potere, Saviano è come noi“; il tentativo è quello di eliminare la distanza tra loro e noi in quel “siamo tutti uguali” che giustifica la loro esistenza. Ma l’attacco non è solo quello della criminalità organizzata perché quell’attacco diviene politico che non si fa scrupoli a far dell’uomo oggetto di campagna elettorale e di rinnovare e focalizzare il target che porti cucito sulla pelle.

Si mette a nudo questo essere umano dinanzi ad una platea che ascolta rapita e accompagnati dalla proiezione dei disegni che raccontano i passaggi della sua vita. La voce anima i disegni delle emozioni provate: paura, disgusto, tristezza. Saviano appare un uomo che seppure senza dichiararlo dimostra di avere dato un senso alla sua situazione: la perdita della libertà viene giustificata dalla necessità per lo Stato attraverso la protezione di garantire la libertà di parola e la forza del pensiero.

Guardando quest’uomo solo sul palco difendere le proprie scelte, mi è venuto in mente la filosofia buddista: l’uomo molto concentrato su se stesso, sulle proprie necessità ha un’altissima probabilità di essere infelice perché ogni difficoltà, ogni dolore, ogni sofferenza verrà avvertita come enorme mentre chi ha un sé grande che comprende l’intera umanità di fronte alle difficoltà riuscirà a riformulare il proprio pensiero e a vivere in una perenne condizione di gioia interiore. Ecco, il Saviano che si dona ai tanti venuti ad ascoltare la sua storia ha un sé grande seppure senza egocentrismo che ti avvicina e include, un sé cosi grande da far paura .
E ringraziate che ci sono io che sono una moltitudine (Andrea Pazienza)

Adelaide Cacace

Teatro Carcano – Milano
lunedì 25 ottobre 2021 ore 20:30
Sono ancora vivo
di e con Roberto Saviano
ispirato all’omonimo graphic novel edito da BAO Publishing
testo Roberto Saviano
disegni Asaf Hanuka

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