Rolling Stones. Le pietre rotolano sempre.

Le vere avventure dei Rolling Stones
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Spero di morire prima di diventare vecchio”  urlavano gli Who nell’inno generazionale My Generation che avrebbe acceso le polveri della contestazione giovanile alla metà degli anni sessanta.
Ed invece sono ancora qui. Gli eroi di quella generazione, nata a cavallo o qualche anno dopo la Seconda Guerra Mondiale, continuano ad incidere dischi, calcare le scene in tour mondiali, attrarre nuove folle perché il rock è l’esilir di lunga vita.
Cinquant’anni sono un arco di tempo sufficiente per una valutazione critica e storica che indaghi i motivi per cui questa musica abbia realmente inciso nel profondo le vite, cambiato i valori, rappresentato gli ideali di tante persone ed anche la letteratura non si sottrae a questo compito con uscite sempre interessanti. Finalmente anche in Italia, da qualche anno, si danno alle stampe i preziosi contributi dei grandi giornalisti stranieri come Lester Bangs, Simon Reynolds, Nick Kent, Greil Marcus ma ad essi si affiancano gustose autobiografie e cronache “dal ventre della bestia”. Tempo fa era uscito un bel film di Cameron Crowe, Almost Famous, che ricostruiva la sua educazione sentimentale di precoce giornalista musicale per la rivista Rolling Stone, al seguito di una band  alla metà degli settanta, facilmente identificabile con i Led Zeppelin, che offriva uno spaccato veritiero di tutto quello che era dietro il grande circo del rock’n’roll.

Ora, in concomitanza con le celebrazioni del cinquantennale dei Rolling Stones, esce per Feltrinelli uno splendido volume di Stanley Booth, Le vere avventure dei Rolling Stones, che segue le vicende della  band inglese nella tournee americana dell’anno cruciale 1969. Uscito nel 1984 dopo un travagliato e sofferto processo creativo, il libro alterna il racconto di quella incredibile esperienza, nell’anno dello sbarco dell’uomo sulla Luna, di Woodstock, di Charles Manson alla parabola tragica del primo chitarrista Brian Jones e non a caso si chiude con la rappresentazione della morte…del giovane Meredith Hunter durante il famoso concerto di Altamont funestato dalle violenze degli Hell’s Angels, chiamati irresponsabilmente a fornire il servizio d’ordine per il free concert  e quella dell’angelo biondo, annegato l’anno prima nella piscina della sua residenza di campagna, quasi a voler rappresentare il canto del cigno di una generazione che aveva osato l’inosabile e si era distrutta con le proprie mani. Qualche giorno dopo Altamont sarebbero iniziati gli anni settanta e sarebbe stata un’altra storia, non solo per gli Stones, ma per il mondo intero.
Booth è  scrittore di razza, ci porta on the road attraverso l’America, fra aerei privati, limousine, grandi alberghi, auditorium, le grandi metropoli e le città del Midwest, fa le ore piccole con loro, si fa le stesse droghe, ne carpisce i pensieri più profondi e ce li restituisce con una scrittura coinvolgente, a tratti frenetica come era la vita che aveva scelto di raccontare. La sua presenza non è mai marginale  e distaccata come quella dell’inviato di guerra, lui è dentro la guerra, vuoi che sia sul palco mentre gli Stones decollano nell’ennesima versione di Sympathy for the devil, vuoi che cerchi di convincere Mick Jagger a non cantare I’m free, perché non è vero che siamo liberi, oltretutto accerchiati da tutti questi poliziotti. Gli aneddoti che alimentano le famose leggende metropolitane sulla vita dissoluta delle rockstar, non estrapolati dal loro contesto, hanno un perché, se non altro per l’ebbrezza libertaria che pervadeva quella stagione irripetibile.
Non so come, alla fine del libro mi veniva in mente quella vecchia canzone di Sonny Curtis, I Fought the Law, rifatta nel 1977 dai Clash che cercavano di riattizzare quell’incendio su altre basi ideologiche ed estetiche, che diceva “Ho combattuto la legge, ma la legge ha vinto”.
Bellissima l’epigrafe finale che ci dà l’idea perfetta di quello che troveremo nelle le pagine del libro:
I Rolling Stones da giovani hanno messo più volte a repentaglio se stessi a causa di quello che erano, di come vivevano, di quello in cui credevano. In quegli anni e a lungo, sono stato insieme a loro. Qualcuno è sopravvissuto a quell’epoca, qualcuno no. Questo libro è la storia di quei giorni, quando il mondo era più giovane e il suo senso più chiaro”.
Ma quale migliore pubblicità delle parole dello stesso Keith Richard? “Il libro di Stanley Booth è l’unico che posso leggere e poi dire: yeah, è andata proprio così”.

Mario Barricella

Stanley Booth
Le vere avventure dei Rolling Stones
Feltrinelli Editore – 2012
521 pagine – Euro 24,00

Filmografia

Almost Famous – Cameron Crowe – 2000
Gimme Shelter – A. e D. Maysles – 1970

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