L’edilizia popolare a Roma. Il complesso INA-Casa

Roma Tuscolano INA-Casa
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Il complesso INA-Casa del quartiere Tuscolano di Roma, costruito e progettato negli anni Cinquanta del Novecento, fu il frutto del piano Fanfani del 1949 nella zona sudest della Capitale.

Il piano Fanfani, detto anche Fanfani-Case o Piano Ina-Casa, prevedeva la costruzione di edifici a destinazione popolare e piccolo-borghese. L’obiettivo era, in primis, la creazione di posti di lavoro. Come conseguenza diretta di ciò, vi era anche la costruzione di edifici che in parte sopperivano all’emergenza abitativa.
Disoccupazione e mancanza di alloggi erano infatti le piaghe dell’Italia del secondo dopoguerra. I primi governi del periodo, tutti caratterizzati dalla presenza preponderante della Democrazia Cristiana, cercarono dunque di ovviare a queste problematiche ispirandosi soprattutto alla dottrina keynesiana mista al solidarismo cristiano tipico del partito dello scudo crociato.
In questo contesto, spicca il complesso Ina-Casa del Tuscolano per via delle sue dimensioni e del suo valore storico e architettonico. Risulta essere infatti il più grande della Capitale e uno dei più grandi della Penisola. In più, viene considerato un monumento del moderno di fondamentale importanza, sia per il coacervo di architetti importantissimi che hanno collaborato al progetto, come Adalberto Libera, Saverio Muratori e Mario De Renzi, sia per la varietà degli edifici, fra i quali figurano palazzine, torri e case basse, queste ultime ispirate al modello marocchino.

Da un punto di vista storico, il complesso del quartiere Tuscolano risulta importante per via del periodo e del contesto sociale in cui è nato. La cornice del quadro infatti è quella del secondo dopoguerra, che fu un importantissimo momento di ricostruzione e riassestamento per gran parte dei paesi europei.
Difatti, il piano INA-Casa si inserisce nella scia degli interventi per la casa, foraggiati inizialmente dal piano Marshall, e poi, come nel caso del piano Fanfani, grazie a delle trattenute sullo stipendio degli assegnatari delle abitazioni – assegnazioni che avvenivano tramite graduatoria con il punteggio conferito in base alla maggiore necessità.
Il Tuscolano, diviso in tre parti, ossia il Tuscolano I, II e III, venne realizzato nel decennio fra il 1950 e il 1960 fra la via Tuscolana e l’area archeologica del Parco degli Acquedotti, nella zona detta Cecafumo.
Il terreno dove sorsero i lotti dell’Ina-Casa Tuscolano appartenevano alla famiglia Gerini, un ramo cadetto della famiglia Torlonia, la quale figurava fra i più grandi proprietari terrieri di Roma del dopoguerra.
Dei tre nuclei del complesso, soltanto il Tuscolano I si affaccia sulla via Tuscolana. Realizzato per primo, fra il 1950 e il 1951, è composto da quindici lotti di differenti forme e grandezze.
Il Tuscolano II, realizzato fra il 1952 e il 1957, fu molto più vasto rispetto al primo progetto, sia in termini di area utilizzata che di imprese coinvolte. L’impianto urbanistico fu curato da Mario De Renzi e Saverio Muratori, due degli architetti più in vista dell’INA-Casa. Insieme i due hanno studiato gli aspetti urbanistici per il quartiere, mentre hanno creato individualmente le soluzioni architettoniche e tipologiche.
Qui troviamo, a differenza del Tuscolano I, torri e case in linea. Spicca inoltre il cosiddetto “boomerang” di largo Spartaco, progettato proprio da De Renzi e Muratori, chiamato così per via della sua forma angolare: si tratta infatti di un edificio con planimetria a V, con ali divaricate e che si sviluppa per 160 metri.
Il Tuscolano III, realizzato per ultimo fra il 1953 e il 1954 e progettato da Adalberto Libera, chiamato “alla 49” dagli abitanti poiché l’entrata è in via Selinunte 49, risulta essere molto particolare per la presenza di case basse ispirate alle case marocchine.
Libera infatti si recò in Marocco proprio in quegli anni, e in una cartolina simpaticamente scrisse “Ecco l’Ina-Casba!”: stava così per portare le case marocchine nella periferia sud-est di Roma.

Roma Tuscolano INA-Casa 2021
Roma, Tuscolano. INA-Casa.
Foto Simone Fattori

Ad oggi, il Tuscolano Ina-Casa risulta essere ancora un complesso vivo, organico e sfaccettato, dove è molto forte la componente attivista per il miglioramento delle condizioni del quartiere. Infatti, rispetto ai progetti iniziali, molti edifici non vennero completati o addirittura realizzati. Fra i vari attivismi, troviamo quello del centro sociale autogestito Spartaco, situato nel Tuscolano III, la cui casa editrice, L’Incisiva Edizioni, ha pubblicato nel 2020 il libro “Ina-Casa Tuscolano: voci e storia”, dove unitamente alla ricostruzione storiografica tramite fonti scritte trovate anche delle interviste ad alcuni abitanti del quartiere, costituendo le cosiddette fonti orali.
Sempre nel Tuscolano, troviamo anche il centro Lucha y Siesta, un’altra realtà autogestita che si occupa di accogliere le donne vittime di violenza, e diventato negli ultimi anni molto noto fra l’opinione pubblica nazionale.
Clara Corsetti

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