Rosie Flores, The Amazons, Dope Lemon e gli Oga Magoga

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Parafrasando quanto detto da un musicista jazz alla fine del concerto, un articolo di segnalazioni e appunti musicali non può prescindere dal blues.

E l’artista texana Rosie Flores con il suo album, uscito lo scorso febbraio, Simple Case of the Blues ce ne da un coinvolgente prova. Tra brani più accelerati e quelli più dolenti la sua chitarra e la sua voce, sempre in grado di cambiare toni e profondità, il disco emoziona, forse anche a leggere intromissioni provenienti da rockabilly, honky tonk e jazz che hanno contrassegnato la sua lunga carriera. Come accade per esempio nei tre minuti e mezzo della sua corposa versione di I Wanto to Do More di Ruth More dove i fiati sottolineano attraversamenti intermedi. Nonostante gli anni, la sua voce merita come nella versione blues If There Was a Way di Dwight Yoakam.

Altri mondi. A tre anni da Honey Bones, Dope Lemon, l’alter ego dell’australiano Angus Stone qualche settimana fa il nuovo album Smooth Big Cat. Il suo mondo è quello della “mistica e oziosa creatura della notte che fuma e beve whiskey e non è minimamente disturbato dai problemi della vita“. E basta guardare il video dell’iniziale Hey You per rendersene conto.
Atmosfere psichedeliche e percussioni di impatto ma che possono sorreggere un cantato melodioso come accade nella title track. Movimenti folk ma sempre con ambientazioni un po’ stranianti li troviamo in Hey Little Baby, ben arrangiata e cantata. La sensazione che il nostro abbia potenzialità creative importanti ma che non riescono a concretizzarsi completamente. Forse sarà il suo essersi rintanato per troppo tempo nel suo ranch a Belafonte dove ha lo studio di registrazione.

Future Dust, l’ultimo album de The Amazons ha avuto accoglienze delle più disparate, diversamente dal loro esordio omonimo che ebbe applausi da ogni dove. La band inglese di alternative rock nasce nel 2014 e è composta da Matt Thomson (voce e chitarra), Chris Alderton (chitarra), Elliot Briggs 8basso) e Joe Emmett (percussioni).
L’album, da sonorità quasi del tutto americane, si presenta con Mother: pochi secondi di introduzione e parte una cavalcata tra esplosioni di chitarre sferraglianti, colpi di batteria infernale, cori urlanti che di fatto non si arrestano mai. È coì per tutto l’album, ritmo infernale, riff a go go, un po’ anni Settanta e un po’ Queens of the Stone Age, ma si fa fatica a trovare una personalità chiara.

 

Veniamo all’ultima segnalazione di oggi. Ancora un volteggio aereo per atterrare su spartiti molto diversi scritti in luoghi altrettanto lontani da quelli precedenti. Siamo a Siena e loro sono gli Oga Magoga e cioè Simone Angeli, Anton Sconosciuto, Wally Neri e Duccio Nencioni. La particolarità del disco, Apollineo/Dionisiaco è che è figlio di un girovagare nell’appennino tosco-emiliano e degli strumenti dei tanti artisti incontrati cammin facendo e registrati nel loro furgone attrezzato. Altra nota importante riguarda la sua struttura: terzo di un concept di 4 album, “racconta di Glauco -il protagonista della quadrilogia- e della sua fase di uscita da se stesso”.
Il quadro musicale è quello di un beat che attinge alla tradizione italiana e internazionale, un melting pop. Un giorno splendido è un bell’esempio di quel beat che ha elementi orchestrali, da banda di paese, concedendo un’andatura briosa. I meno di due minuti della successiva Dionisiaco Theme sono un intermezzo musicale con poche note di pianoforte e qualche fruscio. Il Colore del mattino è un racconto che parte dal caffè che sta venendo fuori dalla moka e prosegue con una semplice ballata fatta di accordi di chitarra acustica. Gayatri Mantra si muove lenta con un iniziale sitar lasciando sempre tracce orientaleggianti in tutto il brano con le voci che arrivano sempre da lontano. Dodici canzoni che denotano anche un lavoro importante di arrangiamento dando spunti di creatività musicale in varie direzioni. Stessa cosa si può dire dei testi che denotano ottime capacità di scrittura.
Non vi curate di noi e ascoltate

Ciro Ardiglione

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