Rosso, l’abbraccio tra Eros e Thanatos

colore rosso
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Troppo facile l’ambiguità del rosso e il suo intreccio tra passione, segnatamente amorosa che è vita e sangue che evoca rabbia se non morte.

Il rosso, che confesso è il mio colore preferito, è un archetipo della vita in questo senso, è il più dialettico, è la gioia estatica dalla quale nasce la vita ma anche la sua condanna, nel debordare di un’energia incontenibile. La tinta stimola emozioni forti come tradizionalmente si pensa il mantello rosso del torero che incita il toro alla sfida e forse proprio perché è impossibile non notarlo, per il suo carattere deciso in qualche modo pervasivo è uno dei colori meno indossati e che tra l’altro è meno presente negli oggetti di uso quotidiano.

Principalmente nella natura ci riporta al mondo vegetale evocando gustosità, passione, succulenza, basti pensare al pomodoro e la sua etimologia, oro rosso e quasi simbolo della cucina mediterranea, ma anche fragole e ciliegie, frutti che evocano la rinascita primaverile e il trionfo dell’estate. Così è la melauna al giorno secondo un detto popolare toglie il medico di torno – incantevole, tentatrice dell’albero del bene e del male che poi condannerà per sempre l’uomo, cacciato dal Paradiso terrestre e anche in questo caso, sebbene il peccato sia di superbia e non erotico, assume le connotazioni della tentazione amorosa. Lo stesso può dirsi del melograno, simbolo di fecondità e fertilità, quindi di vita e proprio per questo frutto sacro in molte culture del Mediterraneo: indica obblighi e leggi nella religione ebraica, mentre i suoi chicchi simboleggiano i 99 nomi di Dio nell’Islam e assumono un valore mistico nel Cristianesimo, ma è anche la tentazione ingannatrice della mela di Biancaneve; o più in generale i melograni sono legati all’abbondanza e al buon augurio nella cultura armena, dove anche la mela è molto presente e conclude quasi tutte le favole. Tre mele caddero dall’albero, una per chi ha raccontato la storia, una per chi l’ha ascoltata e una per tutti quelli che la ascolteranno: suona così più o meno l’adagio che suggella i racconti tradizionali del popolo di Erevan.
Per i fiori parimenti è gioia esplosiva, basti pensare al papavero ed è passione nella simbologia della rosa rossa. Interessante in questo caso il fatto che proprio le rose rosse siano l’unico fiore che si può regalare anche agli uomini perché il rosso acquista un carattere tanto ribelle, rivoluzionario quanto istituzionale.
Nelle pietre è il rubino e il corallo che ci rimandano una volta di più alla gioia, alla passione perché evoca il cuore e rafforza questo significato: basti pensare ai tanti gioielli a forma di cuore rossi in corallo o rubino appunto che nell’antichità era considerato più prezioso del diamante e dal punto di vista terapico combatte la stanchezza cronica. E ancora è una promessa di vita, per cui si dice “Rosso di sera bel tempo si spera” anche se il tramonto è nei toni dell’arancio ma “vedere rosso” indica un’eccitazione rabbiosa e non è un caso che il pianeta rosso indichi Marte, legato al dio della guerra, correlazione che ha negli ossidi di ferro del pianeta una valenza scientifica.

Se tradizionalmente in Italia era il simbolo dell’amore negli abiti nuziali, soprattutto di seta e velluto, assume il tono di importanza e regalità nei mantelli ad esempio che ne indicano l’importanza. I porporati, coloro che vestono rosso porpora, diventano una categoria, regale, sacrale e di potere. Il rosso bisogna poterselo permettere e anche sceglierlo consapevolmente: per cui un abito rosso, unghie e labbra rosse sono un indice di seduzione talora compromettente e da sempre il rosso di capelli, fulvo, è additato. Emblematico Rosso Malpelo, titolo di una celebre novella di Giovanni Verga dove esplicitamente il protagonista non ha nome ma un soprannome dispregiativo che viene associato al suo essere cattivo. Al femminile, la rossa, è seducente quanto maliarda e ancora una volta la nota è critica per non dire dispregiativa. Rosso era l’abito della meretrice di Babilonia e La lettera scarlatta, romanzo di Nathaniel Hawthorne, scandalizzò l’Inghilterra perbenista dell’Ottocento; sono rossi i cuori sui biglietti d’amore e ci sono i quartieri a luci rosse o ancora i cinema a luci rosse dove i film sono pornografici. Le stanze rosse soprattutto in velluto e seta evocano ambienti sontuosi, importanti, segnatamente i teatri, quando questi erano istituzioni non per tutti ma anche i tipici arredi delle case chiuse e il motivo è l’accelerazione della prestazione e quindi la funzionalità del rosso all’economia del bordello. Infatti se per la medicina indiana rappresenta il primo chakra, simbolo di radicamento e di tutti gli aspetti più materiali della vita, attiva l’energia mentale e fisica, diventa il colore ideale di chi ha bisogno di stimoli e movimento, promuovendo creatività e autoproduzione, ma anche accelerazione, eccitazione e aumento del battito cardiaco. Essendo il colore collegato al sangue e al fuoco esprime vita e calore quanto, allo stesso tempo, pericolo, come ben si evidenzia nelle espressioni ‘allerta rossa’, ‘codice rosso’, ‘pericolo rosso’ pur con uso distorto del colore in alcuni frangenti come il rosso degli estintori che sarebbe invece necessario fosse verde.

Risalendo il corso della storia, in Cina e nell’Europa dell’età della Pietra veniva seppellito del pigmento rosso insieme alle ossa del defunto in segno di rinascita. In molte culture è associato all’ardore e coraggio che possono trasformarsi in rabbia e crudeltà: d’altronde i ‘rossi’ sono per eccellenza nell’epoca moderna i rivoluzionari, poi identificati con i comunisti.
Nella simbologia africana questa caratteristica di coraggio e crudeltà insieme è associata sia al rosso sia al concetto di nyama, la forza che risiede potenzialmente in tutte le cose e nei corpi di tutti gli esseri, e specialmente nel sangue. In Africa infatti il guerriero ha gli occhi rossi come le Erinnni greche, personificazione della vendetta e tuttora avere gli occhi iniettati di sangue è sinonimo di collera. Nell’antico Egitto Seth era raffigurato ad esempio con capelli e occhi rossi in quanto l’assassino di Osiride. Secondo il principio per cui simile cura simile, un nastro o un segno rosso sulla porta di casa o sulla fronte erano considerati nell’antichità una protezione contri i demoni. Così il diavolo cristiano è rosso, il corallo rosso protegge dal malocchio o anche il cornetto rosso napoletano, sempre secondo una logica omeopatica. Per gli alchimisti era il colore dello zolfo, energia bruciante della bramosia umana, in particolare nell’ultima fase del procedimento di formazione dell’oro e della realizzazione della pietra filosofale, quella dell’arrossamento ovvero della rubedo, che avveniva sotto l’effetto del fuoco ovvero lo Spirito simboleggiato dalla Fenice. Tra l’altro il termine fuoco, dal greco pur puròs, incenerendo, divorando, distruggendo, purifica. Per questo streghe, eretici, libri sospetti vengono bruciati.

Da sempre il rosso è ritenuto l’opposto sia del bianco sia del nero con i quali in epoca medioevale arrivò a formare una triade e da sempre è stato usato per dipingere. All’inizio nelle caverne insieme ai pigmenti che colorano la terra: nel neolitico era il colore dei funerali ed è comunque un colore centrale, quello principale tutt’oggi nell’arte aborigena australiana; mentre nell’arte paleocristiana era usato per dipingere i serafini e gli arcangeli, in quanto simbolo di fuoco e di luce. Agli albori della cristianità il rosso simboleggiava lo Spirito santo e la chiesa primitiva attribuiva l’azzurro al Padre e il giallo al Figlio, mentre oggi i cristiani hanno abbandonato questi colori simbolici del Dio uno e trino e l’uso sopravvive solo nei paramenti sacri di alcuni riti liturgici. In generale nel mondo cristiano la polarizzazione del rosso è legata rispettivamente al diavolo e al sangue di Cristo, il cui sacrificio è rappresentato da un manto rosso su una veste bianca e nell’Eucarestia dall’ostia bianca imbevuta nel vino rosso, associato appunto al sangue.
E il tema del rosso legato al sacrificio è una chiave interpretativa importante perché è il punto di svolta che salda thanatos ed eros, capovolgendo le regole della natura: dalla morte nuova vita, così  diventa sinonimo di rinascita. In tal senso anche a livello naturale il rosso è associato al solstizio d’inverno che cade tra il 22 e il 23 dicembre, poi fatto coincidere con la nascita di Cristo. Ecco perché il Natale è associato al rosso; mentre babbo Natale era in origine grigio o verde come un forestale ed è diventato rosso solo per la Coca-Cola, banali questioni di marketing.

L’astrologia suggerisce infine un altro modo di interpretare il rosso, associandolo al colore di Marte, in quanto governatore dei nati sotto il segno dello Scorpione e dell’Ariete cui infonde passionalità, forza e coraggio.

Tra le ambiguità e la grande varietà espressiva e simbolica, come ‘essere in rosso’, ovvero non avere soldi, o ‘essere una primula rossa’, imprendibile, l’importante è trovare il fil rouge, espressione che indica in francese l’idea di non perde il filo, anzi trovare una coerenza nel racconto.

Ilaria Guidantoni

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