Ruben. Il Rogo della Vespa. Proteste sociali in folk-rock ironico

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Un’idea da seguire. Un’idea che spesso ha come maestra la strada, la realtà quotidiana. È questo il metodo musicale di Pierfrancesco Coppolella in arte Ruben. Con Il Rogo della Vespa vuole condurci tra i sentieri della “fine”. L’idea della fine da varie angolature. Quello di un concept è appunto un metodo <<che mi ha molto aiutato sul piano compositivo>>.

Dopo la preistoria quando rimase folgorato da Like a Rolling Stone di Dylan [1] la sua entrata nella storia avviene a metà degli anni ’90 quando scrive i testi di due dischi Loner And Goner e So di Blues per Rudy Rotta per poi proseguire nel 2000 con l’esordio  Biondo Accelerato e successivamente, con cadenza di quattro anni, arrivano La Musa Elettrica e Da qui non si vedono le stelle fino all’ultimo Il Rogo della Vespa. Un disco uscito all’inizio dell’anno e che accoglie diversi ospiti con un occhio particolare alla sua Verona (Veronica Marchi, Laura Facci). Per l’album <<volevo un suono scarno ed essenziale (ad eccezione del singolo Schiuma, discorso a sé), pochi strumenti in ogni traccia, ma molto curati nel suono e nelle parti che dovevano eseguire. Non c’è nel disco una nota o una pausa che non abbia voluto>>  [2].

Veniamo ora ai commenti sparsi tra la critica musicale. Per Gessi l’album non riesce a penetrare nell’ascolto per lasciare il segno. E in generale, nel lavoro di Ruben, questo riguarda sia il testo che la musica per la quale comunque la passione è manifesta. Qua e là ci sono spunti ma la <<sorpresa del disco è la bella Controluce, nel suo crescendo di voci e strumenti; accompagnato da Veronica Marchi, Ruben riesce ad essere incisivo>> [3].

Anche Vanoli sottolinea la passionalità e la freschezza del lavoro di Ruben, ma il senso della recensione è diverso perché appunta più  momenti che si lasciano ascoltare con piacere e dove Il Rogo della Vespa è il miglior esempio. In questo album di  <<le istanze rock e quelle sociali si combaciano perfettamente creando un equilibrio formale e contenutistico>> [4].

Giordani se da una parte accosta Ruben, in qualche maniera, a Ivan Graziani nel brano Giù e a Ivano Fossati in Schiuma <<tanto nelle movenze stilistiche quanto in un certo sarcasmo sociale>>, dall’altra ritiene l’album poco attraente per l’assenza di motivi attraenti e per poca inventiva negli arrangiamenti [5].

Di ben altro tenore l’analisi  di Chiari particolarmente incentrata sul contenuto delle liriche che fanno de Il Rogo della Vespa un racconto <<tra verismo e una moderna lotta di classe… attorno ai mali di una società deleteria evocandone immagini già sotto gli occhi di tutti>>. A questo proposito ricorda la title track, Dare e Avere e Le Cose Si Mettono Male. Sdrammatizzando con buona dose di ironia si dipana un album che mostra ottime collaborazioni tra le quali si cita quella della voce di Veronica Marchi in Controluce [6].

Giudizio altrettanto positivo quello di Bianchi che vede nel roots rock americano il filo conduttore del disco assieme alla <<vena testuale ironica e scanzonata ma sempre molto pungente che talvolta fa pensare a Rino Gaetano – si senta Infezione – in vesti più riflessive e intimiste>>. Il suono è sempre ben condotto dalla band che riesce ad esprimersi al meglio nei mari momenti musicali. Pornomane N°2, Scirocco per le <<sperimentazioni con effetti, elbow e mellotron>>  e l’ottima Controluce tra le citazioni [7]. Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

 

genere: folk-rock
Ruben
Il Rogo della Vespa
etichetta: Vrec
data di pubblicazione: gennaio 2011
brani: 12
durata: 40:28
cd: singolo

[1] A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini, Fuori Dal Mucchio, febbraio 2011
[2] A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini, idem
[3] Emanuele Gessi, www.losthighways.it, 9 maggio 2011
[4] Vanoli,  www.yastaradio.com
[5] Francesco Giordani, www.ondarock.it, 6 gennaio 2001
[6] Eleonora Chiari, www.rockit.it, 15 marzo 2011
[7] Stefano Bianchi, luglio/agosto 2011, pag. 156

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