Russia 2018. Finalmente compiuta la campagna napoleonica

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Ha vinto la Francia. Alla fine la nazionale guidata da Didier Deschamps ha trionfato a Mosca con il merito indiscusso di chi è bravo, fortunato, ma sa anche rischiare.
Tracciando invece un breve bilancio di questa edizione dei Mondiali, diciamo subito che è stata un’opera ben riuscita. Un’ottima organizzazione anche se molto blindata, tanto da far pensare all’invasione di campo durante la finale, come una “gentile” concessione alle “rivoltose” signorine. Insomma ci si è divertiti e soprattutto è stata l’occasione per conoscere un po’ di più della Russia: innanzitutto le splendide città, poi gli impianti, stadi veramente all’avanguardia. Infine i tifosi, ordinati anche se, come detto, forse un po’ troppo irreggimentati.

Tornando alla finale, è necessario un accenno all’impianto complessivo delle due contendenti. I croati, sconfitti, si sono confermati come splendida realtà coeva del calcio internazionale. Le loro stelle, che brillano nei maggiori e migliori campionati europei, si sono dimostrate finalmente all’altezza, ben al di là dell’effetto sorpresa. Già, perché questa squadra, che sforna e attinge calciatori da una popolazione complessiva di non più di quattro milioni di abitanti, ormai da anni è entrata di diritto nel novero delle “grandi”. Eppure ai biancorossi scacchiati ancora manca qualcosa. Forse quel pizzico di furbizia e cinismo in più, del resto sacrificati, un po’ al puro talento, un po’ al voler strafare. E così, se la squadra del ct Dalic, di Modric e Rakitic, di Perisic e Mandzukic e di tutti gli altri, fosse stata meno impulsiva, sarebbe arrivata a Mosca certamente più riposata e pronta, senza il bisogno di dover passare per ben due volte per i rigori e una per i supplementari nei turni precedenti, contro avversari alla portata. Fatto sta che, soprattutto il cervellotico centrocampo, sapientemente guidato da Modric, l’unico calciatore contemporaneo in grado di apprestarsi a Pirlo, ha fatto vedere veramente grandi cose, creando l’aspettativa di rivedere presto la giovane nazione-squadra balcanica di nuovo protagonista.

E veniamo ai campioni del Mondo. Mai come in questa circostanza per una squadra di calcio ci sarebbe una intera epopea da raccontare. La nazionale che si laurea campione del Mondo a ventiquattr’ore dalla sua festa Nazionale, la vittoria in Russia sulle orme degli stivali dei soldati napoleonici, il multinazionalismo che vince su un ostentato principio identitario in questo preciso contesto e momento storico. Insomma tanta roba. Si, perché a vincere è stata anche e soprattutto la Francia multietnica, in barba innanzitutto agli umori interni di un Paese che, negli ultimi anni, ha virato decisamente verso posizioni di intolleranza e razzismo; ma anche in risposta a chi, nel resto del Mondo, vorrebbe annullare, distruggere ogni anelito di integrazione.

Parlando invece del profilo più tecnico e calcistico della questione, è stato anche il trionfo del ct Deschamps e soprattutto del suo coraggio a voler lasciare a casa tanti campioni già affermati (Benzema, Rabiot, Lacazette, Payet Kurzawa, Kondogbia, Sissoko), premiando giocatori più giovani e senz’altro più umili. Come il caso del terzino-rivelazione Pavard (suo uno dei gol più belli di tutto il torneo, segnato all’Argentina). Ma sono tutti dettagli se messi a confronto con la bellezza delle gesta di Griezmann e Mbappé, una coppia di attaccanti meravigliosa, la sintesi tra scaltrezza, potenza e velocità. Due campioni destinati a restare nella Storia del calcio internazionale. Soprattutto Mbappé, coi suoi diciannove anni appena, rappresenta il compimento di un vero miracolo sportivo ma anche una splendida storia di riscatto sociale.

E le altre? È stato sicuramente il Mondiale delle grandi delusioni. Come a voler rispettare l’oltraggiosa esclusione italiana, pare che le altre potenze calcistiche si siano volute mettere in disparte, saltando un giro. Sono mancate innanzitutto Spagna e Germania, evidentemente in cerca di un “passato recente” che però nell’immediato sembra ancora non esista. È sparita l’Argentina, forse perché sequestrata dalle idee un po’ troppo audaci del suo egocentrico ct Sampaoli; si è perso il Brasile, che stenta a trovare una generazione di campioni veri e che forse giudica i giovanotti attuali un po’ troppo dal peso del portafoglio e dei contratti. È stato infatti anche il Mondiale che ha perso i campioni e le individualità. Messi impaurito dai suoi stessi fantasmi albicelesti, Neymar troppo a lungo fuori durante la stagione, non ha fatto in tempo a recuperare, Cristiano Ronaldo troppo “solo” sulla tovaglia ormai sparecchiata di un Portogallo evidentemente ancora sbronzo della clamorosa vittoria agli Europei di due anni fa.

Non si è vista neanche l’Africa e oramai sono diverse edizioni. Conseguenza della nazionalizzazione dei campioni nelle squadre europee soprattutto, come detto, Francia, ma anche Belgio, Svizzera ecc. A proposito dei “Diavoli rossi”, vale un po’ il discorso della Croazia: grande talento, ma un pizzico di cinismo in meno. La Russia padrona di casa ha fatto invece il massimo possibile. Resta il pregio della vittoria ai rigori contro la Spagna e l’onorevolissima partita disputata contro i vice-campioni, arrivata anche questa ai rigori seppur con esito diverso.

In attesa di un ritorno azzurro, se non altro per il piacere di stare a criticare per un mese intero, ci si rivede tutti in Qatar nel 2022. Sarà un’edizione completamente rivoluzionaria. Innanzitutto perché, per ragioni climatiche, si giocherà in pieno autunno (novembre-dicembre), poi perché, con molta probabilità, le nazionali partecipanti saranno ben quarantotto, quindi ci saranno altre storie e curiosità da raccontare.

Insomma, chi vivrà tiferà…
Cristiano Roccheggiani

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