Russia. Economia in sofferenza, ma consensi in crescita per Putin

Russia bandiera
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Era dal 2009 che l’economia russa non subiva un simile tracollo. Il governo di Mosca aveva già previsto per il secondo trimestre del 2015 un calo del Pil del 4,4%, ma le cose sono andate peggio. L’ufficio di statistica Rosstat ha comunicato agli inizi di agosto che il Pil è sceso del 4,6% rispetto a un anno prima, dopo che nel primo trimestre si era registrato un calo del 2,2%. E così le previsioni che fanno gli analisti collocano al 3% la contrazione per il 2015 con un arresto della crisi nel secondo semestre. A completare il quadro economico c’è il misero +0,6% del 2014. La Banca Mondiale nel suo rapporto di giugno 2015 presenta uno spiraglio di uscita con una crescita dello 0,7% per l’anno prossimo e un ancor più confortante 2,5% per il 2017.

Questa crisi economica è soprattutto figlia dell’enorme calo del prezzo del petrolio su cui si basa una buona parte dell’economia russa. Il prezzo al barile che aveva toccato punte superiori ai 100 dollari, dal Luglio 2014 si è quasi dimezzato facendo contrarre pesantemente le entrate con la conseguenza di un altrettanto pesante calo del rublo che negli ultimi mesi si è deprezzato di oltre il 40% rispetto al dollaro. Nel dicembre scorso, nel pieno di una tempesta valutaria, la Banca centrale russa ha portato il tasso di riferimento al 17% anche se ora dopo vari interventi è stato riabbassato fino all’11%.  Questa tendenza al ribasso che stimola l’economia potrà essere riconfermata solo se il prezzo del petrolio non subirà nuove battute d’arresto.
La seconda causa di questa forte discesa dell’economia va cercata anche negli effetti delle sanzioni occidentali scattate nel marzo 2014 dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia. A fine giugno l’Ue ha confermato per altri sei mesi le sanzioni così come restano in campo le contromisure del governo russo.
A mio parere è difficile che le sanzioni degli stati europei vadano avanti per troppo tempo. Da una parte è difficile immaginare, con molto realismo, che la Crimea torni a far parte dell’Ucraina e dall’altra sono sempre più ampi gli ambienti politici ed economici che spingono per un allentamento. Non ultimo il Presidente del Consiglio Renzi che durante la sua recente visita in Giappone ha dichiarato al quotidiano finanziario Nikkei che “l’Occidente non deve isolare la Russia“. Inoltre nello scacchiere internazionale, come ha dimostrato la risoluzione della crisi con l’Iran sul tema del nucleare, la Russia è una nazione che non può facilemente essere isolata.

Nel sistema economico del paese le sanzioni determinano l’impossibilità delle aziende russe di finanziarsi sui mercati internazionali sia per fronteggiare i debiti che per investire in nuovi progetti per l’estrazione di nuovo gas e greggio. L’export subisce molte limitazioni.
Il mancato accesso ai mercati finanziari crea problemi anche alle banche.
E i licenziamenti sono già cominciati. In un paese dalle grandi differenze sociali ed economiche, dove il salario minimo è di 90 euro al mese, l’inflazione corre veloce e gli stipendi non reggono il ritmo, si fa sempre più complicata l’esistenza di milioni di individui. E non è un caso se il numero dei poveri nel primo trimestre del 2105 sia aumentato di quasi il 16%. Si tratta di oltre 3 milioni di russi in più a non avere un reddito sopra il livello di sussistenza. In totale la Rosstat conta 22,9 milioni di poveri.
Chi non sembra subire contraccolpi da questa crisi, che viene scaricata tutta su responsabilità esterne, è il Presidente russo Vladimir Putin che, ancora una volta facendo leva sullo spirito nazionalista del paese per fronteggiare gli attacchi di USA e Europa, si ritrova ad avere consensi record come quello registrato lo scorso giugno dal Levada Center che li attestava all’89%.
Pasquale Esposito

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