Saffo e Alda Merini. Vite di donne, vite di parole.

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Saffo e Alda Merini, un piccolo cenacolo aperto sull’Infinito della parola, sull’eternità dei sentimenti, un ponte audace che, dal lontano VII sec. a.C., giunge fino ai nostri giorni.
Le donne che compaiono in quest’ antologia senza pretese sono creature che hanno avuto vite particolari, che hanno lottato contro il dolore del distacco, il delirio della mente, la solitudine, le convenzioni del tempo, ma sono donne che hanno attraversato la vita, l’ hanno srotolata e dipanata nei suoi gomitoli più oscuri, nelle pieghe più nascoste. Sono donne che hanno vinto perché sono rimaste vive, immortali grazie ai fogli bianchi dell’ atemporalità.

Lo spazio infinito di Saffo: il tiaso
Una chiave di lettura essenziale di tutta la poesia di Saffo viene dall’attività che svolge a Mitilene, a capo di una confraternita religiosa consacrata alle Cariti e ad Afrodite di cui Saffo è sacerdotessa. All’insegna dell’elemento religioso e cultuale la poetessa ospita nella sua casa fanciulle di ceto elevato e, in un clima comunitario, le educa alla loro futura vita matrimoniale. Saffo è ministro di una divinità, educatrice e amica; il tiaso è un centro religioso, una scuola e un gruppo circoscritto . Come nell’eteria maschile il legame tra i componenti è spesso di natura omoerotica, così anche nel circolo di Saffo il vincolo omosessuale è la norma.
La poetessa esprime senza riserve la sua passione affettiva ed erotica per l’ una o l’ altra fanciulla e questo sentimento possente è la materia del suo canto. Ma non si tratta di un amore “romantico“; per quanto sincero, esso assume delle precise finalità pedagogiche: Saffo deve insegnare le regole dell’ amore che un giorno dovrà essere vissuto dalle fanciulle in chiave matrimoniale, all’interno di un rapporto istituzionalizzato. Ciò spiega l’assoluta conciliabilità tra la posizione della poetessa nel tiaso e la sua vita familiare (la stessa Saffo pare che abbia sposato un uomo di nome Cercila dal quale ebbe una figlia, Cleide),
La femminilità si configura come valore prioritario: ancora prima di essere preparate al loro ruolo di mogli e di madri le ragazze del cenacolo saffico imparano ad essere donne e ad estrinsecare le loro potenzialità nel sentimento.

Frammento 96D
Esser morta vorrei veramente .
Mi lasciava piangendo,
e tra molte cose mi disse:
“Ahimè, è terribile ciò che proviamo,
o Saffo: ti lascio, non per mio volere”.

Lo spazio di Alda Merini: il manicomio.
La poesia della Merini (931-2009) nasce dal delirio della sua mente, dal teatro circoscritto e dilaniato delle sue visioni; lo spazio della Merini è segnato dall’ombra del manicomio (nel 1965 inizia l’ internamento al Paolo Pini di Milano) dove si affollano lampi improvvisi e sfilacciate profezie…Flussi incontrollabili di parole , di pensieri,si riversano sulla carta come fiumana che sgorga da sorgenti archetipiche.
Alda Merini è un’araba fenice che cade e rinasce e si ricostruisce continuamente dal grigio cumulo di ceneri. Le mura di Gerico sono le mura della prigione manicomiale nella quale ai folli viene negata la possibilità di amare, di risorgere. L’incontro con il Messia apre il varco della salvezza per la mente che torna a ricomporsi e per la poesia che affiora come fonte cristallina ingoiata dalla pazzia. Vi è sempre un passaggio reversibile dal reale al visionario: epifanie, nenie, canzoni, apparizioni in uno spazio in cui irrompe la componente infernale e luminosa dell’essere umano

La Terra Santa
Fummo lavati e sepolti
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano , un pazzo
non può amare nessuno.

L’amore di Saffo.
L’ amore saffico produce una polarità di toni e di immagini intorno all’elemento erotico unificante: è un valore assoluto che passa attraverso le gradazioni della sofferenza, della malinconia, della leggerezza giocosa. Ma è soprattutto un sentimento dalla potenza sovrastante che non lascia scelta; è un’esperienza che coinvolge la persona nella sua totalità, tanto che interiorità ed elemento fisico finiscono per coincidere e le sensazioni che l’amore provoca possono essere descritte in un’ anamnesi medica. In realtà l’assenza di argini tra sentimento ed effetti esteriori è tipica della mentalità arcaica e ben riscontrabile già nell’epos greco, ma essa viene reinterpretata da Saffo. La centralità dell’amore permette la compenetrazione tra risonanze interiori e corridoi di realtà.

Frammento 47

Squassa Eros
l’animo mio, come il vento sui monti
che investe le querce.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

L’amore di Alda Merini
Nella Merini si intrecciano correnti di erotismo e slanci di misticismo; il tema sacro è frequente nella sua opera, ma le crepe della sensualità e della corporalità affiorano spesso all’ improvviso come folgori nella profondità della terra.
La Merini è una donna che appartiene al prodigio della poesia, ma è anche una donna che ama , che si apre senza schermi alla forza della passione, alla possenza del fremito nell’anima e nei sensi. L’amore è forza bruciante, vittoria della vita stessa sulla morte, è fuoco che la tiene allacciata alla terra, alle sue incrostazioni. Ma la forza che la muove è anche corrente ascensionale, spinta verso l’Assoluto e verso Dio; il suo è un Vangelo sprovvisto di liturgie e di canti iniziatici; è un credo che nasce dalla carne provata dell’ uomo, dalla mente sconquassata del vento delle forme; ed è in Cristo che la Merini si riconosce quando sente le asimmetrie della pazzia, gli aghi del dolore che insinuano la pace. L’uomo della croce che attraversa con il carico di legno il sentiero della vita è lo stesso uomo che si lascia forare il costato per amore e la poetessa lo incontra sul suo cammino, si ferma con lui e si sente toccata dal miracolo della scrittura.

Canzone dell’ uomo infedele
Il mio uomo è uguale al Signore
il mio uomo è uguale agli dei
se lui mi tocca
io mi sento una donna
e mi sento l’ acqua che scorre
nei lecci della vita.

La scrittura di Saffo
La lingua di Saffo è l’eolico letterario di Lesbo, ma con una patina omerica marcata; i filologi alessandrini curarono un’edizione delle liriche di Saffo in nove libri suddivisi su base metrica. Vi è un tratto che accomuna Lesbo con il resto della Grecia a cavallo fra VII e VI sec. a.C.: si tratta di una società e di una cultura ancora in larga parte tradizionali, dove la conservazione della memoria collettiva è essenzialmente orale; la scrittura esiste da poco più di un secolo, ma appare marginale. Il ruolo di Saffo in quanto poetessa tradizionale consiste, in modo non diverso da ogni altro poeta arcaico, nel riproporre nel presente il modello codificato dal passato e nel rappresentare il presente secondo il modello del passato. Ciò si realizza ad ogni livello: nel canto nuziale, nel canto imenaico, nei componimenti di contenuto sociale e politico, nel recupero di scelte lessicali e linguistiche che hanno una corrispondenza mitica, nel rispetto delle concezioni che regolano l’esistenza.
Certo è che la coralità e l’oralità rappresentano i tratti fondanti della comunicazione delle collettività arcaiche, piccole o grandi che siano.

Invocazione ad Afrodite
O mia Afrodite dal simulacro
colmo di fiori, tu che non hai morte,
figlia di Zeus, tu che intrecci inganni,
o dominatrice, ti supplico,
non forzare l’anima mia
con affanni né con dolore.

La scrittura di Alda Merini 
La produzione di Alda Merini sembra attingere ad una dimensione oracolare, sacra, della parola e del canto; non ci sono in lei ossatura ritmica, veste metrica o retorica. C’è invece un’ambivalenza irrisolta tra la sfera lirica e oracolare e quella del discorso quotidiano. La modalità orale, dialogica si declina nella tecnica dell’improvvisazione che la poetessa privilegia a svantaggio della scrittura (originale il suo modo di dettare poesie al telefono a don Marco Campedelli). Alda pare appropriarsi della tecnica dell’aedo che attinge alla memoria del recitante, al suo remoto immaginario e lo fa lasciandosi attraversare dal getto di parole fulmineo, imprevisto. I pensieri passano sulla carta solo in un altro tempo, poiché attraversano lo spazio bianco “dove non è scrittura” e dove è impossibile separare la vita vissuta da quella sognata. I segni dell’oralità appaiono alla Merini atti a produrre una forma più autentica di comunicazione rispetto ai segni della scrittura, e nello stesso tempo riecheggiano una poesia dai toni antichi, dalle espressioni formulari. Il linguaggio non è ricercato, non ama il periodare complesso, ma al contrario, è semplice e colloquiale, lirico e talvolta prosastico.

Francesca Maria Matilde Ricchetti

La mia rima
Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

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