Sanders da protagonista anche in South Carolina e nel super Tuesday?

USA Casa Bianca Washington
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Il sottotitolo del dibattito in TV tra i candidati democratici alla Casa Bianca svoltosi l’altro ieri sera è: uno contro tutti. L’uno è il senatore Bernie Sanders che è attualmente in testa alla nomination come candidato alle presidenziali del 3 novembre. In generale si è nuovamente presentato un parterre diviso, dove sono volati i coltelli com’era già successo a Las Vegas prima delle primarie in Nevada.

Sanders ha dominato le precedenti primarie democratiche in Nevada con il 46,8% dei voti e 24 delegati, numeri di gran lunga superiori al secondo Joseph R. Biden Jr. (20,2% e 9 delegati) e al terzo Pete Buttigieg (14,3%e 3 delegati). La Warren, quarta, non ha raggiunto il minimo dei voti necessari ad eleggere almeno un candidato.
Senza avere ancora i dati definitivi, dopo i primi tre turni, Sanders ha 45 delegati, Pete Buttigieg ne ha 25, Joseph R. Biden Jr. ne ha 15, Elizabeth Warren 8 e Amy Klobuchar 7. Per quanto siamo all’inizio il segnale “socialista” che arriva nella politica americana è chiaro.

L’inviato di Nouvel Observateur, Philippe Boulet-Gercourt spiega che ci sono alcune similitudini con l’ascesa di Trump nel 2016 visto che il senatore del Vermont sta approfittando, a parti inverse, di un partito diviso, inviso alla base e senza un leader carismatico in partenza; inoltre approfitta dei candidati rivali che si scontrano invece che unirsi; ed infine la somiglianza è anche per l’insistenza alla mobilitazione della base per cui «alla vigilia della sua vittoria in Nevada, Sanders fece un discorso che sembrava Trump nel testo: “Ho notizie per l’establishment repubblicano. Ho notizie per l’establishment democratico: non possono fermarci”» [1]. L’autore chiude ricordando che la sua sfida per la vittoria finale dipenderà da quanti moderati riuscirà a spostare.

È più o meno quanto afferma sul NY Times anche David Leonhardt quando ci ricorda che «gli ultimi quattro presidenti – Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama e Donald Trump – sono quattro politici molto diversi. Ma hanno una somiglianza cruciale: hanno tutti cercato di fare appello agli elettori che non erano palesi sostenitori», cioè i moderati e quelli non ideologicamente coinvolti [2].

E questo non moderare le proprie scelte sulla sanità, sull’istruzione, sulle grandi aziende da una parte e dall’altra non attenuare i toni per molti è un vantaggio per Trump, quel Trump che pur essendo stato e in parte lo è tuttora fuori dall’establishment è sempre dentro il sistema liberal capitalistico americano. E Sanders lo è molto meno.

Resta il fatto che in Nevada Sanders ha ottenuto una vittoria importante non solo dal punto di vista dei numeri ma anche sulla qualità del voto. Come spiega John Nichols sulle colonne del NY Times, il senatore «ha vinto tra uomini e donne, ottenendo un solido secondo posto (dietro Biden) nella corsa per il voto afroamericano, portando il voto latino al 51% del totale, ottenendo il 65% dei voti da chi ha meno di 29 anni e il 50% tra quelli che hanno un’età compresa tra i 29 e i 44 anni» [3].

Prima della vittoria c’era stato il dibattito tra i candidati a Las Vegas che aveva visto una Warren in splendida forma in grado di mettere nell’angolo il nuovo arrivato, il plurimiliardario ed ex-sindaco di New York Michael Bloomberg che vedremo alle primarie a partire dal “super Tuesday”, il 3 marzo quando saranno 14 gli stati ad essere coinvolti per le primarie democratiche.
Las Vegas sembrava preannunciare una risalita, che non c’è stata, della Warren perché aveva dominato il dibattito televisivo immediatamente precedente al voto in Nevada. Marina Catucci su il manifesto scriveva che la senatrice «durante il dibattito ha attaccato tutti tranne il socialista Bernie Sanders, ripristinando con lui un mutuo patto di non belligeranza. La senatrice è apparsa competente, preparata, reattiva, è stata quella che più degli altri ha messo Bloomberg in un angolo per le sue politiche razziste da sindaco di New York e quelle misogine da imprenditore, concludendo che a sfidare Trump non può presentarsi qualcuno con tutti quegli scheletri nell’armadio.» [4].

Secondo Massimo Teodori di Affari internazionali questi attacchi portati a Bloomberg sarebbero indice della bontà della sua candidatura come miglior avversario per Trump che sta spostando i suoi attacchi proprio sull’ex-sindaco di New York, elemento ben dentro la tradizione liberal-capitalistica del sistema americano, escludendo la sua avversione alla lobby delle armi della National Rifle Association. «È bene ricordare che i fattori trainanti della politica così come dell’intera storia americana sono sempre stati la democrazia, il liberalismo e il libero mercato fondato sul capitalismo, con l’accentuazione di volta in volta di uno dei tre termini» [5].

Tornando al dibattito dell’altra sera che anticipa le primarie di sabato in South Carolina e del Super Tuesday, fatta eccezione per Elizabeth Warren, il tiro al bersaglio ha riguardato Sanders ed è stato rappresentativo dell’incomunicabilità tra i democratici che, a parte le critiche a Trump sulla gestione del coronavirus, non sono d’accordo quasi su nulla. E con accuse che rasentano il ridicolo come quella che Sanders sarebbe di fatto aiutato dalla Russia che preferisce una rielezione di Trump.
In generale i candidati moderati argomentano che la nomination di Sanders non servirà né a riconquistare la Casa Bianca né ad avere le maggioranze al Congresso.
E se fosse vero quello che dice la Warren? «L’agenda progressista è molto popolare. Noi parliamo di come costruire il futuro. È questo quello che conta».
Pasquale Esposito

[1] Philippe Boulet-Gercourt, “Trump en 2016, Sanders en 2020: comme un air di déjà vu”, https://www.nouvelobs.com/elections-americaines-2020-carnet-de-campagne/20200224.OBS25210/trump-en-2016-sanders-en-2020-comme-un-air-de-deja-vu.html, 24 febbraio 2020
[2] David Leonhardt, “Bernie Sanders Is Making a Big Mistake”, https://www.nytimes.com/2020/02/23/opinion/bernie-sanders-trump-2020.html?action=click&module=Opinion&pgtype=Homepage, 23 febbraio 2020
[3] John Nichols, “Bernie Sanders Hits the Jackpot”, https://www.thenation.com/article/politics/sanders-nevada-results-jackpot/, 23 febbraio 2020
[4] Marina Catucci, “Bloomberg scollegato, a Las Vegas brilla Warren”, https://ilmanifesto.it/bloomberg-scollegato-a-las-vegas-brilla-warren/, 21 febbraio 2020
[5] Massimo Teodori, “Perché tutti contro Bloomberg?”, https://www.affarinternazionali.it/2020/02/perche-tutti-contro-bloomberg/, 20 febbraio 2020

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