Sara Pollice, Il contagio del Male

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Il male ha radici lontane, pronte ad emergere senza preavviso. Leggere Il contagio del Male”, romanzo d’esordio di Sara Pollice, significa compiere un viaggio verso i territori dove violenza e criminalità germogliano. Questo percorso conduce a una consapevolezza inaspettata, che l’autrice non ha paura di rivelare: il male si annida nei legami familiari, li corrode, contaminando la dimensione domestica, solitamente simbolo di protezione e cura.

Il contagio del Male si presenta come un giallo. Del resto, gli elementi del genere ci sono tutti: un omicidio inspiegabile, un commissario e la sua squadra alla ricerca del colpevole, l’evoluzione delle indagini fino alla risoluzione finale. Eppure, l’autrice non si limita a ricostruire il misfatto, ma sfrutta gli sviluppi narrativi per porre lo sguardo sul trascorso privato dei personaggi, in cui si celano segreti, traumi e ferite mai rimarginate. Relazioni d’amore travagliate, rapporti di lavoro tutt’altro che limpidi, ricordi di un’infanzia tormentata non costituiscono soltanto lo sfondo degli eventi, bensì i vasi comunicanti dove il male scorre in maniera silente, ma pervasiva.

copertina Sara Pollice IL CONTAGIO DEL MALEIn un piccolo paese del canavese, un brutale omicidio stravolge la quotidianità dei poliziotti, abituati a occuparsi di piccoli episodi di spaccio, furti e risse. Sara Pollice, fin dalla prima pagina, ci porta sulla scena del crimine insieme al commissario Costanza Petrini. L’immagine della vittima, torturata e abusata, trascina il lettore nel cuore di un delitto dai contorni torbidi. In paese nessuno sembra ricordarsi dell’uomo ucciso: il compito del commissario si fa subito difficile. Costanza, donna tenace e sicura di sé, guida le indagini con fermezza, nonostante alcuni colleghi le riservino un atteggiamento ostile, ritenendola incapace di risolvere un caso simile. In tal senso, il libro getta una luce sulle discriminazioni di genere ancora presenti nei vari luoghi professionali, compresi quelli di carattere istituzionale. L’autrice ha la lucidità di non banalizzare l’argomento, riuscendo a delinearlo con equilibrio attraverso dialoghi incisivi e la giusta dose di ironia. Non a caso, Costanza preferisce farsi chiamare “commissario”, al maschile: una scelta insolita, a metà tra condanna e sarcasmo.

Anche quando può contare sul sostegno dei colleghi, Costanza deve fare i conti con un eccessivo paternalismo che svela pregiudizi ancora ampiamente tangibili. “Costanza era abituata a essere scrutata dai colleghi e dai superiori con occhi interrogativi, sguardi che sottintendevano una fiducia condizionata, una fiducia a tempo, alla ricerca di un dettaglio che facesse trasparire l’insicurezza femminile che «sicuramente» si annidava dentro di lei”. A questo atteggiamento, Costanza reagisce senza vittimismi, abituando “il suo sguardo di ritorno all’abito splendente della neutralità”. La principale arma a sua disposizione è la propensione per la giustizia, su cui fa leva per tenere saldo il comando dell’inchiesta.

Impegnata a riannodare i fili del mistero, Costanza finisce per lasciarsi travolgere dal vortice degli eventi, col rischio di restarne intrappolata. “Si era aperto un buco nero dentro di lei, un vortice di assenza di significato, di sofferenza, di buio esistenziale”. Alcuni incubi notturni la riavvicinano a un altro mistero, rimasto anch’esso irrisolto: terribili episodi di stupri con cui è costretta a fare i conti. In questo caso, l’autrice attinge a piene mani dalla sua esperienza personale. Sara Pollice, infatti, è impegnata in prima persona nella lotta contro le violazioni dei diritti umani, essendo operatrice della Cooperativa sociale Be Free, che supporta le persone vittime di stupri, discriminazioni e violenze di vario tipo.

Nel corso delle pagine de Il contagio del Male, Costanza sveste i panni dell’eroina, per assumere un profilo più umano, ricco di sfumature. A risentirne sono innanzitutto gli affetti personali, a cui il commissario non dedica troppe energie, mostrando “un’autentica vocazione anti-familiare”. Con la figlia Luisa i rapporti madre-figlia sembrano addirittura ribaltati. È Luisa a sollecitare la madre, rivendicando maggiori attenzioni, mentre Costanza sembra vivere in una dimensione tutta sua, dove la sfera famigliare non ha accesso. In ogni caso, sarebbe fuori luogo descrivere Costanza come una madre o moglie distratta: non sono le etichette a interessare l’autrice. Al contrario, la Pollice tratteggia un personaggio a tutto tondo, inevitabilmente imperfetto e fragile. La corazza che Costanza esibisce sul lavoro nasconde, in realtà, debolezze personali con cui la donna dovrà imparare a convivere. “Le bastava che insieme alla storia scorressero le lacrime e si liberasse di quella orribile sensazione di nausea. Tutto confluiva progressivamente in una sorta di contenitore che la sua coscienza era pronta a sigillare e archiviare”.

Sara Pollice sceglie di dare voce ai personaggi, affidando ai dialoghi una parte consistente della storia. È una decisione consapevole, che le consente di tenere alto il ritmo narrativo e di rendere più vividi i protagonisti. La trama, attraverso continui colpi di scena, mette il lettore di fronte a domande assillanti: è possibile spezzare la catena del male o, al contrario, il vincolo di sangue può rivelarsi una prigione per l’eternità?

Lorenzo Di Anselmo

Sara Pollice
Il contagio del Male
Iacobelli Editore, 2020
Pagine 160, € 14,00

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