Scarabocchio o divagazioni calligrafiche. Da Leonardo a Cy Twombly

luigi Pericle Senza titolo
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Ci è certamente accaduto nell’osservare dipinti e disegni di una mostra – qualsiasi mostra dal Rinascimento ai nostri giorni – di notare sgorbi e ghirigori sui margini del foglio che sembravano quasi sporcare il disegno. O è accaduto di leggere un breve commento del curatore o critico d’arte che ci informa che sul retro di una certa tela che stiamo ammirando sono stati ritrovati schizzi e bozzetti del pittore, forse prove, a volte assai lontani dal soggetto della tela stessa.
Moda? Abitudine o divertimento di bottega?

In realtà questo gioco del rovescio, con origini assai lontane, ha prodotto un vastissimo repertorio di segni grafici di varia interpretazione: graffiti, schizzi, bozzetti, appunto scarabocchi. E bisogna dire innanzi tutto che non si tratta di una prerogativa delle avanguardie del Novecento, perché la pratica dello scarabocchio accompagna le creazioni artistiche dal Rinascimento ad oggi. L’apparente valenza negativa del termine scarabocchio inteso come segno maldestro, informe e malfatto, fuori dalle regole dell’arte, una macchia, un gesto incontrollato, al più disegno infantile, fantoccio, pupazzo, si trasforma in valore positivo grazie a un lungo e accurato studio di questa pratica.

La mostra mette in luce alcune verità sconosciute su questa pratica e sulla interpretazione del termine e ci invita a curiosare sul retro di tele e disegni. Il termine scarabocchio è legato alla creazione artistica, anzi ne è il centro, e lungo un percorso cronologico rappresenta un dialogo tra Rinascimento e arte contemporanea.

Agostino Carracci
Agostino Carracci, Serie di teste caricaturali, 1594 circa.. Inchiostro su carta © MiC – musei Reali, Biblioteca Reale di Torino Archivio fotografico BRT

L’esposizione ci racconta come queste pratiche grafiche sperimentali, senza regola, trasgressive e liberatorie, siano diventate a volte opere d’arte esse stesse e come abbiano scandito da sempre la storia della creazione artistica.
C’è vita dietro ogni dipinto e ogni disegno, a volte sul fronte stesso dell’opera, lungo i margini. C’è una dimensione collettiva su come si sperimentava il disegno a bottega e, con accostamenti inediti – garzone o maestro – si ritrova la mano di Pontormo, Bronzino, Michelangelo, Leonardo, Benozzo Gozzoli, Taddeo Zuccari, Giacometti, Picasso, Levitt, Twombly, Basquiat….

Il Rinascimento per liberarsi dai vincoli di un disegno detto “accademico” produsse forme grafiche libere e liberatorie, istintive e gestuali, un ritorno alla infanzia, create da mani anonime e di maestri. Michelangelo entra in competizione con altri studenti per imitare e riprodurre un “fantoccio” visto sui muri di Firenze. Taddeo Zuccari, in barba al padrone della bottega che risparmiava sulla luce della lampada, al lume della luna disegna su carta straccia e dalla carta il disegno si “espande” sulle imposte delle finestre e sui muri. Non mancano  porzioni di pareti staccate dai muri della bottega di Mino da Fiesole e gli schizzi fatti sui muri della bottega di Benozzo Gozzoli, sotto gli affreschi, che nulla hanno a che fare con l’opera. Il richiamo del muro, liscio o ruvido, rappresenta una fascinazione allora come oggi e un invito al gesto grafico.

Affascinante la serie di teste caricaturali disegnate a matita e inchiostro da Agostino Carracci nel 1594, mentre Giovanni Bellini sul retro delle tavole del Trittico della Madonna si esercitava a disegnare teste e profili grotteschi nel 1470 circa. Possiamo far nostro l’ossimoro usato da Leonardo da Vinci sul “componimento inculto”: come le bozze degli scrittori le tele e i fogli da disegno dei maestri, dal Rinascimento in poi, si riempiono di peregrinazioni e cancellature, schizzi grossolani e rudimentali, alla ricerca della figura, macchie illegibili e immagini potenziali.

Giovanni Caroto, con il suo Ritratto di fanciullo con disegno ci accompagna in una stagione di pitture che giocano ironicamente con il disegno infantile, scarabocchi insignificanti che assumono valore e statura diversi e portano sempre a riflettere sull’impulso creativo. E per restare nell’ambito della infanzia, Picasso affermava che gli c’era voluta una vita intera per disegnare come i bambini! Anche l’avanguardia europea agli inizi del XX secolo ricercava la spontaneità e vitalità nel disegno infantile per rigenerare l’arte partendo dall’archetipo della figura umana a bastoncino, detta “fantoccio”

In tempi più recenti, anni Cinquanta a Parigi, Inge Morath fotografa della Magnum, nell’atelier di Giacometti, le cui mura sono ricoperte di segni e disegni, fotografa il pittore che inquadra con una cornice dei graffiti sul muro.

E infine i graffiti di Basquiat e di Haring, anni Ottanta, importanti esponenti del graffitismo americano che trasportano questo movimento dalle strade metropolitane alle gallerie d’arte di New York e del mondo. Basquiat a cinque anni si ispira ai cartoni animati televisivi, un percorso artistico fulminante quanto breve. I suoi dipinti sono caratterizzati da immagini crude e infantili, con parole inserite come parte integrante, a volte cancellate per attrarre l’attenzione. Negli ultimi tempi della sua brevissima esistenza disegna una testa nera con il teschio….

In questo lato oscuro e nascosto del fare artistico esiste una spinta liberatoria dell’essere umano prima che artista, che, anima e inconscio insieme, ha bisogno di esternare la parte meno bella e nobile di sé prima di trovare la strada e l’espressione verso la bellezza assoluta.

Daniela di Monaco

La mostra Gribouillage Scarabocchio – da Leonardo a Cy Twombly – presso l’Accademia di Francia – Villa Medici – è stata concepita dalle due curatrici Francesca Alberti (Villa medici) e Diane Bodart (Columbia University) con la collaborazione di Philippe Alain Michaud curatore associato del Centre Pompidou.
Si sviluppa in due parti complementari e successive, entrambe inedite, tra Roma (fino al 22 maggio) e Parigi (19 ottobre 2022-15 gennaio 2023) esponendo 300 opere, 150 ciascuna, che vanno dal Rinascimento all’epoca contemporanea. La mostra romana in particolare articola l’esposizione in sei sezioni tematiche che associano opere rinascimentali e contemporanee.

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