Scaramouche Jones di e con Justin Butcher

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Dal Fringe di Edimburgo, il festival delle arti più grande del mondo portato in Italia, grazie all’associazione English Theatre Milan che si prefigge di organizzare in città spettacoli teatrali in lingua inglese di alto livello.

Scaramouche Jones” interpretato dall’attore Justin Butcher, perfetto nel ruolo.
Spettacolo di un’ora e mezza in un inglese molto complesso sia nella terminologia che nella costruzione dei periodi, godibile da un pubblico o madrelingua inglese o comunque con un livello di comprensione della lingua davvero molto alto.

Linguaggio lirico e poetico dove si riconosce la matrice inglese e con concessioni al “british humor” che il pubblico internazionale del Teatro Gerolamo ha mostrato di comprendere ed apprezzare.
Sottotitoli in italiano non in perfetto sincronismo con la recitazione e la lettura se indispensabile fa che lo spettatore perda un po’ il pathos di quanto avviene sul palco.
Justin Butcher riesce ad incantare il pubblico di Milano portandolo in una dimensione quasi fiabesca fatta di suggestioni, riesce ad essere al contempo interprete, mimo, cantante e clown circense, riempie con la sua sola presenza e con il suo monologo un palco che non necessita quasi di scenografia e suoni e dove la concentrazione del pubblico è tutta canalizzata nel suo viso fatto di una maschera bianca disegnata con lacrime di sangue e sulla sua voce che sarebbe perfetta per recitare l’Amleto di Shakespeare.

Siamo alla vigilia del Capodanno del 1999, il clown centenario Scaramouche ripercorre come fosse un Ulisse il diciannovesimo secolo. Un monologo profondamente evocativo che materializza sul palco personaggi, luoghi, rumori ed emozioni.
Nato nel Capodanno del 1900 da una gitana che si concedeva per guadagno nell’isola di Trinidad all’interno di un negozio di pesce. Da quella donna scura come il fumo nasce Scaramouche, bianco come il latte, che durante i suoi primi anni, assistendo al sesso mercenario della madre con i tanti uomini arrivati nel porto dell’isola, si chiede spesso chi possa essere suo padre e a chi sia dovuta quella sua pelle così bianca.
La madre gli confiderà poco prima di essere assassinata che suo padre era un inglese. Rimasto orfano ed in balia di un mercante di schiavi giunge in Africa dove viene venduto ad un incantatore di serpenti il quale lo terrà presso di sé come allievo, aiutante, figlio, fino al momento in cui un avverso destino fa si che la fuga del serpente determini la condanna a morte del suo padrone.
Scaramouche è liberato grazie ad un nobile italiano che non ritiene giusto che un ragazzo bianco possa essere imprigionato, ma che in realtà vorrebbe farne il suo amante. Il clown fugge lanciandosi nel canale mentre si trova a Venezia e raccolto da un gruppo di gitani viene condotto a Milano. Siamo ormai nel ventennio fascista.
Abbandonato lungo la strada per i Balcani dalla carovana viene catturato ed imprigionato nel campo di concentramento di Spalato, qui i nazisti perplessi dal candore della sua pelle gli risparmiano la vita, ma lo impiegano come becchino per la sepoltura degli ebrei che vengono uccisi con il gas o che muoiono per la fame o falcidiati dalle mitragliatrici.
Nel campo di sterminio Scaramouche scoprirà di avere un grande talento da clown e di essere in grado di regalare una risata ai bambini che in fila attendono di essere sterminati.
Il clown Scaramouche attrae la loro attenzione mentre attendono in fila che si compia il loro infame destino e mima loro cosa accadrà, sdrammatizzando la portata della tragedia nel momento in cui questa si compie.
Scaramouche sbeffeggia i nazisti che tra poco falceranno le loro giovani vite.
La morte non sarà per loro la fine, l’uomo mostra ai bambini che una volta colpiti dai proiettili verranno liberati così come una farfalla dal bozzolo, i proiettili spezzeranno le loro vite, ma subito spunteranno loro le ali che li vedranno volare felici in cielo, liberi. La fine della guerra non segna la fine delle disavventure di Scaramouche il quale verrà erroneamente associato ai nazisti ed incarcerato.
Liberato dopo alcuni anni perché giudicato innocente grazie alle testimonianze di alcuni ebrei sopravvissuti che iniziano a diffondere i racconti di questo becchino che regalava sorrisi a chi stava andando a morire.
Finalmente liberato, finalmente riconosciuta la sua cittadinanza inglese, il bianco clown può mettere piede su suolo britannico, ma qui incontra un mendicante della sua isola natia e unisce la sua vita a quella di emarginati, mendicanti, bevitori, derelitti.
Scaramouche non parlerà per i successivi 50 anni, forse non ha più nulla da dire, forse si è compiuto il ciclo della sua esistenza che lo ha riportato al suo inizio.
Ulisse è tornato alla sua Itaca non ci sono più avventure da raccontare. La candela del ventesimo secolo è spenta.
Adelaide Cacace

Teatro Gerolamo – Milano
http://www.teatrogerolamo.it/

Scaramouche Jones
or The Seven White Masks
di e con Justin Butcher
regia di Guy Mastroianni
basata sulla regia originaria di Rupert Goold
scene: Ashley Martin-Davies
musiche e suono: Adam Cork
luci: Andrew Shewan
sovratitoli in italiano: Sal Cabras
organizzazione: Julia Holden, Maggie Rose, Sal Cabras

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