Schianto di Stefano Cordella

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La giovane compagnia teatrale Oyes ci propone “Schianto” un interessante lavoro, ricco di spunti per un pubblico avvezzo alle riflessioni profonde.
Ciascuno spettatore può rivedere riflesso il proprio inconscio nella storia che si trasforma passando dal susseguirsi di impegni, aspettative ed ansie della vita reale alla introspezione della vita surreale.

L’impianto narrativo ci ricorda un po’ gli schemi tipici della letteratura fantascientifica americana dello scrittore culto americano Philip Dick, lo ritroviamo nel tema dell’incidente che determina un risveglio nei protagonisti laddove non è più possibile distinguere tra realtà e immaginazione come in “Scorrete lacrime disse il poliziotto”, ma possiamo scorgere anche dei richiami al surrealismo dei personaggi dello scrittore contemporaneo texano Joe Lansdale nei suoi libri ispirati al Drive In.

Un uomo, maniaco del controllo, che è appena venuto a conoscenza di una infausta prognosi che lo riguarda all’ospedale, sale su un taxi ed inizia un agitato scambio di battute con un autista il quale ha appena saputo di aspettare un bambino.
Durante la guida esagitata dell’uomo avviene uno “Schianto”, da questo momento in poi la rappresentazione diventa surrealista e si popola di improbabili personaggi ciascuno portatore di un messaggio e di un significato profondo. I protagonisti sono obbligati a fermarsi per fare i conti con la parte più intima di loro stessi.
Incontriamo Robin che stanco di essere l’eterna spalla di Batman decide di affrancarsi dallo schema del proprio ruolo, dapprima cercando di essere più attivo e determinante nello svolgersi della vita propria e degli altri, poi rinunciando ad essere protagonista di fronte alle difficoltà quotidiane di un uomo che porta il peso di una famiglia. Da Eroe di secondo piano a medio-man il passo è breve.
La sosta in un bar di infimo livello segnerà l’incontro con una cantante di night club che riveste il ruolo di ragazza facile che non corrisponde certo all’ideale di bellezza femminile, ma che proprio per questa mancanza di futile apparenza svela tutta la sua profonda sostanza ed è in grado di raccogliere ed interpretare le frustrazioni dei protagonisti.
La cantante ci ricorda un po’ lo stereotipo della prostituta che ascolta le lamentele del cliente e un po’ il grillo/coscienza di Pinocchio che richiama il senso più profondo dell’esistenza senza tuttavia fornire una ricetta di vita ai suoi interlocutori.
Una menzione particolare alla brava e convincente Francesca Gemma che riempie il personaggio con la sua fisicità e la sua bellissima voce.

Appare in più riprese un animale, probabilmente investito.
Allo spettatore l’interpretazione del significato, se significato c’è.
Potrebbe essere l’animale guida o animale totem che richiama alla parte più istintiva e profonda, forse si tratta di un cavallo che simboleggia libertà e responsabilità, proprio la libertà alla quale si rinuncia quando si è intrappolati in schemi di pensiero e di azioni che imbrigliano le nostre più profonde emozioni e l’autoconsapevolezza che vuole che troviamo il nostro centro in noi stessi.
In “Schianto” ciascuno spettatore può trovare una chiave di lettura personale e trovare i propri profondi significati simbolici.
Adelaide Cacace

Teatro Franco Parenti – Milano
fino al 17 novembre
https://www.teatrofrancoparenti.it/

Schianto
uno spettacolo di Oyes
ideazione e regia Stefano Cordella
con Francesca Gemma, Dario Merlini, Umberto Terruso, Fabio Zulli
disegno luci Stefano Capra
sound design Gianluca Agostini
scene e costumi Maria Paola Di Francesco
assistente alla regia Noemi Radice
organizzazione Valeria Brizzi, Carolina Pedrizzetti

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