Scienza: dalla divulgazione all’educazione

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In campo scientifico il termine “divulgazione” non mi è mai piaciuto. Questo perché si riferisce, anche etimologicamente, al fatto che ci sia un “volgo” e che ci sia una élite che si rivolge ad esso. Sembra un po’ come dire: “Questa cosa non è proprio così, ma te la spiego in questo modo perché tu sei un po’ ignorante e non la capiresti”. Questo vuol dire tradire la scienza nella sua costituzione. Si può spiegare un fenomeno senza tradirlo, semplificando, ma mantenendo intatta l’essenza di ciò che si vuole trasmettere. Invece che parlare di divulgazione, preferisco pensare in termini di “educazione scientifica” e credo che chi dovrebbe occuparsi di questa educazione debba essere gente del mestiere, persone che hanno studiato e sviscerato ogni aspetto di ciò che si apprestano a trasmettere. Solo quando si è capito a fondo un argomento allora lo si può semplificare senza snaturarlo e lo si può trasmettere in maniera chiara e semplice nella sua essenza.

Mai come in questo periodo di grande confusione e diffidenza è necessario un diverso tipo di educazione. Oggi lo scienziato è visto come il ciarlatano da salotto televisivo, detentore di ogni verità. Ogni programma TV o Radio ha il suo esperto che “indottrina il volgo” con paroloni altisonanti e con una costruita sicurezza dogmatica. Ma la scienza non è questo.
La scienza, nella stragrande maggioranza delle situazioni, è dire anche “non lo so!”. Questa mancanza di umiltà mediatica ha fatto sì che si ampliasse e crescesse la sfiducia verso la scienza che, soprattutto in Italia, ha raggiunto livelli davvero preoccupanti. Ho a che fare con scienziati da tutte le parti del mondo e da nessun’altra parte si riscontra la diffidenza e il rifiuto verso la scienza che si riscontra in Italia. Il problema è che questa discrasia arriva fino dentro le stanze del potere portando il parlamento a discutere di temi quali ad esempio le scie chimiche, il complottismo sul 5G, strane aberrazioni sulla ricerca genetica o di altre sciocchezze del genere. Tutto ciò deve far riflettere sul perché si sia arrivati a questo punto.

Quello che è successo e che sta succedendo da decenni è che l’educazione in Italia tende sempre più ad evidenziare ed incentivare il divario tra istruzione scientifica ed umanistica. Un divario del tutto artificioso che mette in ombra l’estrema necessità di avere una più solida conoscenza interdisciplinare.

Già in tempi non sospetti, Umberto Eco (del quale in questi giorni ricorre il novantesimo anniversario della nascita) parlava in “Apocalittici e Integrati” dell’inaridimento della conoscenza volgarizzata portata in televisione e diffusa a gente senza l’adeguata istruzione scientifica di base. Hermann Hesse la chiamava: “la cultura da edicola o da terza pagina”. Oggi non è cambiato nulla.
Dobbiamo quindi ripartire da qui. Dobbiamo partire dalla scuola, a tutti i livelli di istruzione, dalle elementari fino al liceo. Insegnare la meraviglia del mondo ed insegnare a dubitarne, per svelarne sempre aspetti nuovi ed affascinanti. Imparare a pensare con la propria testa però non vuol dire rifiutare gli insegnamenti. Si può iniziare a mettere in dubbio le cose solo quando di quelle cose si sa tutto quello che il sapere attuale ci insegna. La creatività senza conoscenza è solo un’accozzaglia informe di nonsensi e la conoscenza senza creatività è sterile. Quindi serve un’azione di base più mirata alle fondamenta della nostra società (la scuola) e meno interventi e passaggi televisivi e sui social. Per cui, quasi come un appello, quello che chiedo agli scienziati, agli esperti, è di smettere di andare in televisione a fare la figura dei saltimbanchi da carrozzone. Non ve ne rendete conto, ma state uccidendo la scienza e alimentando la sfiducia già ampiamente dilagante. Smettete di trasmettere verità dogmatiche, ma, al contrario, cercate di dire ogni tanto un “forse”, un “non lo sappiamo”, un “non lo si può dire con certezza”. Fate capire che il metodo scientifico non è questo. La scienza va avanti per errori e smentite, per fallimenti, per cadute e ripartenze. La gente oggi vuole certezze? Bene la scienza non gliele sempre può dare. Si cerchino certezze altrove. La scienza deve insegnare a pensare in modo che ognuno possa poi trarre da solo le proprie conclusioni. Le certezze, i proclami ed i dogmi appartengono ad altri campi e ad altre realtà.

Luca Ciciriello

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