Scienza, tecnologia e diritti universali

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La “questione energetica” ed il cambiamento climatico sono ormai argomenti di preoccupazione quotidiana nella vita di tutti e, di conseguenza, anche parte di tutti i notiziari mediatici. Scendendo appena appena sotto la superficie delle notizie, si possono osservare aspetti che modificano significativamente la percezione che il mainstream trasmette al colto e all'inclita.
Per esempio, circa la fusione [1], le recenti informazioni sul rivoluzionario avanzamento realizzato nei laboratori californiani vengono ridimensionate [2] e [3], sia nella portata scientifica e tecnologica, sia per quanto riguarda tempi e costi di realizzazione industriale, cioè per l'incidenza sulla “pratica comune e quotidiana”.

In realtà, a mio modo di vedere, anche due altri aspetti meritano enfatizzazione, con risalto maggiore rispetto a quanto mostrato in questi articoli “critici”. Il primo di questi riguarda la differenza tra Scienza e . Sembra un argomento di discussione da liceo, ma mi appare utile, data la confusione che regna sia nei media che nelle elocuzioni dei massimi livelli istituzionali, come manifestato nelle recenti discussioni vax-no vax.

Oggi non si può più parlare di Scienza come “insieme di conoscenze” individuali o anche comuni, quando invece si intende “processo di che produce nuova conoscenza attraverso il metodo scientifico”.  Per definizione, la Scienza produce scoperte che sono di interesse universale e appartengono all'umanità. Diverso è il contesto della tecnologia, che produce invenzioni quando riesce ad applicare concretamente le scoperte e a metterle, attraverso l'industria, a disposizione di tutti quelli disposti a pagare. Le invenzioni possono infatti essere brevettate cioè rese di proprietà del singolo, che così può [quando riesce] ad estrarne benefici economici.

L'esempio della vaccinazione è chiaro: si tratta di un principio la cui scoperta risale ad alcuni secoli fa: essere veri no-vax significa dunque mettersi alla stregua dei terrapiattisti. La scoperta delle funzioni mRNA risale ad alcuni decenni fa, mentre i “vaccini a mRNA” sono, come ben noto, invenzioni recentissime. Di conseguenza, si può parlare di tecnologia, ma non più di scienza, per i prodotti Pfizer o Moderna.

Il secondo aspetto di grande rilievo nella notizia sul positivo risultato dell'esperimento al Lawrence Livermore Lab è la “presenza” dei militari nella gestione della ricerca.

Se, da un lato, essa conferma l'altissima priorità strategica legata a produzione e disponibilità di energia, dall'altro tende a escludere che le eventuali scoperte diventino patrimonio dell'umanità intera. Se questo avviene per una nazione, altrettanto vale per il singolo individuo e ciò comporta la possibilità di rendere privati, diritti della popolazione mondiale in teoria considerati inalienabili. Non a caso, infatti, l'interesse dei privati, come documentato dal grafico del Financial Times si sta espandendo rapidamente nel settore. Questo fenomeno, peraltro, conferma le aspettative di una rapida concretizzazione industriale della fusione.

società fusione nucleare

In generale, il crescente ritorno di interesse dei privati in alcuni ambiti della ricerca fondamentale appare tendenza stabilita. Sono un notevole esempio le attività di esplorazione spaziale e non mi riferisco al solo “turismo”.

Per ritornare al tema dell'energia nucleare, il filone della fissione, in disarmo da decenni, è tornato improvvisamente in auge da un paio di anni, sotto la spinta di investitori miliardari [4]: la questione riguarda gli iper-ricchi, ma anche la languente industria nucleare europea e addirittura alcune startup, tra le quali se ne distingue una italiana [5 e 6].

Le applicazioni di “piccolo nucleare” alla propulsione marittima sono utilizzate però da decenni in campo militare. Si ha quindi impressione che la innovativa e pulita tecnologia di 4ª generazione di reattori nucleari sia più che altro un re-labelling – nuova denominazione di cose note – di tecnologie di modesto successo nel passato.  Il bell'articolo di Mattioli e Scalia [7] dimostra concretamente questa ipotesi. Senza discutere le loro chiare argomentazioni, mi limito a sottolineare come l'inquinamento prodotto da questa forma di energia è legata, oltre che all'ineludibile problema delle scorie radioattive, all'inefficienza termica del processo di trasformazione, che modifica in modo sostanziale l'ecosistema circostante gli impianti.

Dal punto di vista scientifico e da quello tecnologico, possiamo quindi rilevare una sostanziale continuità negli sviluppi che si susseguono da molti decenni tra enormi investimenti e modesti risultati, sia per fissione che per fusione.

Tuttavia, il contesto strategico dei settori di alta tecnologia, quali quelli qui discussi, è connotato da rilevantissimi cambiamenti rispetto al paradigma dominante nel XX secolo. Il primo, lo abbiamo già in parte evidenziato. Nell'ambito prettamente scientifico, si può osservare un ritorno di interesse da parte dei privati che avevano, soprattutto nella seconda metà del secolo, privilegiato il breve-medio termine come orizzonte temporale del profitto da ottenere. Tra gli attori di questi scenari viene invece confermata la presenza degli Stati e, in particolare, quella degli apparati militari.

Le due tipologie di player cooperano e, almeno apparentemente, non competono tra di loro: nei Paesi/blocchi cosiddetti “autocratici” questo tipo di condotta è sicuramente scontato, mentre ci si potrebbe aspettare qualcosa di diverso dalla democrazia USA;, per l'assenza di una vera “regia politica centrale” è più difficile commentare un'ipotetica strategia europea. Il secondo aspetto è quello della crescente complessità, della difficilmente sceverabile “sistemicità” dello scenario complessivo. In questo scritto, abbiamo infatti trattato di argomenti molto diversi tra loro: energia, esplorazione spaziale e cambiamento climatico. Ebbene, gli attori che principalmente incidono su questi ambiti, sia in quanto “produttori” che come “consumatori”, sono sempre gli stessi: grandi capitalisti e, si, anche i militari, che da decenni si ingegnano sul come influenzare la climatologia [8, 9].

Ad aumentare la complessità, gli stessi scenari sono fortemente interconnessi tra loro: ciò facilita l'instaurazione di “circolarità” ovvero di spirali, virtuose o meno. Ad esempio, l'ovvia relazione tra energia e cambiamento climatico è già una spirale, sempre più esplosivamente negativa: più energia produciamo, maggiore è l'inquinamento e peggiori sono gli effetti sul clima.

Curiosamente, l'esplorazione spaziale si inserisce in questo circolo, in modi ancora poco noti. Infatti, tra gli esperti si teorizza da tempo che il processo di fusione nucleare sarebbe molto più efficiente se si usasse He3, un isotopo dell'elio anziché deuterio e trizio, isotopi dell'idrogeno. Il problema è che l'He3 viene prodotto dal Sole e sulla Terra non arriva perché filtrato dall'atmosfera. Pare invece che le rocce lunari superficiali siano sufficientemente “intrise” di questo elemento, che potrebbe venire estratto e rimandato sulla terra: ecco dunque un ulteriore giro della spirale.
Il secondo aspetto che differenzia il paradigma operativo dei processi di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico del nostro tempo rispetto a quelli dello scorso secolo è quello della loro frammentazione ed esternalizzazione [11]. Esso ripercorre e completa fenomeni analoghi per le filiere di tutto l'apparato produttivo, già avvenuti nel XX secolo, che hanno rappresentato fattori determinanti della globalizzazione.

In estrema sintesi, nel passato, ricerca e sviluppo erano “confidenziali”, spesso ammantati di segretezza e mistero. Oggi, invece, scoperte ed invenzioni diventano “prodotti” da vendere. Il loro processo di commercializzazione inizia ancor prima che sia terminato quello di elaborazione scientifica o tecnica, con lo scopo di sfruttare al massimo il “vantaggio dell'innovatore”, essendo primi a creare le aspettative nel mercato e, solo successivamente, a vendere concretamente il prodotto.

A mio parere, in quest'ottica vanno interpretate molte delle notizie sensazionali che leggiamo sempre più spesso. Per esempio, il “lancio” californiano sulla fusione nucleare ha, probabilmente, sia lo scopo di ottenere maggiori fondi, sia quello di “dimostrare” che la metodologia tecnica scelta è migliore di quella dei competitor europei e almeno pari a quella degli asiatici. In questo esempio, assistiamo a una delle fasi iniziali del percorso verso la diffusione industriale (speriamo non costantemente distante decenni !!), mentre ormai esiste una libreria di business case reali già significativa e corposa.
Un esempio di enorme successo si può osservare rivedendo da questo punto di vista la comunicazione sul Pfizer nell'autunno 2020, lancio a mio parere molto anticipato rispetto all'ottenimento di adeguata credibilità industriale del prodotto. Non possiamo che constatare un risultato economico, commerciale e strategico assolutamente straordinario.  Moderna, invece, si fece sorprendere e ora combatte nei tribunali una battaglia sui brevetti, inevitabilmente di retroguardia.

Ezio Roppolo

[1[ http://spaziopubblico.info/archivio/ n 12/2022 intervista a pag 32
[2]
https://www.mentinfuga.com/la-fusione-nucleare-immediata-realta-o-sogno-remoto/
[3] Lorenzo Vallecchi, Fusione nucleare, perché la svolta annunciata non è quello che sembra
[4] https://www.smartworld.it/tecnologia/bill-gates-energia-nucleare-nuovo-tipo-di-reattori.html
[5] https://www.thetimes.co.uk/article/british-mini-nuclear-reactor-firm-plans-1bn-fundraise-lvnpr3glk
[6] https://www.ilsole24ore.com/art/newcleo-3-miliardi-i-reattori-puliti-AEdQC4lB?refresh_ce=1
[7] Gianni Mattioli e Massimo Scalia, L'atomo stagionato
[8] https://www.smithsonianmag.com/history/weather-control-as-a-cold-war-weapon-1777409/
[9] https://www.usni.org/magazines/proceedings/1960/july/weather-control-and-national-strategy
[10] https://www.nasa.gov/feature/harnessing-power-from-the-moon
[11] Henry William Chesbrough, Open Innovation: The New Imperative for Creating and Profiting from Technology, Harvard Business Press, 2003 

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