Scienziate e scienziati sotto attacco

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Auspici di morte, di violenze sessuali, di aggressioni a mezzo mail o social vari,  necessità di protezioni che comunque significano perdita della serenità anche per le famiglie di coloro a cui sono rivolte.
Tutto questo è toccato affrontare a parecchi scienziati che hanno o avevano avuto un qualche ruolo nella pandemia. Casi non definiti o circoscritti in determinate aree geografiche ma diffusi, se mai sotto la costante dei mutati sentimenti che si registrano nelle popolazioni dei paesi ove l’opera degli scienziati si è manifestata. Altra costante notata è quella che, gruppi organizzati, abbiano voluto cogliere l’occasione per cavalcare le proteste, anche se non vi era nessun nesso tra l’oggetto della protesta e le loro ideologie ma solo ricerca di consenso e visibilità. Tutto comunque faceva utilità per scagliarsi contro gli aspetti emotivi e dolorosi della pandemia, per scatenare e rispolverare attenzioni da convogliare verso i propri obiettivi che non erano mai favorenti gli interessi collettivi.
Un sistema di proteste organizzate ben distinte dalle altre a cui ricorrevano, per esempio, i gruppi di animalisti antivivisezione di un tempo, ad esempio, che contestavano la Scienza che faceva uso di animali per le sperimentazioni di laboratorio, il più delle volte davvero di crudezza estrema. Questa volta la contestazione più variegata entra nella galassia dei movimenti cosiddetti “contro”. Vi confluiscono tutti coloro che mostrano avversità verso le disposizioni per combattere la pandemia adducendo motivazioni a sostegno di una presunta lesa libertà individuale. Non importa se la loro posizione è in contrasto ed esponga ad un serio aggravamento degli interessi collettivi. Si tratta di posizioni molto precise che poggiano su argomentazioni a volte davvero fantasiose di gruppi che agiscono contro la scienza e la società. A queste oppongono tutta una serie di attività contro l’uso di mascherine, contro i vaccini e contro l’uso dei green pass. Gruppi denuncianti di essere vittime di dittatura sanitaria, anche assertori di strumenti di controllo inseriti nei vaccini inoculati, facenti uso di fake news con disinvoltura, con minacce e violenze varie, promesse e rivolte verso quella parte della scienza che si è trovata a divulgare notizie sulla pandemia. Si è messo da costoro in discussione quanto accade scientificamente comprese le soluzioni proposte fino ad elaborare e divulgare complotti di varia natura, a volte tanto fantasiosi da rasentare l’esercizio cabarettistico.

La rivista Nature ne ha raccolte a decine di grida di dolore di scienziati e ricercatori inaspettatamente ritrovatisi a dover gestire problematiche alle quali non erano certo abituati; più o meno come non erano abituati, ma anche probabilmente compiaciuti, alla sovraesposizione mediatica a cui i riflettori e la fame di notizie sul SarsCov-2 li ha portati. Nature riporta il suo sondaggio su oltre 300 donne e uomini di scienza che avevano avuto un ruolo nella comunicazione sulla pandemia. Vi si riscontra che si era dovuto fare il conto con il 15% degli intervistati che avevano ricevuto minacce di morte, abusi e molestie a volte non solo promesse.

È così nell’esperienza della professoressa Tara Kirk Sell, già medaglia d’argento olimpica nella staffetta 4×100 mista, la rana la sua specialità, che è stata oggetto di attacchi a mezzo mail dopo aver parlato di Covid-19. Altro caso emblematico quello di Krutika Kuppalli, medico specializzato in malattie infettive alla Medical University of South Carolina di Charleston, anche relatrice in una commissione sulla sicurezza in pandemia al Congresso USA, che, per aver ricevuto minacce di morte, si è trasferita a Ginevra, in Svizzera, per lavorare presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS). Sconcertante quanto consigliato dalla polizia che, verificata per la seconda volta la fondatezza delle minacce, l’aveva incoraggiata a  procurarsi una pistola. Queste esperienze sono riservate anche a scienziati di alto profilo. Finanche Anthony Fauci è stato costretto a far uso di scorta per la sua sicurezza dopo che lui e la sua famiglia non erano stati risparmiati da minacce di morte. Il consigliere medico Britannico Chris Whitty è stato affrontato e spintonato in strada mentre il virologo Christian Drosten ha ricevuto in Germania un pacco contenente un campione positivo con il consiglio di berlo. In Belgio invece Marc Van Ranst e la sua famiglia sono stati trasferiti in un posto sicuro quando un cecchino militare aveva lasciato scritto di voler prendere di mira i virologi. Questi riportati sono gli esempi più significativi ma dal sondaggio i numeri sono davvero preoccupanti visto che i due terzi dei ricercatori, dopo i loro interventi, hanno riferito di esperienze negative ed il 22% ha riferito di aver avuto minacce di violenza fisica o violenze sessuali e sei di loro hanno riferito di essere stati attaccati fisicamente [1].
Non solo però minacce e rapporti negativi con il pubblico. La virologa Antonella Viola, Professore Ordinario di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova, più volte ha asserito di aver ricevuto apprezzamenti lusinghieri per la sua attività di comunicazione fatta da chi la segue e solo qualche piccola contestazione non meritevole di preoccupazione. Ad altri suoi colleghi italiani, quelli operanti nei reparti e non solo nei centri di ricerca, non è andata altrettanto bene. Al dottor Matteo Bassetti [2], Dirigente Medico di I livello presso la Clinica di Malattie Infettive Azienda Ospedaliera Universitaria (AOU) San Martino di Genova, è capitato di essere inseguito ed insultato oltre che minacciato. Al prof. Roberto Burioni [3], Ordinario di Microbiologia e Virologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università VitaSalute San Raffaele di Milano e a Fabrizio Pregliasco [4], Direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e Ricercatore in Igiene all’Università degli Studi di Milano, sono capitati analoghi spiacevoli episodi e sono spesso stati accusati di aver diffuso ansie e timori sulla pandemia oltre che di aver suggerito e favorito l’imposizione di cure vaccinali che nascondono stranezze varie mentre ci stanno salvando.
Ve ne sarebbero altri di esempi ma non cambierebbe nulla conoscerne i dettagli vista l’analoga matrice.

Le rimostranze contro gli scienziati, che avrebbero anche senso quando indirizzate all’eccessiva presenza sui media o per l’eccessiva litigiosità sulle tesi divulgate che andrebbero trattate serenamente nelle aule e nei laboratori, non possono avere nessuna virata verso violenze verbali, fisiche e psicologiche.
Su questo clima poi accade anche che frange estremiste, mai sufficientemente emarginate, hanno fatto esplodere la protesta facendo ricorso a violenze e squadrismo di stampo fascista.

Quel che rende davvero tutto almeno angustiante è che i gruppi organizzati che dovrebbero lamentare condizioni lavorative sempre più opprimenti, un salario non sufficiente, la tutela dei diritti dei lavoratori sempre meno rispettati, una equa ripartizione di tasse e connesse lotte all’elusione di esse, organizzino proteste imponenti verso gli strumenti antipandemia che stanno accompagnandoci, seppur ad un prezzo salato, verso la normalità. Non è però difficile leggerne i reali significati.
Emidio Maria Di Loreto

[1] doi: https://doi.org/10.1038/d41586-021-02741-x
[2] https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/08/31/news/botte-ai-cronisti-e-minacce-agli-scienziati-l-escalation-violenta-della-galassia-no-vax-1.40650226
[3] https://www.adnkronos.com/burioni-minacce-sui-social-finiscila-o-farai-una-brutta-fine_4fItDNkHs8zya4s282UtWi
[4] http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=85551

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