Scritto sul mio corpo: una meravigliosa liturgia profana

scritto sul mio corpo danza EgriBiancoDanza
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La compagnia EgriBiancoDanza, dopo il successo di Scacco Matto” portato in scena nel Luglio 2020, conquista ancora il pubblico del teatro Franco Parenti di Milano con la sua nuova produzione “Scritto sul mio corpo”.
Una performance al contempo delicata e ruvida la quale, grazie anche all’armonica voce dell’attrice Silvia Giulia Mendola e alla visionaria musica dal vivo di BowLand, ha saputo regalare un vivissimo spaccato della nostra interiorità, tutta immersa tra le angosce e le speranze del presente.

I nove ballerini in scena, indossando un abbigliamento minimal e color nude, si mostrano come un unico, mutevole corpo dall’evidente essenza intima e sfuggente. E questo unico, grande corpo, all’apparenza prima indivisibile e poi divisibile e ancora prima necessariamente diviso e poi indivisibile, fa eco corporeo alle parole di Silvia Giulia Mendola, le quali costituiscono il filo rosso e vibrante della performance.
Esse, ispirate da testimonianze del pubblico raccolte durante il progetto digitale “Racconta-mi-racconto” realizzato in collaborazione con la “Officina della Scrittura” di Torino, costituiscono un monologo dai toni profondi e poetici che parla allo spettatore di tutte quelle sensazioni inafferrabili e quasi impossibili a dirsi sperimentate durante questa fase storica emergenziale e paradossale, in cui la socialità svanendo ha lasciato il posto a pensieri sempre più intensi quanto evanescenti.
Proprio questa evanescenza provata tra le mura di casa, a metà tra il desiderio dell’Altro e la paura di non saperlo ritrovare, trova voce corporea nella materia dei ballerini i quali, inizialmente, paiono un sol atomo che talvolta si disgrega, talvolta si aggrega. A movimenti lenti si alternano movimenti rigidi, quasi folli, con i quali i performers sembrano voler comunicare il disagio del singolo di fronte alle restrizioni e della forzata reclusione. Il gruppo perciò è al tempo stesso metafora della chiusura, dell’angoscia e della sensazione di vertigine data dalle mura domestiche durante l’isolamento ma anche della sicurezza che soltanto la vicinanza dell’Altro sa regalare. Per questo infatti il nucleo duro dell’atomo non si disintegra mai, e i singoli che se ne allontanano permangono nella sua orbita, quasi come fossero elettroni, per venirne infine riattratti non senza un respiro di sollievo.
In questo vorticare dall’intensità varia seppur crescente, la musica di BowLand funge da vero e proprio polmone della performance: cadenzandone il respiro, definendone gli apici e disegnandone la metrica. L’effetto è sinceramente travolgente, poiché i ballerini sanno rendersi reale prolungamento della musica (oltre che della voce narrante) e ciò contribuisce a indurre nell’audience un senso di armonia ed equilibrio. Equilibrio che, beninteso, viene continuamente creato e annullato, quasi a ribadire la totale mancanza di certezze e di punti di riferimento che ognuno di noi ha esperito nel corso della crisi pandemica.

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Carola Giarratano in Scritto sul mio corpo

Inoltre, in special modo nella prima parte della performance, movimenti brevi e ripetuti freneticamente dai ballerini contribuiscono a dettagliare vivamente quella sensazione di mancanza totale di senso – della vita, della routine, del sé – esperita durante il lockdown; è molto interessante ritrovare la singolarità di ciascun performer, nel momento in cui egli si stacca dal gruppo quasi perdendosi e dimenticandosi, in suddetti personalissimi movimenti, frutto evidente di una lunga ricerca artistica e laboratoriale volta a consapevolizzare anche i ballerini stessi su cosa abbia significato per loro, sul loro corpo, la parola “restrizione”.

Ma ecco che la voce dell’attrice torna in gioco a modellare il danzato, quasi indicandone idealmente la direzione. In questa seconda fase le parole trapelano ancora insensatezza e sconforto, ma mitigate con un sudato retrogusto di serena consapevolezza. Allora i ballerini si cercano l’un l’altro con interesse e curiosità crescenti, fino ad arrivare a toccarsi andando a creare suggestivi passi a due. Un senso di dolcezza e di ritrovamento pervade la sensibilità dello spettatore attento, condotto quasi per mano attraverso questa corale narrazione dell’intimità. Nessun performer gode di momenti di totale respiro, poiché ciascuno sembra non fermarsi mai, eppure la scena pare una vera e propria danza polmonare: come un duo rallenta il proprio muoversi, eccone un altro che con leggiadria cattura l’occhio dell’osservatore.
L’Altro, non senza timore e sorpresa, è stato ritrovato, con la stessa naturalezza con cui lo si era perso.

Se dunque nella prima parte dello spettacolo prevale la coralità come mancanza, nella seconda essa rivive come timida pienezza.
Tuttavia è nella fase finale della performance che avviene la reale fusione tra individualità e collettività, tra intimo e universale, tra paura e speranza. In questo terzo passaggio infatti ciascun ballerino espone la propria singolarità, quasi urlandola col corpo, al gruppo che gli vortica attorno. Non è più il singolo ad essere attratto da una collettività densa ma spaurita, quanto piuttosto questa collettività, resasi consapevole dell’importanza di ognuno dei suoi membri, a cercarli. Vi è dunque un’inversione di rotta di quell’attrazione e tensione profonda tra l’”Io” e il “Noi”, tensione che, come vuole sottolineare la performance, non potrà mai spezzarsi – nemmeno dopo mesi di isolamento – scindendosi in un “Tu” e un “Loro”. A conquistare consapevolezza di ciò non è solo la coscienza collettiva ma anche e soprattutto quella individuale, la quale lancia a se stessa un grido di speranza che suona “Io sono vivo, il mio corpo lo è. E ora ve lo mostro”. L’elettrone si è reso neutrone di quell’atomo che è, in definitiva, al contempo divisibile e indivisibile.

La performance di EgriBiancoDanza ancora una volta porta in scena tutta la coralità, nonché la politicità, della danza. Una danza fatta di ricerca, di sensazioni, di emozioni tutte al contempo eteree e corporali. Tutte, per l’appunto, scritte sul corpo. I danzatori infatti, proprio nel momento in cui sono tutto corpo, si elevano al di sopra di esso e al di sopra del particolare, rendendosi manifesto universale della soggettività umana del tempo presente; e questa fusione tra corpo e spirito, tra particolare e universale, rende la danza una forma d’arte magica. Sul palco è data la possibilità di trascendere se stessi per sentirsi realmente se stessi, dimenticandosi del presente proprio facendolo intimamente vivere nel senso più compiuto e intenso del termine. Sul palco è l’Umano ad essere messo a nudo, in tutta la sua fragilità e forza, e la bellezza sta nella capacità di saper coinvolgere realmente il pubblico in questa corporale poesia corale. Quando questa capacità si rende manifesta, come nel caso di “Scritto sul mio corpo”, essa trasforma la performance in liturgia, creata a partire da e per soddisfare i bisogni del pubblico. Una liturgia, ovviamente, che trae la sua forza dalla vicinanza che essa mantiene con il mondo dei sensi, e che per questo è da definirsi profana.

Chi scrive ritrova il senso della performance anche nei versi della poesia “9 Marzo 2020” di Mariangela Gualtieri, per altro idealmente molto vicina al sentire del concept coreografico corale di Raphael Bianco.
Si riportano qui di seguito alcuni versi significativi della poesia “9 Marzo 2020”:
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.
È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.

Carola Diligenti

Teatro Franco Parenti – Bagni misteriosi
Scritto sul mio corpo
durata 60’
ideazione e coreografia Raphael Bianco
assistente alla coreografia Elena Rolla
maitre de ballet Vincenzo Galano
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
live music perfomance e sound design BowLand
light design Enzo Galia
attrice Silvia Giulia Mendola
testi a cura di Federico Riccardo
produzione Fondazione Egri per la Danza
in collaborazione con Teatro IL MAGGIORE di Verbania e Teatro Franco Parenti di Milano
con il sostegno di MIC – Dipartimento Spettacolo dal Vivo, Fondazione CRT, Regione Piemonte, TAP – Torino Arti performative, Fondazione CRT
partner OGR (Officine Grandi Riparazioni), Fondazione Piemonte dal Vivo

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