Seo Young Deok alla White Room di Capri

Seo Young Deok Meditation
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Giovedì 20 agosto, il progetto Liquid Art System fondato da Franco Senesi, ha presentato la prima mostra italiana dell’artista coreano Seo Young Deok alla galleria White Room, in Via Vittorio Emanuele 56, nella splendida cornice di Capri, e sarà aperta al pubblico fino al 13 settembre.

Classe 1983, Seo Young Deok si è laureato in Scultura Ambientale a Seoul, ma espone già dal 2008 in molte gallerie della Corea del Sud, ottenendo un grande successo. Scoperto nel 2014 alla fiera Context Art a Miami, entra a far parte degli artisti della White Room perchè in linea con il fil rouge della galleria, l’approccio “glocale” all’arte: la congiunzione tra una cultura tradizionale, specifica di un determinato luogo, con il panorama internazionale contemporaneo.
La sua prima esposizione in Italia e, in particolare, a Capri, è curata da Marco Izzolino; essa rappresenta il culmine di una lunga ricerca concettuale ed artistica e il luogo d’incontro con una cultura molto diversa dalla propria d’origine, ma con la quale Seo Young Deok ha intrapreso un proficuo dialogo. Nella terra che ha creato le basi per la diffusione della scultura e dell’architettura classica in tutto l’Occidente, lo scultore coreano manifesta uno spiccato interesse per le forme della statuaria classica, nonostante il suo modus operandi sia estremamente differente rispetto a quello della cultura occidentale.
Il rapporto con l’Occidente sembra rientrare nell’infinita trama di relazioni cui l’artista fa riferimento, a partire dalle catene di cui si serve per realizzare le sue sculture. Il lavoro di Seo Young Deok utilizza il linguaggio della post produzione come strumento per interpretare la realtà: i materiali utilizzati dalla scultura minimale (alluminio, acciaio, ferro, plexiglass, neon) rimandano alla tecnologia industriale, come l’architettura di fabbriche e magazzini. Recuperando questo tipo di materiale – in particolare le catene, che siano normali o di bicicletta – egli assembla e plasma con notevole abilità il proprio modo di raccontare il mondo.

Seo Young Deok Meditation
Seo Young Deok
, Meditation 13
catene in ferro 100x90x110cm
2013
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Non posso negare che stiamo vivendo in un’epoca di collegamenti complicati con informazioni infinite – scrive Seo Young Deok -. Considero le connessioni tra le catene come i collegamenti tra le informazioni, che, inoltre, somigliano agli interscambi tra i circuiti del cervello. In questa rete di innumerevoli connessioni, siamo sommersi dal dovere di prendere decisioni. Siamo in agonia perché non sappiamo dove andare, ma è necessario fare un passo in avanti verso un futuro complesso. Credo che il mio lavoro sia un’espressione della vita frenetica delle persone che vivono nell’epoca della civiltà ad alta tecnologia.

Come lo stesso Nicolas Bourriaud affermava – introducendo il concetto di post produzione per parlare della pratica artistica a partire dagli anni Novanta – si tratta del metodo più adatto per reagire al caos della cultura globale nell’era dell’informazione.

 

Le storie raccontate dalle sculture di Seo Young Deok attraverso le connessioni tra le catene sono storie di persone, storie “umane” e rimandano, pertanto, anche agli interscambi tra i circuiti cerebrali. Come nella statuaria classica, anche qui la rappresentazione del corpo umano, attraverso le emozioni che si riflettono nelle tensioni muscolari di tutto il corpo, è in grado di esprimere una vasta gamma di sentimenti, nei quali lo stesso osservatore, per empatia, è spinto ad immedesimarsi.
Ciò in cui le sue opere divergono dalla scultura classica occidentale sta, invece, nella costruzione materiale dei corpi: la modernità di Seo Young Deok consiste nell’aver ideato un metodo plastico – che di solito si serve di materiali molli (argilla, gesso, cera) – utilizzando una materia rigida (le catene) che non può assecondare l’azione manuale e che è possibile, dunque, solo in una società ad alta tecnologia.

Seo Young Deok Nirvana 9
Seo Young Deok
, Nirvana 9
catene in acciaio 70x40x105cm
2015
separa_didascalia.gif

 

Le sculture sono divise in tre serie: Meditation, Anguish e Nirvana, tutte ispirate dall’interesse per la figura umana e dall’osservazione dei gesti di vita quotidiana, dagli incontri e dalle relazioni tra le persone. Il fulcro del lavoro è costituito da uno studio sul corpo, realizzato attraverso la saldatura di catene (di biciclette, classiche, industriali), a volte lucide come appena oliate, quasi vive; a volte corrose e fuse. Ogni pezzo rappresenta una cellula del corpo dell’uomo contemporaneo, la cui sagoma viene plasmata con i materiali della società odierna. Escono fuori, in questo modo, corpi afflitti dal morbo della meccanizzazione e dell’industrializzazione, personaggi senza volto che esprimono una profonda malinconia.

Seo Young Deok Anguish #24, Iron chain 65 x 65 x 130 cm 2015

Seo Young Deok, Anguish 24
catene in acciaio 65x65x130cm
2015
separa_didascalia.gif

Al contempo, forte di un’ispirazione di matrice buddista, questo aspetto è complementare ad un’armonia delle forme, alla dolcezza delle espressioni, le sfumature della luce sulla superficie della materia comunicano un senso di pace, di paziente attesa. La stessa pazienza che Seo Young Deok impiega per realizzare ogni opera (circa due mesi ciascuna), consapevole che ogni creazione è una nascita e che la catena non simboleggia unicamente forzatura, o imprigionamento; bensì, è espressione di una tensione verso la libertà, incoraggia gli uomini a divenire essi stessi catene di trasmissione di un diverso approccio alla vita, nel rispetto della stessa e dell’ambiente che li circonda.
Angelica Falcone

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