Shai Maestro, Human. Il trascendente mondo sonoro del pianista israeliano

Sha Maestro
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Il 29 Gennaio di quest’anno è stato pubblicato Human, il nuovo album di Shai Maestro. Si tratta del secondo lavoro di questo giovane e talentuoso pianista per la prestigiosa casa discografica ECM (Edition of Contemporary Music) fondata nel 1969 dal produttore Manfred Eicher.

L’approdo nella scuderia ECM costituisce per ogni artista una sorta di consacrazione e ricordo che lo stesso Maestro, in occasione di un suo concerto al Blue Note di Milano nell’ottobre del 2018, presentando la sua prima incisione con etichetta ECM, The Dream Thief, espresse la sua soddisfazione e il suo orgoglio per essere entrato a far parte di una casa discografica tanto importante e influente e per la quale ha inciso gran parte della sua musica Keith Jarrett, artista di inevitabile riferimento per ogni pianista jazz.

Shai Maestro nasce in Israele nel 1987, inizia a studiare pianoforte all’età di cinque anni, si diploma presso la Thelma Yellin High School of Performing Arts di Givataim e conosce il suo debutto come pianista jazz entrando a far parte del trio del contrabbassista Avishai Cohen insieme al batterista Mark Guiliana. Con il trio di Cohen Maestro incide il suo primo disco nel 2008 (ne seguiranno altri 3) e intraprende la sua prima tournée. Già nel 2010 forma un proprio trio, incide il primo album a suo nome (Shai Maestro Trio) e compie un tour di oltre ottanta concerti in giro per il mondo. Seguiranno, sempre con la classica formazione del trio composto da pianoforte, contrabbasso e batteria, altre tre incisioni: The Road to Ithaca nel 2012, Untold Stories nel 2015 e The Stone Skipper nel 2016. Finalmente, nel 2018, Maestro incide il già citato The Dream Thief per la ECM, album che lo consacra definitivamente come uno dei pianisti più talentuosi e una delle voci più personali, originali e ispirate della musica jazz contemporanea.

Shai Maestro
Shai Maestro © Gabriel Baharlia

Per l’incisione di Human, Shai Maestro abbandona la formula del trio che ha caratterizzato le sue precedenti cinque incisioni e affianca ai due musicisti che lo accompagnano già da qualche tempo, il contrabbassista di origine peruviana Jorge Roeder e il giovane batterista israeliano Ofri Nehemya, il trombettista statunitense Philip Dizack.
Il suono a tratti pastoso e incisivo, in altri momenti etereo e sognante della tromba di Dizack si inserisce perfettamente nel mondo sonoro di Maestro, ricco di riferimenti classici e neoromantici così come di influssi etnici e folklorici derivanti dalle sue origini israeliane.

La tavolozza di colori tipica del trio si arricchisce di nuove raffinate sfumature grazie a un suono estremamente evocativo che si fonde con grande naturalezza e coerenza con le note brillanti del pianoforte, con le profonde vibrazioni del contrabbasso e con le ritmiche pulsioni di piatti e tamburi.
Nel Febbraio del 2020 ho avuto modo di assistere, a Nizza, a uno dei primissimi concerti del quartetto, che proprio in quei giorni stava incidendo l’album presso gli studi La Buissonne, a Pernes-les-Fontaines. Ho potuto così godermene una sorta di anteprima e gustarmi la quasi magica simbiosi esistente tra i quattro musicisti, la loro capacità di integrarsi con naturalezza, senza sforzo apparente e sempre senza alcuna prevaricazione, per creare un suono uniforme e compatto, capace di accarezzare come un sussurro così come di scuotere come una violenta cascata sonora. Un quartetto davvero emozionante e coinvolgente. Emozioni e coinvolgimento che ho ritrovato e riprovato un anno dopo all’ascolto di Human.

Il disco si apre con Time, un breve brano che, con la sua linea melodica vagamente orientaleggiante, esposta prima all’unisono da pianoforte e contrabbasso e quindi ripetuta dalla tromba, ha una precisa funzione introduttiva. Ci trasporta infatti immediatamente in un mondo sonoro sospeso, etereo, magico, tutto da scoprire lasciandosi trasportare dalle emozioni evocate dalla musica.
E con il secondo brano, descritto con chiarezza dallo stesso titolo, Mystery and Illusion, ci troviamo già pienamente immersi nell’universo musicale di Maestro, nel quale risonanze mediorientali e latine si fondono per dare vita a una sorta di malinconica danza.
Segue Human, il pezzo che dà il titolo all’album: un lampo di struggente romanticismo che ci lascia improvvisamente in sospeso e facile preda dell’ipnotico brano successivo, dall’imperscrutabile titolo GG. Qui più che in tutto il resto dell’album si evidenzia l’influenza etnica orientale nella musica di Shai Maestro. Sorretta da un ostinato pedale tenuto dal pianoforte, la tromba sviluppa una sorta di raga indiano che mi ha richiamato alla mente certe melodie del filosofo e mistico armeno George Ivanovich Gurdjieff (e le due lettere del titolo non potrebbero forse essere le iniziali del suo nome?).

Gurdjieff è stato il teorico della cosiddetta musica oggettiva, cioè di una musica in grado, grazie a un particolare succedersi di melodie e armonie, di produrre effetti oggettivi sugli ascoltatori. E le sue composizioni, definite Danze sacre o, più semplicemente, Movimenti, in gran parte improvvisate e poi trascritte dal compositore russo suo discepolo Thomas De Hartmann, hanno influenzato molti musicisti (mi limiterò a citare, fra tanti, Keith Jarrett che, nel 1980, ha inciso un disco dal titolo G. I. Gurdjieff: Sacred Hymns).

Il quinto brano dell’album, The Thief’s Dream, strizza l’occhio, fin dal titolo, al brano The Dream Thief che dà il nome alla precedente incisione di Maestro. E come quello si sviluppa partendo con un’introduzione sospesa e sognante e crescendo progressivamente, grazie anche al supporto della tromba e di una batteria particolarmente decisa e incalzante. Il pianismo del leader rivela qui la sua componente percussiva nei bassi e una squillante brillantezza e pulizia nelle scorribande della mano destra sulle note alte del pianoforte.
Hank and Charlie è una splendida struggente ballad interpretata con serena malinconia dal solo trio in omaggio a due giganti del jazz: il pianista Hank Jones e il contrabbassista Charlie Haden. Credo che con l’accostamento dei due artisti Maestro abbia inteso non solo celebrare l’affetto e l’ammirazione provati nei confronti di entrambi ma anche ricordare espressamente l’album Spirituals, Hymns and Folk Songs, da loro inciso in duo nel 1994.

Le successive Compassion e Prayer ci riportano all’atmosfera mistica, quasi devozionale, che caratterizza buona parte della musica di Human. E ritornano alla luce marcate influenze mediorientali a ibridare il percorso melodico del solo pianoforte, in Compassion, e del trio in Prayer.
La tromba di Dizack torna prepotentemente a farsi protagonista in They Went to War, un brano a metà strada fra una marcia militare e una lenta e dolorosa processione.
In a Sentimental Mood, di Ellington, Mills e Kurtz, è l’unico episodio non composto da Shai Maestro presente nell’album. Con l’inclusione di questo brano (come di These Foolish Things nell’album precedente) credo che Maestro abbia voluto esplicitare il suo pur labile legame con il mainstream e con gli standards che del jazz tradizionale sono linfa vitale. La resa del brano è molto originale e brillante. Tuttavia questa esecuzione da parte del quartetto mi pare costituire il momento meno riuscito del disco perché, in ragione del suo sviluppo giocoso e quasi ironico, contrasta in modo troppo netto con l’atmosfera meditativa, spesso trascendente, che permea tutto l’album.

L’incisione si chiude con Ima, un brano che opera una felice sintesi, quasi a significare il raggiungimento di un risultato finale, fra le atmosfere di carattere spirituale e di chiaro sapore orientale e il lirismo melodico più tipicamente occidentale.
Human risulta essere un lavoro di grande spessore e una prova di assoluta maturità da parte del giovane pianista israeliano che, insieme ai suoi compagni di avventura, ci introduce e intrattiene nel suo mondo sonoro, ricco di fascino ed eleganza, di profondi significati e di sempre intense emozioni.

GianLuigi Bozzi

Human Shai Maestrogenere: jazz
Shai Maestro
Human

Jorge Roeder, Ofri Nehemya, Philip Dizack
etichetta: ECM
data di pubblicazione: 29 gennaio 2021
brani: 11
durata: 00:53:18
album: singolo

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