Dalla Moldavia alla Champions League: lo Sheriff Tiraspol.

logo FC Sheriff Tiraspol
history 3 minuti di lettura

L’edizione della Champions League 2021-22 vede la presenza, nel girone che comprende Real Madrid, Inter e gli ucraini dello Shakhtar Donetsk, la squadra campione di Moldavia dello Sheriff, proveniente dalla città di Tiraspol.
Fino alla scorsa edizione, questa compagine non era mai riuscita a superare i turni preliminari della prestigiosa competizione europea, terminando velocemente le sue avventure agonistiche all’approssimarsi dell’estate. Quest’anno no! Incredibilmente i ragazzotti venuti dall’Est, preliminare dopo preliminare, si ritrovano a passare indenni da tutte le sabbie mobili di un calcio, autorevole ma minore, fino a ritrovarsi al “sorteggione” dei nobilissimi “gironi” pieni zeppi dei superclub europei miliardari. Anche se è d’obbligo ricordare che, tra sceicchi, paperoni americani, e investitori cinesi, di Europa, nel fantasmagorico mondo calcistico ultraprofessionistico, c’è rimasto ben poco.

In tutti i casi, fino al sorteggio appunto, si pensava alla classica avventura “oltrecortina” (e in questo caso ci sta proprio bene) della improvvisata e sprovveduta outsider di turno. Poi ha parlato il campo, e le prime due partite disputate dallo Sheriff Tiraspol hanno disvelato il clamore: e se la vittoria nella prima giornata contro gli ucraini poteva trovare albergo in una sorta di scia entusiastica e di sottovalutazione da parte dell’avversario, il clamoroso successo al Santiago Bernabeu, contro il Real Madrid, non lascia dubbi su una squadra molto organizzata, tenace e con qualche interessante elemento. E anche se alla fine la partita vedrà una quarantina di tiri da parte dei “Blancos” contro la porta difesa dal bravissimo portiere greco Atanhasiadis, uno dei tantissimi giocatori stranieri che giocano nello Sheriff, i moldavi riescono nella incredibile, rarissima impresa di vincere in casa madridista.

Fino a qui, più o meno, le vicende “favolose” dell’impresa sportiva, ma cosa si cela in realtà dietro questo nuovo fenomeno del calcio europeo? Innanzitutto, il contesto politico: arrivati fino a qui, siamo restati rigorosamente nei rigidi confini della UEFA, parlando di una compagine ufficialmente della Moldavia. Tuttavia, lo Sheriff è una squadra nata appena negli anni ’90 nella città di Tiraspol, che è capitale della Transnistria. Si tratta di una regione autoproclamatasi Repubblica socialista filo-russa e posta sul delicato confine tra Moldavia e Ucraina. Quindi, in questa storia calcistica, già scivolata nella retorica del “Davide” contro “Golia”, non si può non tenere conto di un flebile contesto geopolitico, contestualmente nostalgico post-sovietico.

La Repubblica Transnistria è un territorio di confine lungo e sottile, oltre il fiume Dnestr: da qui il nome. Ufficialmente all’interno dello Stato Moldavo ma, dalla dissoluzione dello Stato Sovietico, di fatto mai rientrato nei ranghi politici della nuova patria indipendente; e protagonista anche di una, seppur breve, guerra civile tra separatisti e unionisti, appoggiati rispettivamente da Russia e Romania.
Quella di oggi è dunque una zona rimasta culturalmente fortemente “sovietizzata”, con tanto di statue di Lenin presenti un po’ ovunque, ma anche omaggi a Stalin e all’Armata Rossa. Insomma una sorta di grande parco tematico intitolato alla nostalgia per il Socialismo reale. In questo ambito, il club dello Sheriff propone proprio un retaggio da “guerra fredda”, con la proprietà in mano a due ex agenti del KGB, Viktor Gushan e Ilya Kazmaly. A dire il vero questi due imprenditori, da economia a rapida espansione, tipica del post-sovietismo, di “socialista” hanno ben poco. Il club calcistico fa infatti parte di una holding finanziaria che, grazia all’appoggio di Mosca, controlla gran parte dell’economia della regione e praticamente in tutti i settori: dalla telefoni alla grande distribuzione.

Ecco dunque che la favola calcistica dell’anno, perde piano piano tutta la sua magia, immolata alla realtà di una precisa tattica, giunta al suo apice al termine di un vero e proprio percorso strategico di crescita economica che tanto ricorda la storia dei cosiddetti “piani quinquennali”, ma che di “sovietico” non ha nulla se non una nostalgia che rischia di risultare anche decisamente pacchiana.
In tutti i casi, un po’ per malinconia, un po’ per amore di “bandiera”, continueremo a seguire e anche un a tifare con curiosità, per questa ad oggi ancora simpatica “armata” di sceriffi dell’Est.
Cristiano Roccheggiani

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: