Siccità e desertificazione avanzano

ONU paesi affetti da siccità 2020 2022
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Da anni continuiamo a celebrare giornate in difesa della vita del Pianeta, come quella del 17 giugno e cioè la Giornata contro la desertificazione e la siccità, ma continuiamo a far poco o addirittura continuiamo a contribuire ai disastri. Non c’è un Pianeta B. E le speranze di trovare altri pianeti o colonizzare la Luna o Marte non è una soluzione.

L’ONU ci ricorda che “la siccità è uno dei disastri naturali più distruttivi in termini di perdita di vite; si presenta in fenomeni come la perdita di raccolti globali, gli incendi boschivi e lo stress idrico. Esacerbata dal degrado del suolo e dai cambiamenti climatici, la siccità sta crescendo in frequenza e severità, con un aumento del 29% dal 2000 e 55 milioni di persone interessate ogni anno. Secondo le stime, entro il 2050 la siccità potrebbe colpire tre quarti della popolazione mondiale. È un problema globale e urgente”. Inoltre “dal 1970 al 2019, la siccità è stata uno dei rischi che ha portato alle maggiori perdite umane, con un totale di circa 650.000 morti. tra tutte le morti legate al clima durante il periodo, oltre il 90% si è verificato nei paesi in via di sviluppo”.

Problema globale. Problema che ci riguarda direttamente in Italia e in Europa. In Italia è il Sud in particolare a soffrirne da tempo ma riguarda oramai anche il Nord. Le immagini del Po, il fiume più grande nel nostro paese, sono sotto gli occhi di tutti. In alcuni comuni della Pianura Padana non piove da quasi quattro mesi. E non è più un’anomalia.
Il docente del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, Stefano Fenoglio spiega, in un’intervista al Manifesto, che oltre alla scomparsa dell’acqua in diversi fiumi c’è, come se non bastasse, il peggioramento della qualità dell’acqua stessa: « Continuiamo a immettere nel reticolo idrografico gli stessi reflui dei depuratori, i fertilizzanti e i pesticidi. Il volume di acqua che prima li diluiva ora, però, manca e aumenta a dismisura la concentrazione degli inquinanti e dei batteri. Se prevalessero i rilasci dei depuratori non potremmo nemmeno più usarla per irrigare. Con meno acqua e più ondate di calore, la temperatura media dei fiumi si è alzata di diversi gradi rispetto alle medie. Acque più calde sono meno ossigenate e ciò colpisce la biodiversità e la vita dei pesci, favorendo processi di crescita di alghe, come in città (a Torino per esempio), o la proliferazione di batteri, che si avvantaggiano della scarsità di acqua» [1].

Un esempio di un miglior uso delle terre viene dal Niger – come si legge dal rapporto ONU, Drought in numbers 2022 – dove “gli agricoltori hanno sostanzialmente ridotto i rischi di siccità creando nuovi sistemi agroforestali su 5 milioni di ettari in 20 anni, con costi medi inferiori a 20 USD per ettaro”. Ma appunto servono interventi in queste direzioni.
Come servirebbero interventi definitivi in Italia sul nostro sistema di acquedotti che è diventato un colabrodo. Infatti come scrive Luisiana Gaita su Il Fatto quotidiano, «ancora nel 2020, poi, più di un terzo dell’acqua immessa nella rete va sprecata. Si parla di quasi un miliardo di metri cubi all’anno e di 2,5 milioni di metri cubi al giorno. E anche se gli investimenti crescono, con un valore pro capite di 49 euro, restano distanti dalla media europea di 100 euro per abitante. Senza considerare che al Sud, dove le perdite sono superiori, si scende a 35 euro per abitante. Anche nel dossier Acque in rete 2021, Legambiente racconta che il gap tra acqua immessa nelle reti di distribuzione e quella effettivamente erogata va da una media del 26% nei capoluoghi del nord, al 34% in quelli del centro Italia, fino a un 46% al Sud» [2]. Abbiamo anche un livello di consumo pro-capite di acqua tra i più alti d’Europa e anche questo deve essere rivisto.
Domanda: perché lasciamo costruire ancora piscine nelle abitazioni private?

La siccità e la desertificazione sono un risultato anche delle grandi ondate di caldo. Oggi quasi tutta la Spagna è sotto una terribile morsa di caldo accendendo di rosso molte zone per il rischio estremo di incendi ad eccezione delle isole Canarie, della Galizia, il confine con il Portogallo (tranne la striscia che attraversa le province di Zamora e Salamanca) e punti isolati della costa. A Toledo per un incendio sono state evacuate 3.200 persone [3].

Non va molto meglio in Francia dove Météo-France aveva annunciato ieri che venticinque dipartimenti sono stati posti in vigilanza arancione per l’ondata di caldo e dodici in vigilanza rossa per oggi. Si tratta delle prima ondata di caldo mai registrata in Francia di questi tempi. E scolari e studenti universitari autorizzati a non andare a lezione venerdì nei dipartimenti di vigilanza rossa [4].

Pasquale Esposito

[1] Mauro Ravarino, «Cause globali e locali. Un affluente del Po è scomparso in un solo giorno», 17 giugno 2022 https://ilmanifesto.it/cause-globali-e-locali-un-affluente-del-po-e-scomparso-in-un-solo-giorno

[2] Luisiana Gaita, Siccità, dalla rete colabrodo ai consumi eccessivi: la scienza aveva previsto la crisi idrica almeno 10 anni fa. Ma l’Italia continua a investire la metà della media Ue, 17 giugno 2022 https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/17/siccita-la-scienza-aveva-previsto-la-crisi-idrica-almeno-10-anni-fa-ma-litalia-continua-a-investire-la-meta-della-media-ue/6630006/

[3] Juan Navarro e Jorge A.R., Sube el calor, aprietan los incendios: 9.000 hectáreas quemadas en Zamora, 3.200 evacuados en Toledo, 17 giugno 2022 https://elpais.com/espana/2022-06-17/sube-el-calor-aprietan-los-incendios-el-fuego-arrasa-5000-hectareas-en-zamora.html
[4] https://www.lemonde.fr/planete/live/2022/06/17/canicule-en-direct-14-departements-en-vigilance-rouge-56-en-vigilance-orange-le-pic-de-la-vague-de-chaleur-est-attendu-samedi_6130726_3244.html

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