Sils Maria. L’incapacità di accettare lo scorrere del tempo

Sils Maria Olivier Assayas
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Torna dietro la macchina da presa Olivier Assayas, il quasi sessantenne regista di Irma Vep e Qualcosa nell’aria (premio, quest’ultimo, per la miglior sceneggiatura alla 69° Mostra del cinema di Venezia), e lo fa con una sorta di thriller psicologico in cui la protagonista, una sempre molto intensa Juliette Binoche, è inseguita dallo spettro del tempo che passa, tormentata dal rovesciamento di ruoli che la vita ci impone, ossessionata dalle pulsioni autodistruttive del personaggio che è chiamata ad interpretare.

A circa vent’anni dalla messa in scena di una pièce teatrale, dalla quale poi era derivato un film che ne aveva fatto la fortuna di attrice, a Maria Enders, ormai all’apice della carriera, viene proposto di interpretare nuovamente la pièce che l’aveva resa famosa. Stavolta però non nel ruolo della giovane e seducente Sigrid, ma in quello di Helena, una quarantenne fragile ed insicura che, proprio a causa dall’amore non ricambiato per la prima, sarà indotta al suicidio.
In un sottile gioco di rimandi tra passato e presente e di ricordi che riemergono prepotentemente confondendosi con la realtà, Assayas costruisce un film sull’inesorabile scorrere del tempo e sull’incapacità di accettarne le conseguenze che richiama un sistema di scatole cinesi in cui tutto è collegato a filo doppio. Il continuo scambio di ruoli tra le protagoniste del film che vede Maria/Helena confrontarsi/scontrarsi con Sigrid/Jo-Ann, sulla scena, e con il suo doppio nella vita reale (Sigrid/)Valentine (l’assistente personale di Maria) va letto quindi come un dialogo tra due diverse anime di uno stesso personaggio (ora viste in un contesto scenico, ora nella quotidianità), come si trattasse di due differenti punti di vista che convivono in un’unica vicenda umana ed esistenziale o, meglio ancora, di due distinte fasi della vita che la protagonista della storia narrata attraversa (così si riduce ad unum il film ed il cerchio si chiude).

L’impulsività della giovinezza, la ricerca di un’immediatezza e di una spontaneità, di una freschezza ed irruenza che solo i vent’anni possono dare (cioè quell’intensità nella vita e sulla scena che, secondo Valentine, Maria non ha o non ha più) viene così contrapposta alla più pacata mediazione dei quarant’anni, alla razionale e controllata visione della vita dell’età matura (ed il film, toccando questi temi, non può che indirizzarsi, ipso facto, su una dimensione squisitamente metacinematografica).
La sovrapposizione di piani è però duplice (si parlava sopra di scatole cinesi e collegamenti a filo doppio). La complessità del film si rivela infatti non soltanto nella commistione tra passato e presente, ma anche in quella tra realtà e finzione (se ne accennava sopra). Kristen Stewart, la ventiquattrenne coprotagonista che in Sils Maria interpreta Valentine, è nella vita reale una star di Hollywood che deve la sua fortuna a pellicole commerciali (del tipo cioè di quelle interpretate nel film da Jo-Ann/Chloe Moretz).

Assayas inserisce dunque nel suo film un personaggio analogo alla Stewart (che però affida ad un’altra giovane attrice, doppio della prima). La stessa Juliette Binoche è messa alla prova sia sul piano personale che su quello professionale, dovendosi misurare con un ruolo incentrato sul delicato passaggio esistenziale che la sua età anagrafica impone (la raggiunta maturità ed il ricordo del vigore dei vent’anni – enfatizzato dal continuo specchiarsi nelle due coprotagoniste: Valentine e Jo-Ann), ed essendo al tempo stesso tale ruolo calato in un contesto che la racconta nella sua veste di attrice affermata e di successo (ed anche qui torna con forza l’elemento del metacinema che intride l’intero lavoro del cineasta parigino).
Ma, nel gioco di incastri abilmente costruito da Assayas si va anche oltre. Il “serpente” di nubi, cioè il singolare fenomeno meteorologico che si caratterizza per l’improvviso addensarsi di nuvole le quali, sospinte dal vento, si insinuano tra le montagne di Sils Maria (la località svizzera che dà il titolo al film) assumendo una forma che ricorda quella di un serpente (serpente che a sua volta simboleggia qui l’altrettanto lento ed inarrestabile scorrere del tempo), è elemento narrativo presentato in forma documentaria (le sue immagini vengono fatte vedere a Maria, in una scena del film, da Rosa, moglie dell’autore della pièce rappresentata, recentemente scomparso, appunto come si trattasse di un documentario), ma tratto da un film realmente esistente, un muto di Arnold Frank dal titolo Le phenomène nuageux de Maloja, che lo stesso Assayas ha visto ed al quale si è ispirato per il suo ultimo lavoro.
Ben girato e recitato, intrigante e denso di sfaccettature psicologiche nella costruzione dei personaggi, Sils Maria non è forse un film che ci cambierà la vita, ma è certamente quanto basta per passare una serata di buon cinema.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: Clouds of Sils Maria
Genere: Drammatico
Origine/Anno: Svizzera, Germania, Francia/2014
Regia:  Olivier Assayas
Sceneggiatura: Olivier Assayas
Interpreti: Chloë Grace Moretz, Kristen Stewart, Juliette Binoche, Brady Corbet, Johnny Flynn, Claire Tran, Hanns Zischler, Angela Winkler
Montaggio: Marion Monnier
Fotografia: Yorick Le Saux
Scenografia: François-Renaud Labarthe
Costumi: Jurgen Doering
Musiche: Jordi Savall, Primal Scream

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