Siria: bambini e adulti stretti nella guerra tra Ankara e Damasco

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La crisi umanitaria è nuovamente esplosa in Siria. Per comprendere la gravità della situazione nel Nord del paese ed in particolare nella provincia di Idlib basta leggere il comunicato di una serie di organizzazioni umanitarie che denunciano «nelle ultime due settimane almeno 150.000 persone sono state costrette a fuggire a causa dell’intensificarsi delle ostilità nel nord-ovest della Siria, portando così il numero totale di sfollati dal 1 dicembre a oltre mezzo milione» [1]. E da quelle parti fa molto freddo e se non si muore per bombe, malattie o denutrizione si muore per il gelo, anche negli affollatissimi e al collasso campi profughi. Ad avere la peggio sono i bambini che rappresentano la maggioranza della popolazione. Ma questo non interessa a nessuno, né alle parti in guerra né a chi appoggia o ha appoggiato negli anni passati una parte o l’altra.

Cosa sta accadendo nel Nord della Siria?
Il presidente siriano Bashar al Assad ha dato l’assalto all’ultimo bastione della resistenza contro il suo regime nella provincia di Idlib, ma questa volta con l’esercito turco schierato a nord le parti sono arrivate a fronteggiarsi. Di fatto i ribelli vicini ai turchi hanno superato la linea di territorio cuscinetto che era stata decisa dal Memorandum di Sochi, garantiti da Mosca alleato di Damasco, e l’esercito siriano non ha aspettato a rispondere al fuoco. E poi il 3 febbraio un bombardamento siriano ha provocato la morte di sei militari turchi in risposta l’esercito di Ankara abbatteva un elicottero e bombardava le unità siriane «impegnate nell’offensiva, il cui obiettivo dichiarato è riconquistare due importanti arterie di comunicazione: l’autostrada M5, che collega Damasco ad Aleppo, e la M4 che va da Aleppo a Latakia. Lungo le direttrici delle due autostrade, infatti, potrebbe correre in futuro il confine tra la Siria di Assad e la zona cuscinetto intorno a Idlib, voluta da Ankara e amministrata dai ribelli sostenuti dalla Turchia» [2].
Le cose sembrano essere cambiate all’improvviso anche perché «una riapertura del M4 e M5 era uno degli elementi almeno implicitamente accettati da Ankara e, sembra, perfino discussi dall’intelligence turca con i proxy siriani a Idlib. Riapertura, ovviamente, non voleva dire necessariamente cessione totale dei territori, ma appariva chiaro che il controllo dell’opposizione su queste due arterie strategiche avrebbe dovuto essere significativamente ridotto. Qualcosa, in questo accordo implicito tra Russia (e regime) e Turchia (e alleati locali), sembra però saltato. L’offensiva del regime è stata infatti molto più rapida del previsto, anche a causa delle crescenti difficoltà militari dell’opposizione e dell’aumentata sfiducia verso l’alleato turco, creando un’ondata di circa 700 mila profughi che si sono concentrati in prossimità del confine con la Turchia» [3].

La zona cuscinetto per Ankara non serve solo ad evitare che gli sfollati del Nord della Siria provino ad entrare in Turchia perché la maggior parte non ha mai amato, usando un eufemismo Assad, ma anche a ricollocare buona parte dei 3 milioni e passa di siriani che sono sul suo territorio. Ma questo dovrebbe avvenire con un “protettorato” definitivo su quell’area cosa che non è nelle disponibilità di Assad ma nemmeno di Putin nonostante il dialogo che c’è tra le parti.

Inoltre secondo quanto scrive il NY Times ci sarebbero stati scambi di colpi anche con gli ultimi militari statunitensi presi di mira dall’esercito siriano e comunque con gli elicotteri russi ben vicini alle truppe USA [3]. Le truppe americane si trovano intorno ad alcuni di pozzi petroliferi nella Siria orientale.
Gli Stati Uniti faranno di tutto per approfittare di questa situazione che vede un contrasto duro tra Erdoğan e Putin (tra l’altro si fronteggiano in questo momento anche in Libia) per rientrare nella “partita” riavvicinandosi alla Turchia che resta un paese Nato. Infatti lo si capisce dalle «recenti dichiarazioni del Segretario di stato Mike Pompeo sull’escalation di Idlib. “L’azione destabilizzante della Russia, del regime iraniano, di Hezbollah e del regime di Assad – ha dichiarato Pompeo il 27 gennaio – impedisce un cessate il fuoco su scala nazionale e il sicuro rientro di centinaia di migliaia di sfollati alle proprie case nella Siria settentrionale”. Una dichiarazione seguita il 3 febbraio dalla piena solidarietà ad Ankara dopo gli scontri costati la vita a sette soldati turchi e ad oltre settanta di Damasco. “Stiamo con la Turchia nostro alleato nella Nato, inviamo le nostre condoglianze al governo turco per la morte dei propri militari e – dichiara Pompeo – ne appoggiamo pienamente l’azione di autodifesa”» [5].

Erdoğan a più riprese ha chiesto a Mosca, ma anche a Teheran che ha un ruolo rilevante nell’area di rispettare i patti e dall’altra minaccia dicendo che «da oggi in poi, se i nostri soldati nelle postazioni di osservazione subiranno danni, colpiremo le forze del regime siriano ovunque, senza essere vincolati ai confini del memorandum di Sochi». Va anche detto che il presidente turco non può forzare la mano più di tanto perché una lunga e dispendiosa guerra non è sostenibile dalla sua popolazione e dall’altro non è il solo a non rispettare i patti perché sta già occupando un suolo straniero e perché è «sfruttando gli accordi per la creazione di punti di osservazione all’interno di Idlib la Turchia si è garantita una presenza stabile sul territorio siriano, ma si è ben guardata dal disarmare i ribelli. Le forze islamiste più vicine ad Ankara sono state trasformate in milizie mercenarie e utilizzate per combattere i curdi nel nord est del paese e, in Libia, per difendere gli interessi turchi e il governo di Tripoli. Tutta la parte settentrionale e occidentale diI dlib resta però nelle mani di Tahrir al Sham, cononosciuta un tempo come Jabhat al Nusra, ovvero la costola siriana di al- Qaeda. Ad oggi i turchi si sono ben guardati dal disarmarla e, tanto meno, dal costringerla ad abbandonare i territori siriani. Anche perché questo significava trasferire sui propri territori 12mila incontrollabili veterani jihadisti» [6].

In questo momento la soluzione, almeno momentanea, dello scontro turco-siriano dipende dalle capacità diplomatiche e di influenza della Russia che ha un ruolo complicato non potendo non sostenere Assad e dall’altra non potendo abbandonare Erdoğan che è una pedina importante per la strategia di Mosca nel Medio Oriente e in Nord Africa. Del resto Ankara potrebbe accettare un compromesso per un «un cessate-il-fuoco ad Idlib per rimandare la decisione finale sulla regione ad una conferenza specifica sul futuro della Siria. Tale mediazione dovrebbe includere anche una decisione finale sulle zone ancora controllate dalle milizie curde del Partito dell’Unione Democratica (PYD), che la Turchia considera come un’estensione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e perciò ostile. […] In conclusione, è probabile che l’attuale crisi tra Turchia e Siria rientri nei prossimi giorni e si arrivi ad un qualche accordo tra le parti, attraverso la mediazione russa. Nel breve periodo, la Turchia deve mantenere un dialogo con Damasco per ottenere che le truppe siriane si mantengano all’interno della zona controllata dal PYD nel nord est del paese. Tale accordo è l’unica soluzione per Ankara al fine di evitare che emerga un’entità para-statale curda nella regione che non sia sottoposta al governo centrale, in quanto la Turchia non può spingersi oltre i 30 km concordati con gli Stati Uniti all’interno del territorio siriano nella zona controllata dal PYD» [7].

E infatti a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu e quello russo, Sergei Lavrov, hanno fatto dichiarazioni molto distensive sulle relazioni dei due paesi nonostante le divergenze sui fronti di guerra.

Tutto questo mentre milioni di persone continuano a soffrire senza che le parti in causa ne abbiano la benché minima considerazione. E con i curdi che potrebbero essere, ancora una volta, quelli da sacrificare.
Pasquale Esposito

[1] https://www.savethechildren.it/press/siria-catastrofe-umanitaria-centinaia-di-migliaia-di-persone-soprattutto-donne-e-bambini-fuga
[2] Alessia De Luca, “Siria: la partita di Idlib”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/siria-la-partita-di-idlib-25074, 14 febbraio 2020
[3] Eugenio Dacrema, “Siria: la morsa su Idlib, tra Russia e Turchia”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/siria-la-morsa-su-idlib-tra-russia-e-turchia-25058, 14 febbraio 2020
[4] Eric Schmitt, “Russians Pressure U.S. Forces in Northeast Syria”, https://www.nytimes.com/2020/02/14/world/middleeast/russia-northeast-syria.html, 14 febbraio 2020
[5] Umberto De Giovannangeli, “Siria, la posta in gioco nella guerra tra Erdogan e Assad”, https://www.globalist.it/world/2020/02/12/siria-la-posta-in-gioco-nella-guerra-tra-erdogan-e-assad-2052946.html, 12 febbraio 2020
[6] Umberto De Giovannangeli, ibidem
[7] Matteo Colombo, “Siria: le conseguenze dell’uccisione dei soldati turchi”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/siria-le-conseguenze-delluccisione-dei-soldati-turchi-24998, 3 febbraio 2020

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