Siria: la tregua regge ma la pace è lontana

Siria bandiera
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La tregua per il cessate il fuoco in Siria, pur con qualche problema, va avanti consentendo alle popolazioni di vivere qualche momento meno drammatico. Siamo a più di 48 ore dall’inizio della tregua oggetto dell’accordo tra Stati Uniti e Russia e dovrebbe durare fino al prossimo 17 settembre.
Per quanto precaria e con un futuro di pace ancora lontano, dobbiamo ricordare che questa guerra iniziata nel 2011, secondo i dati ONU, ha provocato oltre 250mila morti e quasi 5 milioni di sfollati e profughi. E probabilmente questi dati sono per difetto tanto che l’Osservatorio siriano per i diritti umani parla di oltre 300mila morti dei quali  86mila  e 15mila bambini e adolescenti. Una tragedia per troppo tempo dimenticata.

Al momento sembra che i convogli umanitari facciano fatica ad entrare nelle zone delle ostilità a causa di una mancata autorizzazione di Damasco e la garanzia dell’incolumità del personale ONU [1].
Uno dei momenti di maggiore tensione in queste ultime ore di tregua è l’incidente con Israele. Secondo l’esercito siriano un drone e un caccia sono stati abbattuti dopo che l’esercito israeliano aveva bombardato le posizioni siriane in risposta ad un razzo arrivato sulle alture del Golan sotto il controllo di Tel Aviv.
Come in ogni cessate il fuoco ci sono accuse reciproche di violazioni che in effetti ci sono state.

La tregua è il frutto dei negoziati tra Russia e USA  ed è stata negoziata dal segretario di Stato americano John Kerry e dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov con l’obiettivo di bloccare i combattimenti, inclusi i bombardamenti, per sette giorni dando la possibilità di attaccare le forze jihadiste – Stato islamico (Is) e del Fronte fatah al Sham (ex Fronte al Nusra) – che questa tregua non hanno sottoscritto. L’altro obiettivo è quello di consentire gli aiuti umanitarisenza limiti”.
Evidentemente il primo anello debole della tregua è la non totale partecipazione al cessate il fuoco che si aggiunge alla numerosità ed eterogeneità degli interessi in campo e di chi li difende con le armi. Si pensi al fatto che le milizie fuori dalla tregua sono affiliate all’Esercito della Conquista di cui fanno parte i gruppi salafiti e i Fratelli Musulmani sostenuti da Arabia Saudita e Qatar.
Infatti come scrive Tommaso  Di Francesco «gli Stati uniti dovranno convincere gli «oppositori moderati» a rompere con i terroristi estremisti islamici. Un fronte eterogeneo e micidiale fino a poco tempo fa sostenuto sia dallo schieramento dei paesi sunniti a cominciare dalle petromonarchie del Golfo, Arabia saudita in testa, sia dagli «Amici della Siria» vale a dire gli stessi Stati uniti, tutti i Paesi europei Gran Bretagna in testa e in primis, questo è il punto, dalla Turchia» [2].
Tra l’altro «non è specificato se il cessate il fuoco riguardi anche le regioni dove i ribelli combattono al fianco dei jihadisti» [3]
Poi vanno considerati i dubbi espressi  dall’Esercito siriano libero che vede questa tregua come vantaggiosa per gli obiettivi di riconquista del presidente Bashar al Assad che in questi ultimi tempi vede aumentare le possibilità di rimanere ancora al potere.
Non vanno nemmeno sottovalutate tutte le spinte espansioniste di Erdogan che, dopo il fallito golpe, si sente ancor più autorizzato ad intervenire senza nessuna remora e nelle ultime settimane, con l’esercito e i mezzi corazzati, è entrato in Siria provando a regolare i conti con i curdi e a creare un’area cuscinetto.
Gianandrea Gaiani chiarisce che questo cessate il fuoco «non porterà la pace in Siria ma ridefinirà le alleanze e i nemici da combattere con l’obiettivo di far cessare le ostilità tra le truppe di Damasco e i ribelli cosiddetti “moderati” accentuando invece le operazioni militari contro le milizie jihadiste», mentre Chiara Cruciati va oltre, individuando il cuore della diplomazia armata in Siria, quando scrive che «la tregua è fine a se stessa, quando dovrebbe aprire al dialogo tra governo e opposizioni. O meglio, un fine ce l’ha ed è un altro dialogo, quello imbastito dalle potenze regionali e globali responsabili della guerra: congelare la battaglia (a partire dall’imprescindibile Aleppo), con i carri armati turchi a 50 km di distanza, ha il sapore di un tentativo di spartizione del paese mosso dall’esterno. Una divisione etnica e politica, per zone di influenza, che accontenti tutti quelli che vogliono mantenere il controllo sul proprio pezzetto di Siria, staterelli deboli e gestibili» [5].
E forse non si riuscirà a raggiungere l’obbiettivo minimo americano e russo visto che l’accordo non è condiviso dal Segretario alla Difesa Ashton B. Carter che nutre profonde riserve in merito al piano post-tregua con azioni congiunte e condivise tra per le forze americane e russe contro i gruppi terroristici.
La pace purtroppo è lontana perché la diplomazia è sempre quelle delle cannoniere.
Pasquale Esposito

[1] “Siria: regge la tregua, ma gli aiuti non arrivano ai civili”, http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/14/siria_regge_la_tregua,_ma_gli_aiuti_non_arrivano_ai_civili/1257889, 14 settembre 2016
[2] Tommaso Di Francesco, “Usa e Russia in Siria, realpolitik con l’ombra di Ankara”, http://ilmanifesto.info/usa-e-russia-in-siria-realpolitik-con-lombra-di-ankara/, 11 settembre 2016
[3] “Cosa prevede la tregua in Siria”, http://www.internazionale.it/notizie/2016/09/13/tregua-in-siria-russia-stati-uniti, 13 settembre2016
[4] Gianandrea Gaiani, “Siria, ecco i punti chiave della fragile tregua”, http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-09-11/siria-ecco-punti-chiave-fragile-tregua-153803.shtml?uuid=ADXvagIB, 12 settembre 2016
[5] Chiara Cruciati, “La tregua dall’alto che non porta al dialogo”, http://ilmanifesto.info/la-tregua-dallalto-che-non-porta-al-dialogo/, 13 settembre 2016
[6] Megan Specia e Yara Bishara, “Details of Syria Pact Widen Rift Between John Kerry and Pentagon”, http://www.nytimes.com/2016/09/14/world/middleeast/syria-john-kerry.html?ref=world&_r=0, 13 settembre 2016

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