Skianto di e con Filippo Timi

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Partendo dai confini dei muri grigi della sua cameretta, Filippo Timi ci conduce in un viaggio delle meraviglie alla scoperta dello spirito di un ragazzo, Filippo, nato affetto da una grave disabilità fisica: cranio saldato, impossibilitato a controllare il proprio corpo oltre che incapace ad esprimere attraverso le parole il mondo che ha dentro.
Nonostante la sua nascita sia stata dal primo momento un percorso ad ostacoli per corpo e mente a Filippo è stato destinato un cuore in grado di cogliere grazie alla sua sensibilità le meraviglie della vita.

Un Filippo Timi poliedrico, un po’ folletto un po’ saltimbanco richiama sul palco con il suo monologo una moltitudine di figure satelliti del protagonista di questa favola amara; in primis i genitori con le loro difficoltà a comprendere e relazionarsi con quel qualcosa di inafferrabile che Filippo ha nel suo corpo, imperscrutabile guscio sigillato;poi i medici che tentano di leggere utilizzando i loro strumenti il suo cuore e la sua mente ricavandone solo scarabocchi e che ci portano a riflettere con i loro scientifici inutili tentativi su quale sia la vera dimora dell’essenza dell’essere umano. Elettrocardiogramma e Elettroencefalogramma parlano un linguaggio estraneo e lontano a Filippo dentro il cui cuore vive un mondo per il quale nessuno ha la chiave e parla un linguaggio per il quale la Stele di Rosetta non è ancora stata scoperta.
Eppure Filippo con il suo doloroso e al contempo gioioso inno alla vita, nonostante il suo cervello compresso e sottosviluppato, secondo i canoni di chi è normale, si pone e ci fa porre le grandi domande filosofiche sul senso di una vita “normale” e sul senso della vita di un “disabile”, su quale sia il ruolo e la responsabilità di Dio nel dispensare il dolore. Timi ci regala proprio nei passaggi che riguardano questi grandi quesiti versi profondamente poetici: “siamo perline che luccicano di dolore attorno al collo di un Dio perverso”.

Filippo Timi in Skianto. Foto di Noemi Ardesi

Il ragazzo disabile di Filippo Timi spinge il pubblico attraverso battute sagaci pronunciate con accento umbro ad entrare in contatto profondo con le opportunità offerte dall’essere “normale”: “più vedi il mondo più il viso ti si allarga, il sorriso ti si ampia per tutti i Paesi c he visiti, ma se vedi solo una stanzina grigia…” , richiama spesso la bellezza della vita durante lo spettacolo “life is now!”, “La vita è la giostra più bella”,

La disabilità fisica non corrisponde per Filippo alla disabilità dello spirito, mentre ben peggiore è la disabilità del cuore e dei sentimenti di chi lo osserva giudicando: “non ridere della mia bua, oggi è la mia, ma magari domani è la tua”.
La violenza è di chi è “normale” è quotidiana nei confronti di chi non ha voce eppure Filippo non si arrende anelando alla felicità che non arriva ed invitando il pubblico a godere e ad essere consapevoli della propria fortunata condizione di “normali”.

La normalità può essere un obiettivo irraggiungibile, commovente il dialogo con la fatina di Pinocchio alla quale chiede “il miracolo”, non di essere trasformato in bambino, ma già diventare un burattino gli andrebbe bene, già questo per chi non può muoversi e parlare sarebbe sufficiente, un risultato miracoloso.

Il desiderio dell’amore irraggiungibile ha il corpo di un pattinatore sul ghiaccio e contiene in sé tutta la magia delle favole per chi non può muoversi, l’amore per un ragazzo che sembra volare sui pattini è solo desiderabile ma irrealizzabile.

Salvatore Langella accompagna con pezzi musicali in napoletano i numerosi cambi di scenografia ed abiti sostenuto dalla visione a tutto schermo di video che proiettano le immagini di una mente candida, ma arguta. Incontriamo il Panda vendicatore degli spot pubblicitari ed i video di gatti in azione, il tutto tanto delirante quanto armonico e denso di significati.
Nei cambi di scenografia veniamo sempre portati al cospetto del mondo interiore di Filippo, l’immagine di sé che corrisponde non alla sua forma, ma alla sua essenza lo mostra a volte acrobata a volte centauro delle fiabe.

Una pièce teatrale che tratta con apparente leggerezza temi di grande spessore, momenti di malinconia alternati a risate e battute autoironiche, di interazione con il pubblico che si sente più volte chiamato in causa. Si lascia in teatro con la sensazione che la sostanza conti più dell’apparenza e che nella disabilità di Filippo, l’incapacità di comprendere da parte dei normali sia superiore alla incapacità di esprimersi di chi ha una disabilità.
Non possiamo tornando a casa non pensare alle parole de “Il piccolo principe” di Saint-Exupery perché questo Filippo di Timi ha tanto della disarmante innocenza del principe: “non si vede bene che con gli occhi del cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Adelaide Cacace

Teatro Franco Parenti – Milano
fino al 2 febbraio

Skianto
uno spettacolo di Filippo Timi
con Filippo Timi
e con Salvatore Langella
luci Gigi Saccomandi
costumi Fabio Zambernardi
canzoni Filippo Timi e Salvatore Langella
assistente alla regia Daniele Menghini

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