Sleaford Mods, English Tapas. La nuova estetica del punk

la copertina del disco Englis Tapas dei sleaford mods
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Nel 2014 Jason Williamson in un’intervista a John Harris racconta che «il momento della scoperta è arrivato una mattina nella primavera del 2006. “Non avevo soldi per la maggior parte dei giorni, giusto quelli per una barretta di Mars e una lattina di Special Brew. E ho scritto una canzone chiamata Teacher Faces Porn Charges che parlava del mio andare in pigiama al negozio per comprare la barretta di Mars e una lattina» [1]. Da allora gli Sleaford Mods, vale a dire Jason Williamson e Andrew Fearn, hanno pubblicato 10 album, l’ultimo dei quali English Tapas dello scorso marzo. Dal pub, da Nottingham – era al piccolo club Chameleon di Nottingham che Williamson incontrò per la prima volta Fearn nel 2009 – urlano la loro protesta e i loro racconti di miseria intellettuale e fisica che attanaglia non solo l’Inghilterra ma tutto il mondo occidentale. E lo hanno fatto aggiornando l’estetica del punk, quel punk che odiava la Thatcher. E forse hanno aggiornato anche l’estetica del rock o come ha detto Stefano Pifferi dei loro lavori «punk senza punk e rock senza rock. Eppure, niente oggi, e da molti anni in qua, suona rock e punk all’essenza come questi due “bardi della desolazione”» [2].

la copertina del disco Englis Tapas dei sleaford modsIl marchio di fabbrica degli Sleaford Mods è declinato su un suono “minimale” elaborate da Fearns su basso e batteria con lievi declinazioni che possono avere a che fare con l’hip-hop o il funk o la techno il tutto per consentire alla ruvida voce di Jason di rovesciare, urlando, sputacchiando, le invettive contro il mondo.
I testi sono un aspetto essenziale delle loro canzoni, ma per tutti coloro che non maneggiano con disinvoltura l’inglese è bene armarsi di pazienza e vocabolario. Non sono dischi semplici, nemmeno English Tapas, come ha detto Noveccentrico resta il fatto che «Jason Williamson ha una poetica istintiva, animalesca, ipnotica. Una metrica che, di suo, ha tutti i crismi del buon flow: un condensato di hip hop e fuckin’away che ti rapisce» [3].
Anche questo è un disco politico come pochi se ne registrano in circolazione, senza fare sconti e senza girare intorno ai problemi e alle responsabilità. E così si torna a parlare della classe operaia e della borghesia in decadimento, della Brexit, degli sfasci provocati dallo sfrenato liberismo, di magnati che dopo aver rovinato esistenze continuano la loro vita da nababbi. Insomma una vivisezione del mondo contemporaneo sempre più un reality sostenuto dai social network.
A detta di molti critici English Tapas presenta qualche elemento di novità sia sul fronte musicale che su quello lirico. In «alcuni momenti lascia respirare fragranze melodiche (Time Sands, Messy Anywhere) perfettamente abbinate al delirio sonoro, formando una potente arma di distruzione firmata Sleaford Mods» [4] o magari come in Drayton Manored, «Jason Williamson faccia anche un po’ il verso alla voce del Duca o, semplicemente, è una mia fissazione. O, magari, ha cominciato a provare a mettere qua e là qualche nota cantata» [5]. Mentre Fabio Guastalla fa notare che «anche la materia lirica ha compiuto dei decisi passi in avanti, puntando il mirino verso obiettivi più stringenti: la vuota vanità dei colleghi che imperversano sui social network (“Just Like We Do”), la Brexit e “tutti quei vecchi che votano per la morte” (“Dull”), il senso di appartenenza a un mondo spazzato via da generazioni di “fat bastards” (“Carlton Touts”), il paragone tra la decadenza contemporanea e le catene di supermarket rispolverato in “B.H.S.”, con il suo beat elettronico che strizza l’occhio alla techno» [6].
Insomma un disco di grande sincerità e impatto, come sempre dal loro esordio, e che gode dei favori della critica di casa e anglosassone e del pubblico.
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

Sleaford Mods
English Tapas
etichetta: Rough Trade
data di uscita: 3 marzo 2017
brani: 12
durata: 37:41
cd: singolo

[1] John Harris, “Sleaford Mods: ‘Most days I’d only have enough money for a Mars bar and a can of Special Brew’”, https://www.theguardian.com/music/2014/jul/17/raging-against-the-machine-rise-sleaford-mods, 17 luglio 2014
[2] Stefano Pifferi, http://sentireascoltare.com/recensioni/sleaford-mods-english-tapas/, 10 Marzo 2017
[3] Noveccentrico, https://www.debaser.it/sleaford-mods/english-tapas/recensione, 19 marzo 2017
[4] Luca Fiorucci, http://www.distorsioni.net/canali/dischi/english-tapas, 20 marzo 2017
[5] Noveccentrico, ibidem
[6] Fabio Guastalla, http://www.ondarock.it/recensioni/2017-sleafordmods-englishtapas.htm, 3 aprile 2017

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