Smart City 4.0, una via lunga

città milano
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Solo qualche anno fa il Governo italiano ha fatto proprio il modello di “Industria 4.0”, su indicazioni comunitarie, e, più, precisamente derivanti da parte del innovazioni introdotte (2011) nel mondo industriale tedesco. Si è trattato di introdurre nei cicli industriali tradizionali, sia pure avanzati, nuovi processi di digitalizzazione, che mettano in sintonia tra loro le varie linee industriali, solo meccanizzate o anche robotizzate, organizzandole trasversalmente con processi digitali di maggiore sintonia complessiva.
Il ciclo industriale è sempre stato come un grande canale, dove corrono parallelamente, in modo funzionale organizzato, una serie di linee, principali o di supporto, capaci di portare le materie prime verso i prodotti finali. Un flusso orizzontale on the pipe, cioè come un tubo con origine e fine, comunque non “circolare”.
Dalla prima rivoluzione industriale stiamo procedendo, via via, alla quarta rivoluzione industriale digitalizzata dell’oggi. Che non è solo un avanzamento di processi interni, ma un assorbimento e perfezionamento di tutte le tecnologie emergenti, compreso, quindi il digitale.
È un progresso senza fine. Come una vite senza fine, che spinge, pur stando ferma.
Si tratta in ultimo di una sofisticata autoregolazione digitale trasversale, che ottimizza il complessivo ciclo produttivo tradizionale, facendo dialogare il tutto, con software adeguati. Sincronizzandolo ed anche intervenendo nelle sfasature o nei guasti, ri-aggiustandolo automaticamente ed in tempo reale (manutenzione digitale).
I vantaggi sono evidenti, economici e funzionali: ottimizzazione generale del processo industriale, quindi accorciamento di operazioni e tempi di riequilibrio.
Anche se, per la verità, non è ancora una nuova tecnologia ciclica ad impatto zero.
È usato, in tal caso, il termine di “transizione”, non solo al proprio interno, ma trasferibile a scala globale, capace, cioè, di adattarsi perfettamente a tanti altri ambiti, per esempio, alla “macchina città” (prevalentemente trattata fino a ieri solo con la lente urbanistica tecnicistica), ed anzi con particolari aspetti di innovazione, soprattutto circolare.

La Città non è solo una realtà di pietra, ma soprattutto un’immagine traslata dentro concettualità culturali altamente espressive, referenti del massimo significato dell’umano. Per questo, forse, la città è anche più congeniale rispetto al “virtuale” digitale innovativo. A condizione di riportarla, sempre e subito, nel proprio ambito “umanistico” più elevato.
La città ha un anima, dove dentro stanno tutte le nostre anime. E noi non possiamo che stare dentro la città, anche come concetto astratto. Senza città siamo nomadi.
Nella città sono possibili tutte le nostre aspirazioni, anche quelle “a crescere”, fino a raggiungere nuovi stati di civiltà e di cultura.

Sappiamo che anche le Aree Industriali e le Industrie “chiamano città”, come supporto assolutamente vitale – servizi primari e, soprattutto, Servizi alle Imprese ed altro, in un meccanismo città-produzione non coerentemente integrato.
Già il modello della traslata “Città 4.0”, per esempio, potrebbe essere considerata come una nuova protesi che si allunga come vuole, verso l’universo delle connessioni interne/esterne in tutte le direzioni (diciamo “in rete”).
Ma si è ritenuto opportuno recuperare l’esperienza della precedente o contestuale “Smart City”, per quanto di buono comunque ha prodotto, sia pure ristretta nel suo sistema essenzialmente strumentale. Tesa a regolare in modo più veloce e onnicomprensivo tutti i circuiti della fluidità urbana, e delle reti della comunicabilità dentro e fuori della città. Con l’obiettivo di districare il disordine e le complessità urbane irrisolte, soprattutto nelle grandi Città. Viceversa per rendere più flessibile la complessa liquidità urbana, che scappa da tutte le parti, invece re-incanalata in alvei ri-organizzati certi, sia pure non fisicamente visibili, perché intersecati nella informatizzazione digitalizzata, sempre più totalizzante.
Anche con contestuale capacità di enorme accumulo di dati, e restituzione in forma aperta, re-integrabile, a disposizione sia dei cittadini-utenti, sia alle Amministrazioni pubbliche, per la creazione di “Database collettivi urbani”, fino al massimo di un “Database urbano unico di città”.
La “Smart City” strumentale iniziale era comunque genericamente indirizzata ad una vaga “Città intelligente” tout court, che oggi si esplicita e si traduce nella “città 4.0” e poi ancora di più nella “ Smart City 4.0”. “Smart City” + “Città 4.0” = “Smart City 4.0”.
La “Città 4.0”, in più rispetto alla “Smart City” classica, poneva maggiore possibilità ai sistemi di “interconnessione digitale” tra sistemi complessi – i sistemi ciberfisici (CPS) intesi come fisici, ma strettamente connessi ai sistemi informatici, capaci, a loro volta, di interagire e collaborare con altri sistemi CPS, e così via.

La “Smart City 4.0” unisce tutto, quindi, preparandosi al tempo stesso, verso ulteriori processi di integrazione e di innovazione, ed esprimendo sempre più lo spirito di avanzamento contemporaneo senza apparenti limiti.
La “Smart City 4.0” individua come obiettivo non complementare, quindi ovvio, quello sociale, e, quindi, quello della “Qualità urbana” globale.
Una nuova sintesi urbana quindi, dove emerge l’analogo concetto industriale di ottimizzazione tra risorse e prodotti, e che si traduce in risorse urbane tradizionali e spaziale, rivisitate e nuove, quindi in obiettivi di una più intensa fluidità globale, espressa essenzialmente nella socialità espansiva. “Identità” che diventa “Qualità”.

La “Smart City 4.0” produrrà nuove è sempre più ampie “transizioni” interne/esterne, come la “Industria 4.0” sta facendo, semmai guardando anche ad una nuova “transizione” della globalizzazione sostenibile, più attenta ai valori identitari, di ogni livello.

In alcune città di grande dimensione e rilevanza – Milano per esempio -, ma anche in recenti dibattiti generali in merito, l’unione delle due cose – “Smart City 4.0” – è già realtà.
Il caso di “Smart City 4.0 Milano” è esemplare ovviamente, anche con la complessità di una grande Metropoli, come Milano, che guarda ad un modello europeo-internazionale, e che rappresenta, quindi, una difficile applicabilità oggettiva rispetto alle altre città medie.
Le città italiane rappresentano uno scenario variegato minore, sia pure maggioritario, di assoluta originalità, ognuna interna al proprio mondo. Che, comunque, deve correre in avanti ed insieme ai grandi contesti, assimilando comunque modelli tra loro compatibili.

È necessario, allora, che la “Smart City 4.0” sia comunque un modello aperto rispetto a tutti gli altri possibili concetti e modelli urbani, declinati secondo specifici valori aggiunti e/o addirittura innovativi-rivoluzionari, evitando il vagare delle cellule impazzite, dentro spazi tra loro non concatenati.

Una nuova mentalità “strategica” di chiusura logica totale si introduce, di conseguenza nel tutto, non come “Modello”, ma come “Metodo” totalizzante, parziale-globale, di ricomposizione dell’ultimo cerchio (anzi attraverso cerchi concentrici sempre più grandi). Consentendo, una volta per tutte, il recupero di una nuova espressività urbana, tipicamente italiana. Dentro l’alveo della grande cultura, intesa come parte di vita.
Allora tutto potrà essere recuperato e valorizzato: anche gli ultimi movimenti di ideazione concettuale, altrimenti vuoti se isolati : “Rigenerazione” (rigenerare la città, per una nostra nuova vita espansiva); “Sostenibilità” (la nostra vita ha bisogno di un Ambiente rinnovato); “Resilienza” (imparare a reagire modificandoci). Modelli di una cultura recente, per tanti versi separati, che devono, invece e al più presto, riassorbite in unità crescenti, diventando una catena ad anelli continui (magari ad iniziare dalla “Smart City 4.0”), producendo osmosi verso una nuova tecnologia digitale non solo intelligente ma anche circolare, con ritorno umano, come si legge nello Studio di Maurizio Carta e Barbara Lino sullo Hyper-Metabolism urbano, inserito in una forma di Re-Cycle contestuale della città aumentata, in forma circolare.

Sommando-sommando ed integrando-integrando, il tutto richiama alla mente un po’ della spasmodica ricerca universale della “formula ultima”, pietra filosofale anche della città, che spiegherebbe tutta la nostra esistenza attraverso l’unica risposta nello spazio nel quale viviamo. E che non sarà mai una risposta “finale”. Soprattutto per quanto riguarda la città.
Abbandonando l’illusione della “città come formula finale”, e che, all’opposto, non è nemmeno una delle “formule ultime”, perché è sempre in ritardo alle nostre aspirazioni.
Ed è così che deve rimanere, a pensarci bene, perché è comunque la città a sollecitarci verso nuove soluzioni avanzanti. Come il trampolino che ci lasciamo dietro, oscillante dopo il salto.

La storia ha insegnato più in generale che le “formule finali” non esistono: aprono soltanto a nuove ricerche e nuove “formule ultime”, ma mai “formula finale”. Si fermerebbe la nostra corsa senza fine. Non avremmo più nulla da dire o cercare.
Anche la formula einsteiniana rivoluzionaria E=mc2 è “ultima” rispetto ad altre rivoluzioni, inevitabilmente successive, anch’esse non “finali”. Il mistero della sopravvivenza umana, allora, è proprio in una serie interminabile di “formule ultime”, che non diventeranno mai la “formula finale”.
La città, rispetto a quanto detto, sembra piuttosto accompagnarci, come veicolo traballante, magari verso un futuro ancora incognito del terzo millennio per proseguire.
La città è una serie interminabile di figure, che si rappresentano nell’immagine delle nuvole che cambiano, o del mare che non è mai lo stesso, e che non potremo mai fermare, nemmeno con i monumenti di pietra.
Eustacchio Franco Antonucci

Per prima consultazione:

CORCOM Modello Milano per la “Smart City 4.0”. 20/04/2017
corriere.comunicazioni.it
Nota. Come detto la complessità della realtà milanese è notevole e richiama una serie di ricerche propedeutiche estremamente complesse.

Università di Parma Dipartimento di Architettura ed Ingegneria – Smart City 4.0 – Sustainable LAB
Modello Industria 4.0 – transizione a “Industria 4.0.Tre anni per innovare le città dell’Emilia Romagna”.
Progetto triennale per l’ampliamento del Laboratorio di ricerca e la costruzione di un centro di ricerca e di formazione sulla città contemporanea intelligente e sostenibile
Proposta alla Regione Emilia-Romagna – maggio 2019
formazionelavoro.regione.emilia-romagna.it
Nota. L’Emilia Romagna si è sempre distinta per innovazione e chiarezza delle proprie Documentazioni esemplificative.

Evoluzione delle Smart City – ingenio-web.it
“Dalla città digitale alla città con elevata qualità della vita : un percorso.”
Nota. Dalle Smart City, caratterizzate dalla gestione intelligente delle risorse, la Smart City 4.0 si evolve come originale momento in cui la situazione si ribalta nella essenzialità del prodotto finale (come nel modello della Industria 4.0)

Urban hyper-Metabolism – Re-cycle Italy – Maurizio Carta e Barbara Lino
www.aracneeditrice.it
Nota. Il metabolismo urbano inteso come analogia organica vivente di flussi si carica di nuova energia innovativa (Hiper-Metabolism), soprattutto se recupera il Re-Cycle, condizione circolare dei singoli Sistemi componenti e del Sistema globale-città.

Navigate, navigate in Internet e troverete un grande dibattito che si sta dilatando. Il 4.0 sta transitando verso il 5.0, e poi sarà il 6.0 e così via. Alla fine scompariranno le sigle numeriche, ed apparirà il congegno mentale della città come cultura massima dell’umano.

 

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