Solo coccole per i disabili

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Qualche tempo fa Francesco è riuscito a sorprendermi. Arrivato alla Stazione Centrale di Milano per condividere vino e rimettere in ordine il mondo, mi ha mandato un sms chiedendomi se avessi bisogno di qualcosa. Non potendo uscire di casa quando voglio perché ci sono quattro rampe di scale, e non c’è l’ascensore gli ho risposto prontamente con un sms. Ero intenerito dall’attenzione e dall’affetto dell’amico. Dopo mezz’ora Francesco si è presentato con una rosa in mano. Io l’ho guardato attonito. Regali del genere non hanno mai fatto parte del nostro linguaggio.
Io amo Francesco o e lo stimo, ma non lo desidero.
Da lì è iniziato un dialogo surreale.
– Perché una rosa? Non capisco.
– È la risposta al tuo messaggio.
Io l’ho guardato storto, sempre più allibito. Leggevo la delusione di Francesco, che preso il cellulare si è rivolto a me con pazienza.
– Guarda me l’hai scritto tu.
Lo schermo del cellulare ha sfarfalleggiato. Il verde di WhatsApp si è illuminato.
Sono scoppiato a ridere.
Il T9, il sistema di dettatura vocale, aveva colpito ancora.
Francesco mi guardava sempre più attonito, sconfortato. Io ridevo in preda a un’evidente crisi respiratoria. Ma mi sono ripreso, e ho spiegato l’equivoco.
– Zoccole, non coccole. Zoccole.
Anche Francesco a quel punto ha riso di gusto.

Tempo dopo Sonia, che è una donna intelligente, mi ha finalmente portato in dono una zoccola.
Peccato che essendo di ritorno dall’Olanda, fosse solo un delizioso soprammobile in ceramica, che riproduceva le tipiche calzature olandesi.
Quando Laura racconta questi episodi, o le mie avventure galanti, le sue amiche rispondono allibite e sorprese, con frasi come:
“Ma come? Gli interessano ancora le donne”?
“Ma ha ancora una vita sessuale”?
Quando Laura mi riporta queste frasi rimango allibito.
Mi viene restituito un immaginario che non mi appartiene. È come se si considerassero i disabili immersi solo in un universo di pensieri puri, immersi nel dolore, in attesa della fine.

Vi farò una confidenza, ma che non si sappia in giro:
Molti disabili ruttano, e gli piace il vino. Inoltre, davanti a una bella donna sono capaci di frasi del tipo:
“Come ti chiami”? “Posso offrirti un aperitivo”? “Che fai stasera”? “Vieni a ballare”?
Il tema delle zoccole ultimamente mi è molto caro. È il mio modo di essere divergente, di smontare stereotipi e pregiudizi.

Qualche giorno fa ho avuto un altro dialogo irriverente con un amico, che mi ha messaggiato dopo diversi anni che non ci sentivamo.
Fabio era nei suoi messaggi, ed esordiva dicendo:
– Ho pensato a qualcosa che può renderti la vita più semplice.
Al che io ho reagito da handicappato bastardo.
– Allora hai pensato a un Zoccola una volta alla settimana?
Fabio mi ha risposto seriosamente, e da lì lo scambio è proseguito.
– No! Ho pensato a automatizzarti la casa. Per consentirti di eseguire alcune azioni solo con la voce: accendere e spegnere lo stereo, la luce, alzare e abbassare le tapparelle.
– Peccato. La zoccola sarebbe stata meglio.
– Non saprei come automatizzarla
– Che ingenuo che sei. Le zoccole sono automatizzate per definizione. Vanno a denaro, non a corrente.
Oggi. Dopo questi dialoghi non ho la casa automatizzata. E indeciso tra coccole e zoccole, rimango senza zoccole e senza coccole.

Gianfranco Falcone

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