Somalia. Deboli segnali emergono dalle macerie

Somalia bandiera
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La Somalia continua ad essere terra di indicibili sofferenze. Rileggendo gli eventi riporati dalla stampa e dalle organizzazioni internazionali dall’inizio del 2008 le condizioni di vita sono, per quanto possibile, ulteriormente peggiorate.
Teatro di una guerra senza fine tra forze interne ed esterne che si contendono il predominio di uno Stato inesistente [1], la Somalia sconta anche un aggravamento dovuto alla maggiore difficoltà di approvvigionamento di generi alimentari di base e di distribuzione di beni e servizi da parte delle organizzazioni umanitarie.
Al momento secondo la FAO i somali che hanno bisogno di aiuti per nutrirsi sono aumentati del 40% dall’inizio dell’anno raggiungendo la cifra dei 2,6 milioni [2]. Negli ultimi giorni decine di migliaia di persone hanno manifestato per le strade di Mogadiscio contro l’aumento del prezzo dei cereali e del riso e contro la decisione dei commercianti di non accettare in pagamento solo dollari invece che il super svalutato scellino. Le proteste sono state represse nel sangue provocando, secondo un bilancio non ufficiale, cinque morti tra cui un bambino e diversi feriti [3].
Senza tralasciare le cause di un trend internazionale spinto da una domanda sempre maggiore e da movimenti speculativi la crisi alimentare è anche un effetto di due anni di raccolti limitati per una siccità molto grave che ha colpito il paese e che contribuisce, con tutto il resto, a rendere le condizioni dei somali, secondo quanto dichiarato da Pascal Hundt capo della diplomazia del Cicr per la Somalia, tra le peggiori del pianeta [4].

Le condizioni del conflitto impediscono sistematicamente di prestare soccorso o raggiungere con gli aiuti una popolazione indifesa che sempre di più fugge dai propri luoghi.
Le stesse Agenzie ONU denunciano casi di violenza e più in generale impedimenti anche nel semplice attraversamento di strade dove vengono estorte somme di denaro [5].
Medici Senza Frontiere, a fine gennaio, ha evacuato l’ospedale di Kisimayo, terza città somala in ordine di grandezza, a 500 chilometri a sudovest di Mogadiscio, dove sono morte 3 persone dello staff internazionale dell’Associazione [6].

Il caos alimenta grandi spostamenti di donne, bambini e uomini verso zone più “sicure” all’interno o all’esterno del paese. Dall’inizio dell’anno si contano diverse decine di migliaia di sfollati interni in particolare dalla <<martoriata>> capitale e ventiquattromila che hanno preso la strada di Gibuti, Kenya, Etiopia, Sudan orientale e Yemen. E come accade in queste situazioni, in qualsiasi parte del mondo, tutti restano preda dei trafficanti e delle inumani condizioni di spostamento a cui sono sottoposti [7].

La Somalia continua a non trovare una soluzione politica. L’unico linguaggio che si intenda è quello della violenza e delle armi con annesse reciproche accuse di violenze perpetrate anche contro civili inermi. Un esteso campo di battaglia.
A Mogadiscio nella seconda metà di aprile si sono dati battaglia i miliziani vicini alle Corti islamiche da una parte e gli eserciti somalo ed etiope dall’altra provocando più di cento morti.
Negli stessi giorni anche a Guda, una città del sud, ci sono stati scontri tra le due parti [8]. E’ di questi giorni inoltre la notizia di violenti scontri nella provincia centrale dell’Hiran che secondo fonti locali avrebbero provocato numerosi morti tra cui oltre una decina di civili [9].
Notizie di scontri nella provincia di Sool oggetto di un contenzioso tra le regioni autonome del Nord del Somaliland e del Puntland [10].
Ad aggravare il caos tutti i recenti casi di pirateria che fanno delle acque di fronte alla Somalia tra quelle più a rischio negli ultimi tempi secondo International maritime bureau (Imb), l’organismo preposto a fare periodicamente il punto sugli atti di pirateria [11] e che obbligano i Paesi coinvolti ad intervenire, come è successo con la Francia anche con blitz sul territorio somalo.

Il quadro è complicato anche per le “iniziative” USA che oltre ad appoggiare l’esercito etiopico che ha invaso la Somalia proseguono nelle azioni belliche sul campo in nome della lotta al terrorismo fondamentalista. Il tre marzo portano a termine un attacco aereo a Dhobley, villaggio della Somalia meridionale poco distante dal confine con il Kenya, per eliminare, senza riuscirci però, presunti terroristi islamici in concomitanza di una riunione tra alcuni leader della guerriglia antigovernativa somala per lo più legati alle Corti Islamiche.
Il 19 marzo includono nella lista delle organizzazioni terroristiche la milizia Shabaab, ex-ala militare del movimento delle Corti islamiche [12]. Nella notte del primo maggio Adan Hashi Aeru, uno dei leader della Shabaab e accusato, senza prove concrete, di legami con Al Qaeda, è stato ucciso, con un razzo lanciato da una nave da guerra, insieme ad altri miliziani e sette civili a Dusa Mareb nel centro della Somalia [13].

Una serie di segnali di dialogo, sia pur deboli, sono comunque comparsi dall’inizio dell’anno. A Roma si sono si sono riuniti 35 rappresentanti della società civile provenienti dalla Somalia e dalla diaspora e hanno sottoscritto una dichiarazione incentrata su: <<garantire l’accesso umanitario per tutelare la popolazione somala vittima delle violenze; promuovere il dialogo e il confronto come uniche vie per raggiungere la pace; favorire un processo di riconciliazione nazionale che sia inclusivo di tutte le componenti della comunità; pianificare il ritiro delle truppe etiopiche e il dispiegamento di una forza di pace internazionale per la sicurezza; rafforzare istituzioni pubbliche e private e sviluppare l’economia>> [14]..
L’Europa continua a sostenere finanziariamente la African Union Mission to Somalia che ha inviato soldati africani nel marzo scorso a Mogadiscio e potrebbe rendere disponibili altri finanziamenti se il suo interlocutore privilegiato, il primo ministro del Governo di Transizione Federale Hassan Hussein avviasse un processo negoziale che dovrebbe portare alla pacificazione prima e ad elezioni libere nel 2009.
Altri indizi vengano dalle stesse parti in contrapposizione nonostante continuino gli attacchi da una parte e dall’altra. Infatti sia il Governo di Transizione Federale sia l’Alleanza per la liberazione della Somalia hanno presentato piani di lavoro per il dialogo a rappresentanti della comunità internazionale compreso il Segretario Generale delle Nazioni Unite [15].
Ma soprattutto per la prima volta le due parti, con sette partecipanti ognuna, si sono incontrate, il 10 maggio a Gibuti, per un primo approccio interlocutorio che dovrebbe almeno servire a fissare un’agenda dei prossimi incontri [16].
La Somalia e il suo popolo restano in attesa di buone nuove.

Pasquale Esposito

[1] Per un breve quadro della situazione a fine 2007, cfr. Pasquale Esposito, “Somalia. Note su una tragedia umanitaria in uno Stato inesistente”, www.mentinfuga.com dicembre 2007; per una semplice fotografia delle forze in capo in Somalia dove <<un governo appoggiato da Stati Uniti e Etiopia che controlla soltanto le aree attorno alle città di Mogadiscio, Baidoa, Jowhar e Beledweyne. Al di fuori di queste zone, al centro e al Sud operano le bande islamiste. A Kismaayo e lungo la costa centrale imperversano altri oppositori del governo, anche se a base tribale piuttosto che islamica. All’estremo Nord, invece, il Somaliland ex inglese ha proclamato l’indipendenza pur non riconosciuta da nessuno. Il Gedo, incuneato tra i territori islamisti e l’Ogaden, se ne sta per conto suo. E poi ci sono altre zone, come quelle del Galmudug, del Maakhir e del Puntland, che ufficialmente dichiarano di riconoscere il governo federale di transizione, ma che in realtà se ne sono staccati creando governi propri, amministrazioni fantasma e potentati locali.>>, Pierangelo Spegno, “Nel caos della Somalia la Tortuga del Duemila”, www.lastampa.it, 23 aprile 2008
[2] I dati sono citati da “En Somalie, la répression des “émeutes de la faim” fait plusieurs
victimes
», www.lemonde.fr, 5 maggio 2008.
[3] “Mogadiscio, riprendono le proteste contro il carovita”, www.peacereporter.it, 6 maggio 2008
[4] “Somalia, l’appello della Cicr: <>”, www.peacereporter.it , 30 aprile 2008
[5] “Somalia: sempre più grave la crisi a Mogadiscio”, www.unhcr.it, 25 aprile 2008; a febbraio un collaboratore dell’agenzia del Programma Alimentare Mondiale (PAM)ONU è stato ucciso e stessa sorte è toccata ad un autista PAM il 9 maggio cfr. “Ucciso collaboratore ONU nel centro del Paese”, www.misna.org 10 maggio 2008
[6] “Somalia: cresce l’insicurezza in tutto il paese”, www.nigrizia.it 29 gennaio 2008
[7] “Somalia: almeno 24 mila persone in fuga nei paesi vicini nei primi mesi del 2008”, www.unhcr.it 28 marzo 2008; per un esempio di quanto angherie sopportano i somali che cercano di raggiungere le coste dello Yemen cfr. Michele Farina, “Yemen, la Costa dei naufraghi: 1.500 somali sepolti in spiaggia”, Corriere della Sera 21 marzo 2008, pag. 15
[8] Matteo Fagotto, “Somalia, la fine delle speranze”, www.peacereporter.it 23 aprile 2008
[9] “Combattimenti nel centro del paese, numerose vittime”, www.misna.org 8 maggio 2008
[10] “Somalia: nuovi scontri Somaliland-Puntland”, www.nigrizia.it 14 gennaio 2008
[11] Raoul de Forcate, “Pirati del mare, quasi un attacco al giorno”, www.ilsole24ore.com 11 gennaio 2008
[12] “Somalia, Washington include la milizia delle Corti islamiche tra le organizzazioni
terroristiche
”, www.peacereporter.it 19 marzo 2008
[13] Massimo A. Alberizzi “Somalia: le forze Usa uccidono Adan Hashi Aeru, leader dei «talebani» somali”, www.corriere.it 2 maggio 2008
[14] “Somalia, 254 milioni dalla Ue”, www.nigrizia.it 11 febbraio 2008
[15] ”Prove di dialogo (I passi avanti dei mesi scorsi)”, www.misna.org 10 maggio 2008
[16] ”Dialogo, governo e opposizione si incontrano”, www.misna.org 10 maggio 2008
nigrizia.it

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