Sophia Tomelleri e il suo These things you left me

Sophia Tomelleri
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Parlare di disco di esordio della giovane tenorsassofonista e compositrice milanese, ha senso soltanto se rapportiamo questo dato a livello statistico, perché il lavoro che ci presenta Sophia Tomelleri è un biglietto da visita chiaro e inequivocabile. La voce del suo sax, dolce, suadente, molte volte dal timbro rigorosamente tradizionale pur non disdegnando assolutamente incursioni nell’hard bop, si rivela allo stesso tempo personalissimo, il che ci dice il calibro della sua maturità espressiva.

Non è certo un caso se nel 2020 si aggiudica il premio per giovani solisti Luciano Zorzella – in onore del batterista veneto scomparso prematuramente – e in successione l’altrettanto prestigioso riconoscimento Massimo Urbani, l’alto sassofonista romano genio e sregolatezza morto a soli 36 anni.

Eppure l’apparente predestinazione di Sophia Tomelleri con il sax tenore, nasce forse inaspettatamente avendo l’artista iniziato con il pianoforte e un diploma in sax contralto al Conservatorio. Ma evidentemente proprio il sax tenore è lo strumento che le permette l’espressione più alta e completa del suo “sentire” il jazz, il che la pone, tra l’altro, al vertice della purtroppo scarna classifica delle musiciste jazz che utilizzano questo strumento.

Sophia Tomellieri These-things you left meIn questo disco These things you left me, Tomelleri si affida ad un quartetto – forse il tipo di formazione più versatile fra quelle proponibili – composto da Simone Daclon al pianoforte, Alex Orciari al contrabasso e Pasquale Fiore alla batteria.

Il primo brano dell’album Swallows, si apre con un tema solo apparentemente semplice dove, nell’ inconfondibile stile hard bop, il fraseggio è sì serrato ma non irruente dove vengono valorizzate scale cromatiche, dolci e “soffiate”. Il tema si avvale di un muscoloso accompagnamento al pianoforte, dove Daclon da fondo ad uno stile percussivo ritmicamente sottolineato dal gioco delle spazzole di un perfetto Fiore alla batteria. Il quartetto dà vita ad un impasto sonoro rilassato, dall’atmosfera pacata e senza spigoli.

Se questo primo brano può essere considerato quasi la carta d’identità del quartetto, la sua cifra espressiva, il successivo, Fuori da Novara, propone un tema dalle frasi quasi slegate sorrette dall’efficace controtempo della batteria di Fiore, che in realtà accompagna il sax della Tomelleri fino alla completa esposizione del tema, fatto da frasi che scivolano via senza soffocare l’accompagnamento del piano e il gioco di rullante e piatti del brillante batterista. Il tutto a creare un climax, una progressione espressiva, che culmina con l’assolo di basso che ci accompagna al finale.

Più particolare la terza composizione, Drei Viertel 5, che oserei definire intimista, sorretta da atmosfere soffuse, che sembrerebbero preludere ad una classica ballad, con un tema che sboccia quasi in sordina, percepito ed espresso dal lirismo del pianoforte. Anche qui, credo, Sophia Tomelleri dia sfoggio di saggezza interpretativa non abusando della sua capacità e maestria, quasi non volesse stressare il suo strumento che con docilità si lascia lanciare in salti dal registro basso all’acuto.

Se come detto, il precedente brano sembrava accompagnarci verso la proposizione, irrinunciabile per ogni jazzista, della ballad, con il brano Ballad for G, oltre al titolo che la preannuncia, la Tomelleri ce ne offre un esempio con un pezzo lento e malinconico, che pone in risalto la compattezza e l’affiatamento dell’intero quartetto. Veramente degno di nota il “solo” del contrabasso di Orciari, che ci guida in un’atmosfera dai contorni rarefatti, quasi crepuscolari.

Jojo, il quinto brano di questo disco, è invece un pezzo carico di energia, dall’attacco originale fatto con salto di note quasi a ricordare il movimento del piccolo giocattolo da cui, credo, il titolo ispiratore. Anche qui l’interprete milanese da sfoggio della sua tecnica con un fraseggio brillante e dinamico, sorretto come sempre dalla versatilità ritmica della batteria che prelude al “solo” di pianoforte di Daclon, che non risparmia in vigoria con la sua mano destra.

Si potrebbe quasi parlare di un ritorno all’antico della saxofonista con il sesto brano, Takeaways, un pezzo melodico ben inseribile nella “tradizione” che evidentemente ha impresso il suo marchio nello stile e nelle composizioni di cui è autrice. Il tema è illustrato attraverso una linea melodica essenziale, direi “classica”, affidata al pianoforte di Daclon e alle note del sax che sprigiona un gradevole suono tondo e pulito. Se i tasti del piano vengono sollecitati da una mano destra sempre possente, al limite della percussione, non è da meno l’energia che sprigiona Pasquale Fiore con la sua batteria, dal tocco sempre originale. In definitiva un brano brillante, ma sempre molto controllato dove a dominare è l’equilibrio espressivo di ogni singolo componente il quartetto.

Quasi con un salto a ritroso, il gruppo ritorna ad una ballad dai ritmi lenti con These things you left me, dove a risaltare è il sax della Tomelleri in grado di esprimersi nello svolgimento del tema con un suono, potremmo dire, evocativo ed onirico. Devo dire che il brano, sempre comunque mai strabordante e dominato dall’equilibrio espressivo, si segnala anche per il “solo” di pianoforte dove con un uso essenziale dei bassi, si intreccia un accompagnamento ritmico eseguito da una mano destra sempre creativa. Anche in questo brano Sophia Tomelleri non appare mai invadente, confermando ancora una volta il perfetto affiatamento con i suoi compagni di viaggio. Bella la nota lunga del suo sax nel finale, come a chiudere la pagina dei ricordi.

In Sound sleeper, l’ottavo brano del disco, il gruppo trova il perfetto punto di unione fra tradizione e modernità, offrendoci un sound deciso e vigoroso dove ancora una volta la saxofonista da un misurato esempio della sua tecnica notevole, sprigionando un suono pulito ed essenziale, dove in pratica nessuna nota è mai di troppo. Insomma si potrebbe dire mai sopra le righe ma sempre nel rispetto di una sobrietà espressiva che contagia l’intero quartetto.

La coesione del gruppo, la sua personalità e più che altro la capacità espressiva utilizzando diversi stili, la si apprezza ancora di più nel brano conclusivo Ginetta, dove è evidente un richiamo allo swing e proprio nelle battute iniziali mi sono permesso di immaginare la presenza di un trombone che con la sua voce avrebbe dato maggiore profondità al pezzo, facendo risaltare maggiormente le costruzioni armoniche della Tomelleri.  Fiore, in completo dominio della sua batteria, trascina verso un orizzonte più largo il pianoforte di Simone Daclon nel suo solo. Il tutto all’insegna di una sobrietà e compostezza interpretativa, vero e proprio marchio di fabbrica di questo gran bel quartetto.

Stefano Ferrarese

genere: jazz
Sophia Tomelleri 4tet
These things you left me
etichetta: Emme Record Label
data uscita: 16 giugno 2021
musicisti: Sophia Tomelleri (sax tenore), Simone Daclon (pianoforte), Alex Orciari (contrabasso), Pasquale Fiore (batteria)
brani: 9
durata: 00:47:85
album: singolo

  

 

 

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