Riflessioni sulla sostenibilità: da quella ambientale a passepartout universale

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Di recente alcuni termini sono diventati di uso frequentissimo, soprattutto esistenziale. Uno di questi è l'aggettivo sostenibile, che ha il suo corrispondente sostantivo, più massiccio, nella cosiddetta Sostenibilità. Un concetto di stato che sta diventando, per fortuna, una pratica costante e indispensabile a scala universale, dentro le nostre medie e grandi azioni, e che ancora poco coinvolgono la piccola scala dei comportamenti personali, dai quali derivano, comunque, le grandi azioni.

Speriamo che non sia la solita moda, perché, almeno in questo caso, occorre pensare al di là di queste. Sostenibilità è una “parola magica”, oltre la relatività della contingenza. La sostenibilità, forse, ha un corrispondente storico nel preistorico spirito di Sopravvivenza, intesa come necessità di difendere e prolungare le antiche Comunità e anche la loro identità e . Ora vogliamo molto di più.
È vero, anche, che oggi la nuova sostenibilità deve difendersi da troppe condizioni avverse e nemici, prima di tutto da noi stessi. Esiguità residua delle grandi risorse, mentre anticamente sovrastava l'eccesso opposto di soffocante disponibilità naturale.

È importante riconquistare alcune certezze (sostenibilità prima di tutto), ed evitare, al tempo stesso, la rotazione fasulla e veloce di pseudo-parole magiche, che si susseguono velocemente, tramontando in breve lasso di tempo. Trucco ultimo della nostra epoca, che vuole rassicurarci solo con l'apparenza delle immagini, evanescenti e falsamente salvifiche, in effetti celate da interesse consumistico generalizzato.

È l'era delle icone, che prima stavano dietro le parole e che, invece, oggi si mettono davanti alle parole stesse, quindi davanti alla Letteratura, alla Poesia, espressioni alte della Civiltà umana, confondendo i linguaggi.
È l'era delle “falsità per disinformazione” dicono, anche su temi essenziali, che coinvolgono la nostra stessa esistenza, e nonostante che alcuni eventi ultimi – crisi economica del 2007/2013, Pandemia, guerra – ci siano cascati addosso a sorpresa, riportandoci addirittura indietro. Infilandoci dentro un finto pragmatismo di risposta, che, non è vero atteggiamento filosofico, ma che è, invece, “panico globale” mimetizzato, utilizzato da ignoti a propri vantaggi.

La sostenibilità sta assumendo sempre più una figura trasversale tipo passepartout universale, che da una sua iniziale veste solo eco-ambientale, sta attraversando decisamente tutti gli altri scenari della vita globale in un Mondo ormati squinternato, dove la Natura sembra che ci stia abbandonando. Per nostra colpa acceleratrice o per cambiamenti climatici ineluttabili, come alcuni scienziati dicono, salvandoci in corner?
E il in atto, nel quale stiamo inoltrando – dicono – potrebbe essere proprio l'ultimo, quello fatale.

Gli altri ambiti sempre più coinvolti del nuovo concetto di sostenibilità globale sono anche questioni di Società in generale e soprattutto generazionale; problemi impattanti di integrazione sociale, anche multi-etnica, multiculturale, connessa a grandi fenomeni di migrazione di massa, a scala mondiale, con strascichi culturali-multiculturali stratosferici. Di fronte a questi problemi nuovi e giganteschi, sembra giustificata la nostra smania dei viaggi nello Spazio, non solo per conoscere e dilatare le nostre tecnologie terrestri, ma anche per scoprire dove andremo a vivere in alternativa. Ovvero, più semplicemente, per scaricare le nostre colpe represse.
Tutti temi aggiunti, che comportano grandi impatti nei confronti della sostenibilità aumentata, alla pari o forse superiori agli stessi impatti eco-ambientali globali.

Quindi questioni di fluttuazioni demografiche, in positivo e in negativo, che creano situazioni di densità e di rarefazione, divaricazioni sociali, economiche e di sviluppo divaricato, e con solo in termini di nuova stratificazione sociale. Con l'ampliamento sempre più differenziato tra ricchi e poveri, interni a medesime aree, ovvero anche tra aree lontane, dense e rare.
È opportuno rammentare, al proposito, che ogni differenza e divaricazione, soprattutto di tipo sociale-economica, crea flussi inevitabili, determinando impatti invisibili, ma di enorme portata.
L'economia globalizzata degli ultimi decenni si sta frantumando – soprattutto con gli ultimi colpi di pandemia e guerra/e – ritornando a delocalizzare e ri-frazionare lo spazio. Comunque continuando ad omologare ed appiattire. Proseguendo, nonostante tutto, a proporre il “superfluo contemporaneo” dell'usa e getta.
Quindi differenziazione per livelli di istruzione, questione che diventa rilevante soprattutto in un momento in cui il digitale accelera, creando nuovi modi di pensare, e con nuovi linguaggi, non solo nell'ambito delle conoscenze specifiche, ma anche di quelle generali, veicolate dalle stesse tecnologie.

Le guerre, di evidenza vicina anche europea-continentale, o quelle più lontane e dimenticate. Il massimo possibile della distorsione umana, ed anche di corrosione-distruzione dell'articolazione del naturale, sempre più in crisi per fatti propri.
Eccetera, eccetera.

Qualche ambientalista ha chiamato i grandi effetti del cambiamento, della sfera eco-ambientale-climatica, e non solo per quanto detto, “Yper-oggetti” (mega-eventi), per indicare alcuni fenomeni di dimensioni talmente grandi, da non poter umanamente interferire, e che ci sovrastano per “Natura fatalmente invadente”, cui comunque aggiungiamo di “nostro” in misura significativa (comprendiamo in questo anche i grandi flussi e le migrazioni in evitabili, per esempio).

La stessa sostenibilità, al limite o per assurdo, potrebbe essa stessa diventare una/la fase ultima della sostenibilità universale. La sostenibilità dell'Apocalisse. Un po' come il concetto della battaglia ultima dell'Armageddon.
Ovvero anche utilizzando il nostro concetto più semplice, perché meno misterioso, della Fisica dimostrata, per esempio dell'Entropia, come magma indifferenziato senza più energia da spendere. Ormai insensibile e non produttiva.

Se davvero volessimo dare la vera importanza e supremazia al termine  sostenibile, dovremmo, allora, capovolgere la situazione e considerare nuovi termini, in numero assolutamente ridotto ed essenziale davvero, sottratti dalle mode ricorrenti. Magari come semplici aggettivi “aggiunti/aumentati” al termine di Sostenibilità-Madre.
Non usare, per esempio, il concetto di “Rigenerazione sostenibile”, ma “Sostenibilità rigenerativa”. Non sostenibile, ma Sostenibilità creativa, e così all'infinito. In sostanza un modo per dare visibilità prioritaria al concetto della sostenibilità.

Sostenibilità non più aggettivata, allora, ma oggettivata, con tutti gli altri concetti-mode semplicemente aggettivate. Gli aggettivi cambiano con la velocità della luce, mentre il concetto-base rimane.
Come dire che il presente diventa un processore simil-digitale, che sviluppa formule solo per il futuro. Il presente è un trampolino di lancio. Il passato cultura che da sotto pelle si trasforma in una serie di sensori per non sbagliare più.

Gli algoritmi sono essi stessi una semplificazione senz'anima. Sono utili, ma come componenti di supporto al pensiero che sintetizza ad una scala superiore. Dobbiamo recuperare l'intelligenza umana, quella che viene dalle sinapsi biologiche, antiche, divine.

La sostenibilità  è stata, in effetti, una rivoluzione totale necessaria, che doveva arrivare. Deve “modificare” il nostro modello mentale generale, adattandolo alla continuità degli eventi e dei tempi, senza resistenze o titubanze, salvo rimettere il tutto agli ineluttabili cambiamenti glaciali di sempre. Nata non casualmente, la sostenibilità, dobbiamo assumerla come risposta inevitabile all'aleatorietà dell'incertezza del presente.

Prima le risorse ritenute inesauribili, erano proiettate senza riserbo, con necessità inevitabile, ora, di tornare indietro, come detto. Tenendo presente, comunque, che la vera risorsa inesauribile è la nostra capacità intellettiva, sapientemente aggiunta alla coscienza umana, visibile o non visibile.
Abbiamo eroso, in termini egoistici, effettive possibilità di futuro. La follia non è solo quella manifesta, che sta negli ospedali psichiatrici. C'è anche la follia della razionalità pura, che pretende di giocare con le tante forme di infinito inesauribile. Forse la verità “vera“ è che non esiste nessun infinito, così come, per la verità, non esiste nessun sostenibile infinito. Dobbiamo comunque tentare, poggiando saldamente i nostri piedi su terreni gravitazionali certi.
Il nostro mondo fisico si stringe sempre di più, mentre si apre un Universo solo utopicamente possibile.

Prima l'Utopia riguardava principalmente la Città, come nucleo essenziale di vita. Il contesto territoriale, poi reso vasto e poi planetario-globalizzato era solo un riferimento inter-scalare, vuoto. Oggi, dopo un apparente interesse di territorio (vasto), ogni scala perde la sua referenzialità.
Il territorio ritorna ad essere un concetto astratto. Le città vi si rivolgono, ora, con una logica diversa.
Città, Metropoli, Megalopoli, Yper-Città, Città-Mondo. Con un vago senso di invasione digitale, le città iconiche mondiali si rivolgono alla intelligenza artificiale delle relazioni senza confini reali. Riutilizzando il territorio, reale e/o virtuale, come nuovo magma indifferenziato di mega-città impazzite?
La sostenibilità aumentata (cioè quella onnicomprensiva) a quali sfere astratte e contesti reali dovrà riferirsi? Dovrà, forse, ancora fare un bell'integrale matematico, sperando di poter comprendere tutta la proiezione di futuro possibile.

L'universo, del resto, non è ancora un referente. È il vuoto per eccellenza, nel quale stiamo cercando, ora, l'impossibile. Quasi come astrazione concettuale oltre il limite, assoluta, per liberarci dal nostro panico contemporaneo. Che è anche il risultato dell'attuale globalismo vacillante, che sembrava averci dato sicurezza anche psicologica. E tutto sembra ora saltare in aria.

La sostenibilità complessa l'abbiamo fatta derivare molto spesso da vari modelli analogici, per offrire immagini comprensibili, comunque offrendo idee reali, quasi celando la virtualizzazione dei concetto, ai quali non siamo ancora del tutto avvezzi.
Dal modello bio-organico (il corpo umano), vengono fuori le similitudini migliori, perché, comunque sia, il nostro è il riferimento oggettivo a noi più vicino.
Quindi i modelli naturalistici, di vario tipo. La Natura è un esempio ottimo, perché è a questa che dobbiamo comunque tendere e tornare.
Poi ci sono le similitudini della Fisica, anche quelle derivanti dalla tecnologia più sofisticate degli ultimi orizzonti scientifici. Fisica, macro-medio-micro.
Altri riferimenti, capaci, comunque, di avvicinarci alla complessità delle problematiche in atto.
Diversamente ogni idea di sostenibilità volerebbe nella sfera di un divino non-divino, mentre il rapporto con l'umano ci assicura, ancora per poco, l'illusione dell'aggancio al nostro processo evolutivo presuntuoso.

I modelli bio-organici sono circuiti complessi chiusi, dove una serie di bio-organi interagiscono tra loro, mettendo in equilibrio interno l'intero corpo, che si caratterizza come un unicum funzionante solo nel suo insieme. Oltre il quale non può andare. C'è la morte inter-organica.
I bio-organi non ricrescono. La nuova Scienza può sostituirli, con trapianti di bio-organi compatibili, ovvero con inserimento di organi artificiali (bionica). Questo allunga la vita, ma non risolve la vita.
Il progresso dell'ultima frontiera dell'ingegneria genetica (il Crisp, per esempio, di inserimento diretto nel DNA), apre la possibilità di entrare in un concetto più ampio e misterioso, dentro l'origine della materia stessa. Nel contempo offrendo un ampliamento inusitato alla similitudine con la sostenibilità totale, perché entra più dentro possibile nei gangli essenziali della vita complessa.
Ma è anche vero che il modello bio-organico della sostenibilità non è infinito, anche perché i tempi del progresso scientifico potrebbero non essere congruenti a quelli della crisi globale dell'intero sistema planetario dentro il quale viviamo, con incertezza pericolosa.

Esiste la similitudine con i vegetali, fra tutti con il modello-albero.
L'Albero è un sistema vitale semplice. Non è dotato di organi a circuito chiuso, ma è un sistema, viceversa, reticolare ad espansione continua. Lineare ramificata teoricamente infinita.
Da una parte le radici, dentro il terreno profondo alla conquista della crosta terrestre, praticamente senza ostacoli, anche spaccando le rocce più dure, dall'altra il tronco, i rami, le fronde, che si aprono liberamente nell'atmosfera, conquistando spazio aereo ed immettendo ossigeno.
Utilizzano le energie solari, per creare una chimica interna, senz'altro a ciclo chiuso.
Tagliare rami, foglie o parte delle radici, non significa uccidere l'albero, perché può ricrescere e svilupparsi più di prima. Il flusso delle risorse, CO₂-ossigeno è chiuso e rinnovabile. Più sostenibile di così!
L'albero è la massima esemplificazione delle circuito vitale perfetto. In un certo senso lo dimostrano gli anelli di crescita del tronco. Come esplicitazione massima del segreto della vita sulla terra.
Le relazioni chimiche interne, nel profondo della terra, dimostrano non solo la loro circolarità di rinnovamento minerale, ma anche un dialogo ancora misterioso di Comunità arborea. I boschi si parlano.
L'albero, senza devastazioni umane, vive più a lungo. Per eliminarlo dobbiamo tagliare la base del tronco, dove sembra esserci il flusso (“cuore”?) dell'intero processo vitale.
Il modello-Albero appare più pertinente alla sostenibilità naturale, anche perché la popolazione arborea è di gran lunga più numerosa di quella umana. Resistenza sostenibile massima.

I modelli tratti dalla Fisica, per il fatto di provenire da un processo mentale sperimentato, quindi di massima razionalità umana, offre i riferimenti più numerosi. Apparentemente più garantisti.
Uno per tutti, emerge la recente similitudine della ormai famosa “”, intesa come capacità dei materiali di assorbire urti senza rompersi, quindi potendo ritrovare un nuovo e diverso equilibrio di adattamento. Tale capacità dei materiali singoli, è estendibile ai “Sistemi naturali complessi”, che più o meno di quelli artificiali, consentono alla mente umana di aggiungere alla classica “progettualità” anche la “flessibilità” adattiva secondo esigenze ed emergenze.
Sostenibilità e Resilienza sono l'una dentro l'altra, in maniera reciproca e circolare. Una reazione positiva e ri-equilibratrice rispetto agli eventi imprevisti.
Anche se ultimamente sembra che la stragrande potenza degli eventi naturali stia superando ogni capacità adattiva umana e naturale.

L'Universo è ancora troppo grande e sconosciuto per entrarvi con uso alternativo. Di resilienza compensativa a grande scala? Anche se, almeno nel raggio satellitare corrente, alcune azioni resilienti possono essere senz'altro già immaginate, oltre quelle già implementate.
Sorge il dubbio fatale sul limite della resistenza adattiva “continua” della resilienza dentro il concetto più generale della sostenibilità, e sui tempi che l'Entropia ci consente ancora – minaccia incombente (con l'entropia entriamo nel clou della Fisica).
La questione, piuttosto, è fino a che punto e tempo possiamo allungarci o adattarci. Sostenibilità di ogni sostenibilità. Contenitore-contenuto.
L'Entropia è lenta, fine, dolce, piatta. La sostenibilità vi combatte, ma alla lunga nulla potrà.

Usare, allora, tutti i sistemi possibili per adattarla alla umanità ancora disattenta. Soprattutto, allora, rigenerazione, pre-natale, natale, con esigenza non tanto di imparare tutto d'accapo, ma come “punto è a capo”, con le migliori intenzioni di guardare con occhi nuovi.
Come concetto sostanziale di modifica dei sistemi, oltre che di semplice adattamento.
Si introduce, inevitabilmente, il terzo elemento di massima rilevanza umana, necessario e sufficiente rispetto agli altri sopra citati, della cosiddetta creatività, come esercizio di fantasia (questa sconosciuta, perlomeno oggi), che viene prima dell'Innovazione, da considerare solo come applicazione conseguente.
Gli algoritmi sono un'analoga semplificazione operativa della intelligenza umana, che deve, però, tornare ad esprimersi con propria potenza di origine, con l'invenzione di una nuova “Ruota primordiale”.
I fenomeni dispersivi entropici dovranno essere affrontati con un atteggiamento rivoluzionario tout court, non delegando solo a Scienza e Tecnologia. Non individualizzando o addirittura singolarizzando. Comunità nuova di futuro prossimo possibile. Nemmeno settorializzando, come al solito, le singole discipline, come ambiti autonomi, ma riconducendo la Conoscenza e la fantasia che l'accompagna, in una maggiore unità sincrona.

Un diverso uso e connessa manutenzione anche sulla vecchia macchina della Società, anche riportandola alla sua Naturalità applicata ad una umanità nuova, come idea non soggiogata. Le energie naturali – soprattutto sole e vento – non vengono fuori dalla terra solida, come le altre risorse, e sono, quindi, il modo migliore di “risparmio netto” sulle risorse minerali. Che devono riposare (rigenerarsi?).

Ogni ciclo di vita bio-organica è derivata dal ciclo del carbonio, proveniente dalla Terra o dallo Spazio. Non “mineralizziamo” tutto, compresa la risorsa alimentare bio-organica, con processi di allevamenti intensivi ed altro – è uno dei motivi più pesanti del degrado entropico globale. E così via.
Sintetizziamo, invece, tutte le possibilità “possibili”, come avevano fatto, dopo il Big Bang, gli elementi semplici, unendosi e formando i minerali complessi. Facciamolo, ovviamente, anche idealmente.

La Sostenibilità, fenomeno sempre più globale, che coinvolge l'intera sfera della attività umana, ha, allora, i suoi nemici? Oltre ai nemici già citati, occorre pensare al nostro Sistema produttivo-industriale, non solo attuando in pieno il 4.0, ma anche andando oltre.
L'industria si è delocalizzato e disarticolato in tante sezioni diffuse, prima tra loro incastrate. Anche espandendosi in territori lontani, dotati di maggiori vantaggi, compreso il basso costo del lavoro. Una specie di nuova “colonizzazione“ industriale.
Le nuove abitudini alimentari di una nuova agro-industria devono riavvicinarsi alle vocazioni originarie di Natura, se non di territorio (senza sbandare verso Sistemi di autarchia territoriale alimentare essenziale). Al Nord mangiano i piselli del Sud e al Sud quelli del Nord – circuiti esagerati, perdendo gli originari presupposti di prossimità. Est modus in rebus. I Latini avevano un loro saggio senso di Sostenibilità.

Sembra che debba essere rifondata in termini di sostenibilità aumentata anche l'astrazione massima dell'Etica, in quanto senso impalpabile delle coscienze collettive. Sostenibilità dell'Etica come guida inconscia.
Facciamo presto tutti insieme. Andiamo nella palestra della Sostenibilità che non è più una disciplina ma un sentimento-guida assoluto. Può darsi che anche i sistemi entropici mostreranno una più lunga adattabilità, una loro resilienza specifica ancora ignota, pur anche la loro poesia, la loro Sostenibilità interna. Ovvero la loro umanità allargata.

Non usiamo più tanti termini nuovi, solo per moda. Quelli che si sono sono già sufficienti. A parte la sostenibilità, includiamo nel nostro lessico ciclico, anche mentale anche la Rigenerazione e Creatività, e basta! Tutto il resto è inutile e sovrabbondante.
Non abusiamo nemmeno sull'uso generalizzato di questi termini.
Spesso utilizziamo, con superficialità esagerata, lo stesso aggettivo di sostenibile, per giustificare, anche astrattamente, quello che proponiamo e vorremmo che fosse accettato ad occhi semi-chiusi. Una specie di garanzia per andare avanti nel nostro consumismo.
Ciò è possibile anche perché la sostenibilità, quella aumentata, non è ancora del tutto misurabile. Esistono solo sistemi di misura per le sostenibilità ambientali, e/o quelle industriali per evidenziarne i bilanci eco-ambientali interni, diretti, indiretti, o in termini anche di credit-ambientali cedibili ad altri. In termini di compensazione accettabili, ma, ovviamente, a termine.
Ma non esistono ancora sistemi certi di valutazione di misura di tutti gli altri aspetti generali, pure significativi, di Sostenibilità aumentata. Questo consente, ovviamente, come detto, la possibilità di evadere il concetto stesso di sostenibilità generale.

Eliminiamo, nel contempo, ogni pseudo-metodo disciplinare, uniformato a concetti ristrettì. Usiamo anche gli algoritmi, ma che non siano troppo semplificati e riduttivi. Lasciamo, libero il campo alla possibilità relazionale massima, in termini di sistemi complessi, e di pensiero libero.
La sostenibilità aumentata deve saltare le fasi circoscritte ed affrontare in modo culturale l'intera questione. Questa può essere la vera conclusione o sintesi unitaria dell'intero tema affrontato. Sostenibilità culturale, ovvero Cultura aumentata della sostenibilità aumentata.
Diversamente finiremmo per cadere, ancora una volta, nel tranello della cultura elitaria, che è anche quella delle mode, della sostituzione dell'immagine alla parola e, ancora peggio, al pensiero.

Proviamo a ricostruire i nostri piccoli comportamenti (sostenibili), come una specie di gioco di società, prima nei piccoli circuiti di casa, di quartiere, con bilanci sostenibili ristretti, destinati ad allargarsi nei nostri incontri e relazioni interpersonali. Per arrivare al cosmo.
Alludiamo anche al sistema delle Reti e/o alle Reti delle Reti, come una ri-appropriazione culturale non più subita, per esempio nei talk show in voga e nei social governati. Quindi nei telegiornali dei titoli-slogan studiati come comunicazioni immediate, divaricate e divaricanti.
La moltiplicazione di tante sostenibilità uccide la vera sostenibilità, quella che  sta dentro l'Entropia universale, come detto. Solo la cultura non ha entropia.
La questione, inizialmente generazionale, si trasforma, allora, in “umana” totale. Una nuova Bibbia comportamentale, ovvero quella sacra dell'ultimo stadio. Il cambiamento ambientale climatico planetario, con cataclismi conseguenti sempre più intermittenti, è solo un preludio alla insostenibilità. Tuoni e fulmini ancora relativamente lontani.

E alla fine torneremo ancora una volta (che noia!) sul tema della Città.
La Città sostenibile, perché è nella Città che il concetto di sostenibilità è più chiaro. Però, per quello che abbiamo detto, la totalità del significato globale di sostenibilità nella città ormai si perde. Il Pianeta diventa la Città globale, come le stelle si perdono nell'assoluto dell'Universo. Anche, se poi, sono proprio i “punti” delle stelle a darci un minimo di riferimento nell'infinità dell'Universo, che senza stelle scomparirebbe alla nostra vista. Un vuoto assoluto terrificante.
State tranquille Città! Siete ancora determinanti. Senza i vostri accumuli di quale sostenibilità parleremmo?

Eustacchio Franco Antonucci

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